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Brasile, scontro tra giudici dopo l'annullamento della sentenza di condanna di Lula
La procura generale brasiliana si è manifestata contro l'annullamento della sentenza di condanna emessa dall'ex giudice e attuale ministro della Giustizia, Sergio Moro, contro Luiz Inacio Lula da Silva nel caso dell'appartamento di lusso situato nella località turistica di Guarujà, sulla costa di San Paolo, che l'ex presidente della Repubblica avrebbe ottenuto in cambio del trattamento di favore concesso dal suo governo all'impresa Oas.

La difesa di Lula aveva chiesto al Superiore tribunale di giustizia (Stj, equivalente alla Cassazione) che il processo venisse invalidato alla luce dei messaggi pubblicati sul sito The Intercept, che mostrerebbero presunte irregolarità commesse dagli inquirenti dell'inchiesta Lava Jato. Ma per il vice procuratore generale, Nivio Silva Filho, non si può avanzare una richiesta di nullità "basandosi solo su articoli di giornale".

Per il vice procuratore generale, in particolare, le conversazioni private dei pm, hackerate dall'applicazione Telegram e pubblicate dal sito edito dal giornalista americano Gleen Greenwald, sono state "usate per screditare le istituzioni repubblicane e la lotta alla corruzione". Il documento firmato da Silva Filho è stata finora la presa di posizione più forte della procura generale della Repubblica sul caso dei dialoghi divulgati nelle ultime settimane da The Intercept Brasil. Una esternazione che, tra l'altro, arriva proprio all'indomani della riunione a porte chiuse svoltasi tra la procuratrice generale, Raquel Dodge, e i membri della task-force di inquirenti della Lava Jato di Curitiba, da dove nel 2014 è partita la vasta inchiesta anti-corruzione, considerata la Mani Pulite verdeoro, che negli anni ha portato all'arresto di decine di imprenditori, politici e affaristi. "Nonostante tutto il clamore causato dalla divulgazione del presunto contenuto - la cui vericidità è contestata e la cui illegalità è certa, a causa dello spionaggio illegale perpetrato contro autorità pubbliche - di fatto niente dimostra che vi sia stata alcuna condotta (dell'allora magistrato Moro) che possa offuscarne la condotta sul caso, al punto di definirla parziale o illegale", ha scritto il vice procuratore Silva Filho.
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