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"Reggeremo un'altra ondata di tagli? Lo scenario post-elettorale porta a galla i nodi su Sanità e Istruzione". Il Domenicale di Controlacrisi, a cura di Federico Giusti
La letteraccia di Bruxelles all'Italia per sforamento eccessivo del debito era nell'aria, del resto il trattato Ue (a cui anche l'Italia è vincolata avendolo sottoscritto) lo prevede espressamente in caso di superamento del debito e dei parametri fissati ( rapporto deficit-Pil al 3 per cento e quello debito-Pil al 60 per cento )
La Ue non ci perdona al Governo italiano di avere fatto una cosa giusta ossia superare, anche se per soli 3 anni, la Riforma previdenziale Fornero consentendo il pensionamento con la ormai famosa quota 100. Sempre Bruxelles avrebbe gradito aiuti alle imprese e non il reddito di cittadinanza., già nella primavera 2018, quando al governo era il Pd, aveva ammonito l'Italia a non deviare dal cosiddetto risanamento, invocava insomma politiche di austerità, innalzamento dell'età pensionabile, e abbattimento del debito pubblico.
Ma se guardiamo con attenzione i dati si evince che ad oggi il deficit cala al 2,1 per cento (meno 2,4% del 2017), al contrario il debito pubblico già nel 2018 era passato dal 131,4 del 2017 al 132,2 per cento
Se il Governo accusa il Pd di avere consegnato un paese già indebitato, se il Pd respinge al mittente l'accusa rivendicandosi perfino la riforma Fornero, è comunque innegabile che con i provvedimenti adottati ci siamo allontanati ulteriormente dai parametri di Maastricht e come, al di là di accuse ed invettive, la politica di austerità non possa essere sostenuta da un paese la cui economia è in crisi.
L'avvio della procedura di infrazione per il superamento del debito è appena iniziata ma nel frattempo la campagna elettorale strisciante continua con Salvini che diserta le riunioni europee per andare in giro a fare comizi ma intanto, forte del risultato elettorale alle Europee, rivendica per la Lega il dicastero lasciato vacante da Paolo Savona dopo il trasferimento alla Consob, discatero delle Politiche comunitarie che diventa strategico dopo la Letteraccia di Bruxelles.
I nodi stanno venendo al pettine, i richiami del premier Conte sembrano essere inascoltati e i silenzi del Mov 5 Stelle sono dettati dall'imbarazzo dopo una batosta elettorale che ha fortemente ridimensionato il Movimento aprendo al suo interno fratture sempre piu' evidenti.
Quali saranno le scelte operate dal Governo nelle prossime settimane?
Intanto la manovra economica correttiva impone , a meno che non si voglia rompere con la Ue ed è evidente che non lo vogliano nè Confindustria nè la Lega, alcuni tagli, per esempio i 3,2 milioni di dipendenti pubblici dovranno attendere prima della firma dei contratti nazionali scaduti da sei mesi, gli investimenti in materia di innovazione e ricerca sono ancora avvolti nel mistero e si profilano tagli alla sanità tanto da far minacciare le dimissioni alla Ministra Grillo.
Ricordiamo, forse in pochi, la promessa di incrementare il Fondo sanitario nazionale (Fsn) di 2 miliardi nel 2020 e 1 miliardo e mezzo in più per il 2021. Non solo una vaga promessa ma impegno di spesa presente nella legge di Bilancio dopo l'accordo Stato Regioni, ebbene questi soldi a inizio Giugno sono a rischio e si va parlando di ridurre il fabbisogno del Servizio Sanitario Nazionale.

Eppure, il via libera all'ultima legge di Bilancio scaturiva proprio dall'impegno di accrescere il Fondo sanitario nazionale destinando poi 4 miliardi per l'edilizia sanitaria e le nuove tecnologie visto che gran parte degli ospedali sono ospitati in strutture vecchie e fasticenti per ristrutturare le quali servono tanti soldi, soldi che oggi l'Italia non potrebbe avere.

Con la minaccia di apertura della procedura d'infrazione della Ue contro l'Italia potrebbero essere proprio le risorse destinate alla sanità e al sociale le prime ad essere tagliate.

Ma in Italia esiste una reale emergenza legata alla salute e sicurezza, sicurezza nei luoghi di lavoro e derivante dalla possibilità di accedere alle cure, alla prevenzione;.basterebbe ricordare che un italiano su tre ha rinunciato a curarsi o a sottoporsi a visite preventive per mancanza di soldi.

La sanità oggi è già al collasso, il rinnovamento degli organici è una esigenza insopprimibile visto che decine di migliaia tra medici e personale sanitario andranno in pensione nei prossimi 3 anni, eppure nonostante tutto si pensa a tagliare dove invece dovremmo investire.
Confindustria invoca maggiore coraggio nelle riforme, il sindacato chiede di rafforzare sanità e previdenza integrative, alla fine non si organizzerà alcuna difesa reale della sanità e della previdenza pubblica. Esiste un evidente conflitto di interessi in seno al sindacato che perora la causa dei fondi pensione e del welfare aziendale ma resta indisponibile ad alzare barricate (e non solo in senso figurato) davanti ai tagli alla istruzione e alla sanità. Dal canto suo il Pd ha un segretario che nella Regione Lazio ha approvato una riforma con il taglio di tanti posti letto negli ospedali (mentre potevano invece non applicare le direttive della precedente Giunta Polverini che aveva deciso, già nel 2010, la chiusura di alcune strutture), insomma tutto fa intendere che la sanità potrebbe essere la prima vittima sacrificale dopo la Letteraccia di Bruxelles.

La domanda da porci è solo una: il nostro paese puo' permettersi i tagli alla sanità e alla istruzione? Nell'Italia delle crescenti disuguaglianze è attuabile una riforma delle Tasse che metta sullo stesso piano chi percepisce salari da operai e da impiegati con stipendi tre volte piu' grandi?
Se saremo in grado di rispondere a queste domande, se allo stesso tempo prenderemo atto che di fronte alla salute e all'istruzione dovremmo essere tutti uguali, forse a quel punto non dovrebbe essere cosi' difficile individuare i terreni sui quali costruire una opposizione politica e sociale credibile. Mai l'uso del condizionale è d'obbligo come oggi visto che in Italia, a sinistra, ci si innamora delle politiche di austerità e del welfare aziendale perseverando nell'errore di dare per scontato lo smantellamento dei settori pubblici o, in alternativa, il loro drastico ridimensionamento

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