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"Quale effetto avrà la letteraccia di Maastricht sull'economia italiana?". Il Domenicale di Controlacrisi, a cura di Federico Giusti

All'orizzonte intravediamo una manovra economica pesante destinata a tagliare spese sociali e sanità anche se nulla è stato detto o scritto, in ambito Governativo, sulle misure da intraprendere per evitare la procedura di infrazione per superamento del debito da parte di Bruxelles. A pensarla diversamente il Premier Conte che, rilasciando dichiarazioni alla stampa nazionale, precisa come il nostro paese non abbia bisogno di manovre correttive ma solo di tempo perchè presto arriveranno i risultati positivi prodotti dalle decisioni assunte dal Governo. Forse siamo noi troppo pessimisti o influenzati dalle sirene liberiste della Bce oppure il Governo ha perso contatto con la realtà?

Stando al presidente del Consiglio non ci saranno minori spese per sanità e sociale, ma possiamo intanto dare per scongiurati i i tagli al fondo sanitario nazionale? Pensiamo di no, è comunque innegabile che nel 2018, dentro la Conferenza Stato Regioni, un accordo faticoso era stato trovato con l'impegno del Governo di aumentare il Fondo giusto per affrontare le cosiddette emergenze, ora se questi soldi non arriveranno le Regioni e la sanità pubblica come potranno sopravvivere?. Soldi necessari per ammodernare gli ospedali, per assumere infermieri, personale medico e sanitario in sostituzione di quanti andranno in pensione. Ricordiamolo sempre: in pochi anni il Servizio sanitario vedrà metà dei medici in organico andare in pensione, sostituirli con colleghi giovani, formati e motivati dovrebbe rappresentare una priorità per la tutela del servizio sanitario, non certo una fonte di spesa.

Intanto il Documento economico e finanziario (Def) del governo italiano prevede un disavanzo del 2,4% del prodotto interno lordo nel 2019 ma i problemi sono ben altri ossia la incapacità di rilanciare investimenti laddove sarebbero necessari. Per fare un solo esempio, la manutenzione delle strade o dei territori sopravvive di stenti per i mancati finanziamenti, la sanità, in dieci anni, ha subito tagli per ben 37 miliardi di euro Hanno saputo individuare e colpire gli sprechi oppure questi servizi sono stati inesorabilmente indeboliti destinandoli alla privatizzazione?

Andrebbe riscritta la storia delle privatizzazioni negli ultimi 30\40 anni, se lo facessimo capiremmo come sia stata costruita ad arte una generalizzata sfiducia verso il servizio pubblico attraverso i tagli, le mancate assunzioni, il blocco del turn over, senza investimenti per strutture piu' moderne e funzionanti. E' accaduto con le Province dipinte come inutili e dispendiosi carrozzoni quando invece assorbivano meno dell'1% della spesa complessiva del Pubblico impiego, a nessuno è poi venuto in mente di appurare come vengono gestiti oggi i servizi un tempo rientranti tra le funzioni delle Province. Se guardiamo all'edilizia scolastica e alla manutenzione delle strade i risultati tra prima e dopo lo smantellamento delle Province sono assai eloquenti e dimostrano i fallimenti della Legge Del Rio.

La spesa italiana per la sanità e per la istruzione risultano tra le piu' basse nei paesi a capitalismo avanzato, chi non investe in questi settori non va lontano, non sa cogliere quanto sia rilevante investire in questi servizi giudicati al contrario , non senza pregiudizi e stereotipi, fonti di spesa e mai di sviluppo e di opportunità per la economia e i processi innovativi. Siamo il paese che supera i 110 miliardi di euro di evasione contributiva e fiscale stando ai dati ufficiali del Mef, eppure il problema non sembra percepito in tutta la sua drammaticità.

Da rivedere probabilmente il finanziamento dei servizi pubblici, da ripensare i meccanismi odierni in base ai quali viene sostenuta la spesa sanitaria, sociale e scolastica ma da qui a rimettere in discussione la natura pubblica del servizio corre grande differenza. Intanto agevolare fiscalmente la sanità privata o favorire, come fanno i sindacati, la sanità integrativa non rappresentano certo le soluzioni idonee, anzi finiscono con il favorire la privatizzazione del settore. Analogo discorso andrebbe poi fatto per i bonus destinati alle famiglie per iscrivere i figli ai nido ; lo stato se ne è lavato le mani non inserendo i servizi nel comparto pubblica istruzione e intanto cresce il disimpegno degli enti locali che gestiscono i servizi a domanda individuale- i nidi- esternalizzandoli al terzo settore e a cooperative sociali la cui forza lavoro è notoriamente mal pagata.

I paladini del pubblico sono paradossalmente tra gli artefici delle privatizzazioni o quando non lo sono apertamente sostengono politiche di austerità destinate ad affossare proprio il pubblico.

E come 30 anni fa, sanità, istruzione e welfare sono in serio pericolo con la differenza che, rispetto al passato, il ruolo dei sindacati è cambiato, da tiepidi sostenitori del pubblico a fautori di un modello misto, quello che coniuga ormai contratti di secondo livello, defiscalizzazione, previdenza e sanità integrative. Pensiamo che il mondo del lavoro da solo sia sufficiente ad arrestare la nuova politica delle privatizzazioni? Nutriamo seri dubbi a tal riguardo e qui al momento preferiamo fermarci per una riflessione collettiva.

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