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"Una manovra distante anni luce dalla realtà sociale ed economica del paese". Il Domenicale di Controlacrisi, a cura di Federico Giusti
La manovra economica è in arrivo, l'accordo tra le forze della maggioranza pare raggiunto. Ma sullo sfondo della legge di bilancio una situazione sempre piu' caotica e preoccupante con migliaia di esuberi annunciati e l'incognita Ilva. Senza annoiare i nostri lettori vogliamo focalizzare l'attenzione solo su alcuni punti.
Cala il potere di acquisto dei salari e delle pensioni. L' andamento del reddito familiare fotografato dall'Istat e relativo al 2017 aiuta a comprendere la situazione con i redditi da lavoro autonomo e quelli da pensioni e/o trasferimenti pubblici in lieve crescita, i redditi da lavoro dipendente in diminuzione dello 0,5%, i redditi da capitale in crescita del 4,4%. E quando parliamo del reddito familiare dovremmo riferirci al potere di acquisto reale che, nel caso dei pensionati, regge perchè l'importo previdenziale ancora per pochi anni sarà di non molto inferiore ai salari. Ma tra tra un paio di lustri ci ritroveremo con pensioni falcidiate da pochi contributi e un importo decisamente basso e tra 15\20 anni i pensionati non fungeranno piu' da ammortizzatori sociali per i loro figli come accade ora.
La disuguaglianza non si riduce anzi si acuiscono le differenze sociali ed economiche se pensiamo al reddito totale delle famiglie più abbienti sei volte superiore a quello delle famiglie più povere. Un po' come accade nelle dinamiche salariali o nelle aziende in crisi che mandano a caso i dipendenti ma liquidano, con centinaia di migliaia di euro, i managers premiati per avere dirottato utili e dividendi dalla produzione agli azionisti.
Nel 2018, il 20,3% dei residenti in Italia, ossia quasi 12 milioni e 300 mila tra uomini e donne, è a rischio povertà, il loro reddito netto non cresce e si ferma a 842 euro al mese, praticamente poco piu' di 10 mila euro annui.
Il Meridione continua ad accumulare ritardi e aumenta la fascia di povertà che solo in un anno passa dal 33,1% a 34,4% nel 2018.
Nell'Italia dei bonus accordati a casaccio e dei quali spesso beneficiano redditi medio alti, nel paese che preferisce i bonus alla costruzione degli asili nido o che parla di famiglia senza mai accordare misure di welfare adeguate, sono proprio i nuclei con due o tre figli ad avere maggiori difficoltà mentre la crisi ormai riguarda anche le famiglie costituite da una sola unità
Non corrisponde a verità che le tasse siano aumentate, da due anni almeno l’aliquota media del prelievo fiscale a livello familiare rimane al 19,5%. Quando si parla di riduzione delle tasse spesso si nasconde un'altra verità: drenare soldi dal pubblico al privato come nel caso della sanità e della istruzione con l'impoverimento progressivo delle strutture pubbliche.
Il costo del lavoro, al pari dei salari, diminuisce, la flessione è dell'1,2% determinata dai minori contributi a carico del datore di lavoro (-1,8%) con conseguente riduzione del cuneo fiscale e contributivo (-1,4%).
Gli investimenti fissi lordi e netti sono in calo, la crescita media delle famiglie è assai piu' contenuta, praticamente immobile, di quanto accada in altri paesi europei, i posti di lavoro creati sono ancora in buona parte determinati da tempi determinati, i salari del pubblico e del privato al netto del potere di acquisti quasi stagnanti
Riuscirà la Manovra economica ad adottare misure atte ad affrontare questi problemi? La risposta è negativa e i problemi irrisolti acuiranno disuguaglianze e contraddizioni.
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