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"Quell'orda di elettori che sciama tra una promessa all'altra alla ricerca del miglior picconatore". Intervento di Gianni Marchetto
Alcune considerazioni sulle elezioni europee proposte da Gianni Marchetto. 

Come è andata nelle elezioni (da un post di Franco Astengo di Savona)
• Per tutta la giornata è stata venduta la favola della crescita della partecipazione. In realtà anche rispetto alla già deprimente partecipazione al voto del 2014 verifichiamo un ulteriore contrazione. Le europee si sono ancora una volta rivelate, in Italia, assai  poco attrattive per l’elettorato. Scrivo quando sono noti i dati di 61.403 sezioni su 61.576 (quindi al 99,7% dello  scrutinio). I voti validi in questo momento sono stati 26.591.383 pari al 53,93% del totale degli aventi diritto. Nell’occasione delle elezioni europee del 2014 (quelle dell’illusorio 40% del PD) i voti validi furono 27.448.906 pari al 54,17%. Alle politiche dell’anno scorso questa cifra si impennò fino a 32.841.705, al 70,61%. Rispetto alle politiche 2018 mancano quindi il 16,68% dei voti, circa 2.970.000 unità. Numeri da rendere improbabile qualsiasi raffronto ragionato. Tra le europee 2014 e quelle 2019 ci sono circa 900.000 voti validi in meno.

• La spaccatura dal punto di vista geografico non è mai stata così netta. L’Italia appare seccamente divisa in due con interessi divaricati che nessun contratto di governo potrà saldare;

• È completamente sparita la Sinistra: la lista Tsipras nel 2014 ottenne 1.108.457 voti superando il quorum; alle elezioni politiche del 2018 LEU ebbe 1.114.799 voti e Potere al Popolo 372.179 suffragi. Adesso la Lista della Sinistra ottiene 463.620 voti. La differenza
non pare sia passata al PD che, come già segnalato, non cresce in cifra assoluta. Aumenta la propria quota il “Partito Comunista” nostalgico dell’URSS e vicino alla Corea del Nord passato da 106.816 voti a 233.522: un aumento esiguo però per indicare un passaggio tra la Sinistra e il Partito Comunista (anche se un minimo di “effetto simbolo” lo si può riscontrare. Parlare di “ricostruzione” nell’ambito della sinistra e di superamento delle soggettività esistenti pare in questo momento un discorso di estrema attualità;

• Del tutto inconsistente la presenza elettorale dell’estrema destra. Casa Pound scende da 322.432 voti (politiche 2018) a 88.517 voti (Europee 2019). Forza Nuova riceve 40.632 suffragi su tutto il territorio nazionale. Queste formazioni servono evidentemente agitare la piazza, dare esca alla repressione poliziesca esercitata verso gli antifascisti tra i quali spiccano per attivismo i cosiddetti “antagonisti” e offrire il frutto di questo disordine e relativa stretta alla “legge e ordine” propugnata dalla Lega.

• Infine, come capita di fare in queste occasioni è sempre interessante pubblicare le percentuali per ogni singolo partito riferite non al totale dei voti validi ma a quello degli aventi diritto (riferimento sempre al territorio nazionale). Il totale degli aventi diritto era quindi di 49.129.598 elettrici ed elettori: Lega 18,58%, PD 12,22%, M5S 9,23%, Forza Italia 4,7%, Fratelli d’Italia 3,5%, Più Europa 1,67%, Europa Verde 1,23%, La Sinistra 0,94%.

• Un esempio dal passato come indice di una solidità del sistema. 1976: DC 14.209.519 su 40.426.658 pari a 35,14%, PCI 12.614.650 pari a 31,20 %, PSI 3.540.309 pari all’8,75%. I tre grandi partiti di massa valevano quindi assieme il 75,09% sull’intero elettorato (votante e non votante: la percentuale dei votanti si era attestata sul 93,39%). Adesso i tre primi partiti valgono il 40,03% dell’intero elettorato votante e non votante (percentuale dei votanti: 56,09%). Quale egemonia? (da un post di Alfredo Morganti di Roma) L’inverno è arrivato (per tutta la sinistra)

• L’Italia è divisa in due. Il centro nord vuole il taglio delle tasse, il sud i sussidi. Da nessuna parte c’è una richiesta forte di lavoro, né una proposta seria o un piano da parte di chi governa. Il lavoro, dico, quello che produce occupazione reale ed entrate fiscali nello stesso tempo. Non gli 80 euro, non i sussidi, non gli sgravi pret porter, né l’assistenza, né i lavori usa e getta che producono soltanto precariato, flessibilità e soluzioni individuali.

• Se questa è l’aria, se l’onda è così micidiale, questo Paese non è destinato a salvarsi. Questo dice il voto, meglio e più di un convegno addottorato di accademici o di ceto politico. Il destino italiano è scritto tutto nella radiografia elettorale. Qual è la richiesta vera che serpeggia nel Paese? Quella di investire risorse pubbliche e private in un progetto che preveda occupazione e lavoro, e dunque più risorse per il welfare? Manco per niente. L’Italia profonda vuole meno tasse, vuole sussidi, vuole benefit, sgravi, bonus, regalie. E magari tutto e subito, pronto cassa.

C’è un’orda di elettori che si muove come uno sciame e si rinserra, nel tempo, prima sotto le bandiere di Forza Italia, poi di Renzi, poi di Grillo, ora di Salvini. Sono simbolicamente sempre gli stessi con la stessa richiesta: meno tasse per tutti, flat tax, taglio fiscale, usate voi la formula che ritenete più efficace per descrivere questo impulso. Accanto a costoro, il ‘popolo’ chiede assistenza, vuole l’assegno statale cash, nemmeno ci pensa più alla possibilità di costruire un’esistenza attorno a una carriera lavorativa.

• Tutto ciò è ovviamente favorito da un aumento delle disuguaglianze, da un impoverimento della dotazione di risorse pubbliche, da uno sgretolamento sociale, dal declino del sistema formativo e da una crescente ignoranza. L’humus giusto per ingenerare la crisi definitiva di un sentimento pubblico positivo, senza il quale si diventa tutti più poveri, più soli e più disperati.

E la chiamano “egemonia” – ma andiamo, quale egemonia? Di quale visione del mondo si parla? Di quali valori? Se ha vinto (come ha vinto) il mercato una fetta di popolazione “si vende” al miglior offerente. Confinando in “clandestinità” un’altra metà ca. di popolazione che non va a votare.
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