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Africa, la violenza sessuale come arma da guerra. L'Onu denuncia oltre tremila casi documentati nel 2018. Il Congo in testa alla triste classifica
In Africa la violenza sessuale sulle donne, ma a volte anche sui maschi, in particolare bambini e ragazzi, è utilizzata come metodo di guerra a tutti gli effetti. L'Onu denuncia oltre 3 mila casi nel 2018. Il Congo è il primo Paese nella black list con il maggior numero di abusi contro civili. Nel Paese, la Missione di stabilizzazione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite ha documentato 1.049 casi di violenza sessuale legata ai conflitti contro 605 donne, 436 ragazze, 4 uomini e 4 ragazzi. La maggior parte dei casi sono stati attribuiti a gruppi armati, il restante alle Forze Armate della Repubblica Democratica del Congo e alla Polizia Nazionale congolese.

In Libia sono moltissime le testimonianze di donne e ragazze migranti vittime o testimoni di abusi sessuali da parte di trafficanti e membri di gruppi armati, nonché di funzionari del Ministero dell'Interno, durante il loro viaggio attraverso il Paese e nei centri di detenzione per migranti. Le rifugiate provenienti dalla Nigeria sono particolarmente vulnerabili alla tratta da parte di gruppi armati o di reti criminali multinazionali. Molte di loro hanno raccontato di essere state detenute in "case di collegamento" a Tripoli e a Sabha e di essere state oggetto di abusi sessuali da parte di uomini armati in uniforme.
Dall'Iraq al Myanmar, dalla Siria alla Somalia, passando per l&rsquoAfghanistan e moltissimi Paesi africani, i responsabili delle violenze sessuali che colpiscono soprattutto donne e bambine sono spesso affiliati a gruppi armati, statali e non. Dunque non solo ribelli, banditi, irregolari, ma anche truppe armate governative. Stupri, schiavitù sessuale, prostituzione forzata, gravidanza e aborto forzati, sterilizzazione forzata "non sono una fatalità - dice l'Onu - dunque possono e devono essere evitate". Per questo l'Unione africana ha dedicato una sessione pubblica annuale alla lotta contro la violenza sessuale legata ai conflitti. Un'occasione strategica per condividere le migliori pratiche di prevenzione e di accoglienza delle vittime e cercare di accelerare gli interventi di lotta alla violenza sessuale che, considerato un metodo di guerra, minaccia la pace, la sicurezza e lo sviluppo dei paesi africani.

"Soddisfazione" per questa iniziativa è stata espressa dalla Rappresentante speciale delle Nazioni Unite sulla violenza sessuale nei conflitti armati, Pramila Patten, secondo cui questo appuntamento annuale "permetterà di fare il punto dei progressi compiuti, delle difficoltà incontrate nella prevenzione e repressione di questi gravi crimini". "Questa decisione - aggiunge - testimonia la volontà politica di trasformare la cultura del silenzio e dell'impunità in cultura della responsabilità attaccando le cause profonde di questo fenomeno". E per aiutare l'Unione africana a mantenere questo impegno, l'Onu chiede un sostegno politico e finanziario che faciliti i paesi ad accelerare l'attuazione di quadri normativi adeguati. Nel maggio scorso ad Oslo la conferenza delle Nazioni Unite su questo tema ha visto 21 Paesi donatori impegnarsi a sostenere le ong impegnate ad aiutare le vittime delle violenze con 363 milioni di dollari. 
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