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"25 aprile e Primo Maggio: non serve la foglia di fico. Di parole se ne sono spese troppe. Ora servono i fatti". Il Domenicale di Controlacrisi, a cura di Federico Giusti
La debolezza economica di un paese è sempre foriera di sventure, per esempio diventa impossibile sottrarsi ai ricatti delle multinazionali e del Fondo Monetario che scrivono l'agenda delle priorità.
A leggere l'ultimo rapporto Ocse si evince la scarsa considerazione in cui viene tenuta l'Italia dall'Ue e dal potere economico e politico, il che potrebbe anche rendere onore alla politica di un Governo eletto dal popolo in antitesi ai diktat della troika ma tanto coraggio e autonomia non si addicono all'esecutivo Conte.
Per quanto ne dicano Salvini e Di Maio, l'attuale Governo si è mosso per compiacere gli industriali (decreto sblocca cantieri, riduzione delle tasse sulle imprese) e per addomesticare l'opinione pubblica con il sovranismo di carta e soprattutto la campagna contro i migranti attraverso cui veicolare paure e fragilità sociali. Poche idee ma il saldo controllo dei media ...
Il reddito di cittadinanza alla fine scontenterà molti, non saranno incrementate le pensioni se non a un numero esiguo di quanti in teoria ne avrebbero diritto, si penalizzano i poveri del Nord, non si rilanciano politiche attive del lavoro, non si utilizza la formazione come strumento per riqualificare il personale, pochi e rari investimenti tecnologici per il rilancio dell'economia.
Non saranno i robot a distruggere i posti di lavoro come non bisogna considerare l'algoritmo causa dello sfruttamento, piuttosto contrastare l'utilizzo della tecnologia per accrescere i profitti e abbattere il costo del lavoro, per accrescere la quota di plusvalore, entra in gioco la politica, quella politica ormai avulsa da investimenti, programmazione e progetti a medio e lungo termine. La tecnologia potrebbe servire per ridurre l'orario di lavoro a parità di salario e aumentare gli occupati ma queste scelte risultano in antitesi ai profitti capitalistici-
Le indicazioni Ocse hanno diversi punti in comune con il programma del Pd (il partito che negli ultimi anni ha incarnato la politica europea del capitale avvicinando le classi sociali subalterne alle destre), l'Ocse intima all'Italia le solite riforme strutturali (cancellare per esempio ogni controllo pubblico sull'economia, anzi quel poco che ne resta dopo anni di liberismo), aggredire il debito con maggiore tenacia il che poi si traduce in contrazione della spesa pubblica, ridurre l'importo del Reddito di cittadinanza, innalzare l'età pensionabile bocciando anche la sperimentazione triennale della quota 100, rivedere lo sblocca appalti per garantire non tanto il rispetto delle norme anticorruzione e le clausole sociali per la forza lavoro ma nell'ottica di salvaguardare i principi della libera concorrenza, un piano di grandi opere pubbliche senza dimenticare la cura del territorio, investire nella raccolta differenziata dei rifiuti, ridurre il cuneo fiscale per imprese e bassi redditi evitando l'applicazione della flat tax.
I richiami dell'Ocse sono ben precisi, si gioca una partita importante sullo sfondo delle prossime elezioni europee, i sovranisti di carta dietro al loro nazionalismo da operetta hanno in mente modelli sociali ed economici confusi che ricordano il liberismo piu' sfrenato temperato da una idea di stato sociale per molti versi simili a quella del fascismo con la onnipresenza dello Stato e del Partito nell'occupare ogni spazio possibile della sfera pubblica. Dall'altra parte un Partito democratico che parla di Grandi opere, di innalzare l'età pensionabile, di salvaguardare il welfare ma con riforme istituzionali che poi sono quelle dettate dal FMI. Se questi sono gli scenari non potranno che aumentare i non votanti.

Sicuramente alternativa non sarà quanto resta della sinistra radicale (si fa per dire) ormai ai margini di tutto, anzi ad elemosinare candidati propri nelle liste civiche alle elezioni comunali, liste gestite dal Pd che nelle comunità locali si presenta senza il simobolo ufficiale (sarebbe controproducente ) puntando sulle grandi coalizioni per "fermare le destre". E movimenti sociali e sindacati di base? Coraggiosi ma frammentati, sicuramente i soli a contrastare Governo e derive securitarie ma senza una strategia complessiva e soprattutto una visione di insieme.

Quanto accade in queste settimane in Italia e in Ue rischia di indebolire ulteriormente l'economia del nostro paese ove abbiamo i sindacati piu' arrendevoli d'Europa, disposti a tutto per tutelare i loro ricchi centri servizi. Quando si dice che in Italia manca la sinistra commettiamo un grave errore, non manca tanto la sinistra quanto un sindacato conflittuale che anteponga la tutela dei lavoratori e delle lavoratrici alla salvaguardia dei propri spazi di potere (caf, patronati, enti bilaterali, fondi previdenziali e sanitari legati ai contratti). Da qui bisogna ripartire, non dai lamenti o dai luoghi comuni salottieri, in Italia il sindacato cosiddetto maggiormente rappresentativo non rappresenta piu' gli interessi reali dei lavoratori, anzi alla fine li spinge verso i rassicuranti (si fa per dire) lidi della reazione , della xenofobia, del sovranismo di carta perchè non contrasta le politiche securitarie e sottoscrive accordi nazionali senza accrescere diritti e salario. E' questa la nostra riflessione in vista del 1 Maggio, consapevoli che non serva la foglia di fico del 25 Aprile ma una presenza costante nei quartieri e nei luoghi di lavoro, non il richiamo ai valori del passato ma pratiche reali nel presente. Di parole se ne sono spese fin troppe, ora servono i fatti.

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