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Ucraina, il dossier Donbass, la lotta alla corruzione e i colpi della crisi economica: i nodi che dovrà sciogliere Zelensky
Il comico televisivo Volodymyr Zelensky, grande favorito prima del ballottaggio con Petro Poroshenko, ha confermato la sua popolarità in Ucraina grazie alla larghissima vittoria conseguita il 21 aprile. A spoglio ormai quasi ultimato, il 73 per cento dei consensi rappresenta un dato clamoroso per un candidato senza alcuna esperienza politica e che ha annunciato l’intenzione di correre per la carica di capo dello Stato solo il 31 dicembre scorso. Zelensky ha sfruttato a pieno la profonda delusione dell’elettorato ucraino su due temi molto delicati: la lotta alla corruzione e le difficoltà della crisi economica. Ora il nuovo traguardo sono le elezioni politiche di ottobre. 

Il primo disegno di legge che Zelensky dovrebbe presentare al parlamento sarebbe quello “Sulla democrazia”, in cui venga identificato una procedura semplice e chiara per i referendum e contenga le misure per la rimozione dell’immunità per i magistrati, i deputati e lo stesso capo dello Stato. Sul piano economico si dovrebbe procedere ad una amnistia fiscale del cinque per cento, una tassa sul capitale e all’istituzione del Servizio di intelligence finanziario, con partenza dal 2020. Il presidente intende procedere inoltre alla rimozione e alla sostituzione di alcune importanti cariche dell’amministrazione statale, dai direttori del Servizio di sicurezza al Procuratore generale ucraino. Le aspettative della popolazione sul piano economico e della lotta alla corruzione costringeranno poi Zelensky a mettere mano ai difficili equilibri fra apparati della magistratura, compreso l’Ufficio nazionale anticorruzione e la neonata Alta corte anticorruzione, i cui meccanismi di funzionamento costituiscono tuttora uno dei punti deboli dell’Ucraina agli occhi delle organizzazioni finanziarie internazionali.

Il capitolo relativo ai rapporti con la Russia, alla questione della Crimea e al conflitto nel Donbass resta infine di primaria importanza. Mosca non ha evidentemente accolto con dispiacere la sconfitta di Poroshenko, che negli ultimi mesi ha brandito la carta nazionalista e militarista in cerca di consensi. Al contempo, il Cremlino ritiene prematuro ipotizzare l’eventualità di un dialogo fra Zelensky e Vladimir Putin, seppure le moderate aperture del presidente eletto e la volontà di riprendere la strada dei negoziati costituisca una decisa inversione di tendenza rispetto al passato. Zelensky ha annunciato il proseguimento del processo di Minsk e del confronto nel quadro del Formato Normandia, mettendo in evidenza la necessità di impiegare tutti i mezzi pacifici in possesso di Kiev. Gli sforzi diplomatici dovranno essere indirizzati anche alla consegna dei prigionieri ucraini attualmente detenuti in Russia, compresi i marinai fermati e arrestati nello Stretto di Kerch lo scorso novembre.

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