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"Def piegato al consenso elettorale". Il giudizio della Cgil consegnato alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato
“Nonostante il Governo certifichi gli errori fatti sulle stime di crescita e l‟eccesso di ottimismo nelle valutazioni di impatto delle misure messe in campo con la legge di bilancio 2019, conferma le scelte fatte e procede con misure economiche piegate al consenso elettorale”.
Lo afferma la Cgil nel documento illustrato ieri dalla vicesegretaria generale della Cgil Gianna Fracassi alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato in occasione dell‟audizione sul Documento di economia e finanza 2019. Per la Confederazione, il ministero dell‟Economia “non mette a fuoco tutte le cause della recessione italiana”, sottovalutando “il vero motivo della bassa crescita, ossia la scarsa domanda interna”. “Lo sviluppo del Paese viene affidato al „Decreto crescita‟ e allo „Sblocca cantieri‟, ovvero - sottolinea - a
incentivi e deregolazione, il cui impatto stimato dallo stesso Governo è appena di un decimale di Pil per l‟anno in corso e due decimali per il 2020”. La strategia economica del Governo conferma, secondo la Cgil, “i lineamenti di quelle precedenti: svalutazione competitiva per aumentare le esportazioni. La crescita dei redditi da lavoro è programmaticamente stabilita al di sotto dell‟inflazione e della produttività nominale. Il tasso di disoccupazione programmato crescerà nel 2020 all‟11,2% e al 2022 sarà ancora al 10,7%”.
Preoccupazione viene inoltre espressa in merito alle risorse necessarie per le misure annunciate e per le riforme elencate dal Pnr: “non si capisce da dove si prenderanno”, intanto “si prefigurano altri tagli alla spesa pubblica, a partire da sanità e pubblico impiego”. “Insufficienti gli investimenti pubblici per generare nuova crescita. L‟Esecutivo infatti - evidenzia il sindacato di corso d‟Italia - prevede solo 1,3 mld per il 2020 e 1,6 per il 2021. L‟incremento delle risorse dovrebbe portare programmaticamente il peso degli investimenti pubblici al 2,6% del Pil nel 2022, mentre erano il 3% nel 2007”. Pochi investimenti anche per il Mezzogiorno “sembra mancare un insieme organico di politiche per il Sud, mentre si ricorre ancora a una logica di mera incentivazione finanziaria”. Per la Cgil, così come proposto assieme a Cisl e Uil nella piattaforma unitaria, serve “programmare un graduale incremento degli investimenti pubblici fino al 6% del Pil per infrastrutture sociali, energetiche e digitali”. Infine, il sindacato guidato da Maurizio Landini boccia l‟introduzione della nuova flat tax e chiede una vera riforma fiscale, una svolta nella lotta all‟evasione, e l‟introduzione di un‟imposta progressiva sulle grandi ricchezze. In particolare sulla cosiddetta „tassa piatta‟ la Cgil sostiene che “passare da un sistema multi-aliquota, che dovrebbe essere corretto e più progressivo, ad un sistema con una o due aliquote, finanziando la modifica con la riduzione delle spese fiscali, non può generare maggiori vantaggi per lavoratori e pensionati rispetto ai redditi più alti”. “La riforma fiscale - conclude il sindacato - è un tema di grande importanza che non può essere affrontato con miopia e velleità elettoralistiche, merita un tavolo partecipato da tutte le organizzazioni sindacali".
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