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Pd-magistratura, Cacciari: "Il partito torni radicale. A furia di inseguire il centro si rimane chiusi nel centro storico. Alleanza con i Cinque stelle"
Il segretario Nicola Zingaretti ha rinnovato la segreteria nazionale. Coordinatore sarà Andrea Martella, vicesegretari Andrea Orlando (vicario) e Paola De Micheli; Marco Miccoli sarà il capo della segreteria politica del segretario. La scelta di Zingaretti, che nei fatti esclude la componente renziana, non è piaciuta a tutti. Da una parte si registra il ritorno in campo della ex ministra Maria Elena Boschi, dall’altra sui social si sfogano i rappresentanti del partito legati al vecchio corso: "La segreteria del Pd resa nota da Zingaretti non assomiglia al partito del noi. Vedo un'unica matrice identitaria in un partito che è nato per valorizzare i riformismi. È una scelta che non condivido": così su Twitter il capogruppo dei senatori Pd Andrea Marcucci. Sul Pd e il futuro della sinistra parla Massimo Cacciari con una intervista molto dura su La Verità di oggi: “La sinistra torni ad essere radicale. Pure con il M5S. Lotti? Zingaretti ora la cacci dal Pd”. I giudizi del filosofo sono taglienti: “Il cancro della corruzione ha contagiato anche la magistratura. La sinistra, a furia di inseguire il centro, è finita prigioniera del centro storico. Torni radicale, a costo di allearsi con i 5 Stelle”…

Dalla Procura di Perugia, intanto, è partito alla volta del Csm un nuovo robusto faldone di carte. Si tratta delle trascrizioni di quel che restava delle conversazioni captate dal software spia "Trojan" installato nell'Iphone di Luca Palamara fino al 29 maggio scorso, giorno in cui è stato disattivato. E, per quanto se ne sa, sarà una nuova onda destinata a travolgere tutto. Intanto, dopo le dimissioni di Luca Lotti dal Pd, ora è in atto una sorta di epurazione nella magistratura. Dal sito del Corriere: “Se un segnale voleva essere dato, quello che manda l’Anm dal Comitato direttivo centrale di ieri va nella strada di una decisa pulizia della propria immagine, dopo le settimane più difficili che la magistratura ricordi dai tempi della P2 (paragone evocato non a caso in una precedente riunione). Va via il presidente Pasquale Grasso, dimissionario dopo solo due mesi e dieci giorni da un incarico che la sua corrente, Magistratura Indipendente (centrodestra), aspettava da anni. Lo sostituisce il suo vice e più duro contestatore, Luca Poniz, di Area (centrosinistra), che per primo ne aveva criticato l’approccio soft allo scandalo che ha investito il Csm, tanto da costringerlo a un sostanziale cambio di linea.

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