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"Se non vengono sciolti i veri nodi della crisi e della condizione dei lavoratori il Paese continuerà ad essere in mano alla destra". Il Domenicale di Controlacrisi, a cura di Federico Giusti
Le elezioni regionali si sono concluse con un sostanziale pareggio, ossia tre Regioni al centrosinistra e tre al centro destra, oggi invece i ballottaggi in alcuni Comuni per eleggere i Sindaci.

Dati alla mano il centro destra governa oggi in 15 Regioni su 20 forte di consensi su tutto il territorio nazionale.

Poi possiamo anche pensare alla fine dell'onda lunga di Salvini sommerso da processi e minacciato da una inchiesta della Magistratura sui finanziamenti alla Lega, da qui a pensare ad una debacle elettorale e politica della destra corre grande differenza, i tempi del declino saranno forse piu' lunghi del previsto per quanto l'ascesa dei consensi parrebbe arrestata.

Il motivo trainante della campagna elettorale per le Regionali è stato quello del voto utile, del consenso al candidato di centrosinistra in funzione anti lega.

Negli anni scorsi abbiamo già visto questa lettura parziale e sbagliata, la logica del voto utile "per fermare le destre" si è dimostrata il cavallo di troia dei partiti comunisti e degli schieramenti di sinistra.

In trenta anni da consensi elettorali superiori all'8\9 per cento con province dove la doppia cifra dei voti era una costante si è passati a percentuali da prefisso telefonico.

Questa è la fotografia impietosa ma obiettiva della realtà, la presenza nelle Giunte locali e regionali, nei Governi nazionali si è tramutata in solenne sconfitta elettorale e cosi', elezione dopo elezione, si è arrivati a percentuali talmente basse da allontanare anche i pochi militanti rimasti attivi.

Il caso della Toscana è emblematico, la Lista di sinistra passa in 5 anni dal quasi 7 per cento dei voti ( e due consiglieri) a un misero 2,4 per cento venendo cosi' esclusa dal Consiglio regionale. Una lista che ha riscosso consensi nei centri storici, la cosiddetta sinistra della ZTl, ma scompare nei popolosi e quartieri popolari. Allo stesso tempo i comuni nei quali il Pci superava il 40 per cento dei voti oggi premiano Lega e Fdi che registrano consensi in aumento nei quartieri popolari. Alcune analisi critiche del voto fotografano tuttavia un certo recupero del centro sinistra tanto nei quartieri del centro quanto nelle aree popolari e periferiche, possiamo ipotizzare il recupero di parte dell'elettorato del Mov 5 Stelle che in due anni ha perso i due terzi del consenso ottenuto nelle Regionali 2018 ( in questo caso la crisi è palese e parrebbe inarrestabile)

Le altre due liste comuniste presenti alle elezioni regionali Toscane si aggirano attorno al'1%, anche pensando a un listone unico saremmo arrivati, nel migliore dei casi, al 4,5 per cento, troppo poco per superare lo sbarramento del 5 indispensabile per eleggere almeno un consigliere.

Le considerazioni sorgono spontanee: se l'alleanza delle forze comuniste o della sinistra radicale (o presunta tale) con il centro sinistra ha portato acqua al mulino delle forze moderate, il voto alle liste comuniste che non scelgono l'apparentamento appare del tutto residuale a conferma che il richiamo identitario alla falce e martello è del tutto insufficiente e ormai superato dalla storia.

Cosa resta da fare?

Studiare e riflettere intanto perchè la debacle elettorale delle liste comuniste e della sinistra radicale è risultato del lento e progressivo sradicamento sociale, se vivi la realtà come un corpo estraneo non resta che la marginalizzazione politica.

Da troppi anni l'analisi della realtà, dei rapporti di produzione, della crisi che ha investito il lavoro e le classi sociali subalterne, viene demandata a sociologi o ad analisti; i numeri sono importanti ma insufficienti, analogo discorso potremmo fare per le valutazioni di carattere sociologico o le letture ideologiche, spesso finalizzate a rassicurare quanto resta del proprio elettorato ma del tutto inadeguate ad affrontare la quotidianità.

Prendiamo ad esempio quanto sta accadendo con i fondi europei in arrivo nel 2021 e con condizioni capestro delle quali nessuno intende parlare (la tragedia Grecia non è stata fonte di insegnamento).

Se pensiamo a fondi destinati ai quartieri e alla riqualificazione urbana, abbiamo qualche proposta a tal riguardo? Chi si prende l'impegno di riunire urbanisti per ridisegnare il territorio non a uso e consumo di speculazioni immobiliari o di faraonici progetti? Servirebbe una idea di città diversa da quella trasversale ai due schieramenti di centrosinistra e centrodestra, non ci veniate a raccontare di resilienza perchè i processi di ristrutturazione travolgeranno quartieri, welfare, posti di lavoro.

Abbiamo una idea sullo smart working e sulla riduzione dell'orario di lavoro? Ci pare di no, del resto la teoria stessa della valorizzazione del lavoro dovrebbe insegnarci che il lavoro da remoto e la riduzione oraria settimanale o la settimana lavorativa corta potrebbero coprire un aumento dello sfruttamento e la perdita del potere di acquisto di salari per anni indeboliti.

E sulla riforma della Pa non abbiamo niente da dire? E' forse sufficiente un piano di assunzione straordinario a fronte di 500 mila posti perduti in pochi anni? E gli investimenti pubblici a chi e a quale scopo dovrebbero essere indirizzati? E sulla riforma del Fisco e degli ammortizzatori sociali? E infine sulla cosiddetta, l'ennesima , riforma del Lavoro abbiamo qualche idea?

Questi e non altri dovrebbero essere gli argomenti sui quali misurare la nostra capacità di analisi per costruire alcune proposte di cambiamento della società, servirebbe prima di tutto una visione obiettiva della realtà, del modo di produzione e del lavoro nonchè della stessa emergenza climatica,ma di tutto cio' non vediamo neppure l'ombra

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