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Caso Regeni, l'incriminazione degli agenti egiziani si avvicina. La chiave però resta tutta politica
Sui sette allucinanti giorni di tortura a morte di Giulio Regeni nel 2016, giorno dopo giorno si avvicinano i due anni dall'iscrizione nel registro degli indagati (avvenuta il 4 dicembre del 2018) di cinque agenti dei servizi segreti egiziani accusati di sequestro di persona. Una data che impone una chiusura delle indagini con archiviazione o, più probabilmente, l'apertura del processo anche solo in contumacia.

Fin dal più recente incontro fra inquirenti, quello del 28 ottobre al Cairo, sono in sostanza questi gli "ultimi sviluppi" del caso cui ha fatto laconico riferimento la presidenza egiziana dando conto della telefonata di venerdì fra il capo di Stato egiziano e il premier Giuseppe Conte. Il portavoce di Sisi, Bassam Radi, ieri ha ribadito all'ANSA che il presidente già da tempo ha impartito "istruzioni" a tutte le autorità egiziane a "cooperare pienamente con le controparti italiane" per "giungere alla verità". E che la collaborazione fra le due magistrature è "senza precedenti" nella storia giudiziaria del suo Paese. 
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