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Sicilia, in Giunta un leghista che non nasconde le sue profonde simpatie fasciste. Protesta di "Democrazia e Lavoro in Cgil"
La Lega in Sicilia entra nel governo regionale capeggiato da Musumeci. E per ironia della sorte conquista la delega all'Assessorato dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana. A riempire il vuoto creatosi dopo la morte Sebastiano Tusa, l'archeologo siciliano scomparso un anno fa nell'incidente aereo di Addis Abeba , sarà Alberto Samonà, intellettuale e scrittore, appassionato di filosofia orientale, è componente del Cda della Fondazione Piccolo di Calanovella e direttore del sito giornalistico "Il Sicilia.it".

Per quanto riguarda il percorso politico, negli anni Ottanta lo si ricorda come dirigente palermitano del Fronte della Gioventù (MSI); negli anni Novanta ha fondato a Palermo il circolo politico-culturale Julius Evola. Risale al 2018 invece la sua candidatura alle “parlamentarie” del Movimento 5 Stelle per il Senato, superando le elezioni online, per poi essere tagliato fuori dalla lista. L’esclusione del M5S ha condotto Samonà verso la Lega: nel 2018 infatti è stato nominato responsabile del Dipartimento Cultura della Lega per la Sicilia Occidentale
Ora forte del patto stretto tra Salvini e Musumeci, a Samorà va pure la nomina di vertice all'Assessorato ai Beni Culturali, scelta che ha sollevato in Sicilia non poche polemiche.

"I ruoli delle Istituzioni della Repubblica Italiana, ai vari livelli, non possono essere affidati a personaggi che si richiamano al fascismo, che denigrano gli avversari politici con atteggiamenti che incitano alla violenza ed alla discriminazione di genere, culturale, di sesso e religiosa", si legge in un comunicato del Coordinamento regionale di Democrazia e Lavoro in Cgil.
"Tale nomina rappresenta una autentica offesa al mondo del lavoro, a tutta la società , a coloro che si richiamano ai valori di rango costituzionale. Numerose sono state in questi anni le occasioni scelte da Samonà per distinguersi. Dichiarazioni atte ad offendere ora la Resistenza ed il XXV aprile, ora ripetutamente omofobe per denigrare esponenti politici del Governo. Ciò con l’utilizzo dei media e in maniera pubblica e sprezzante".
Democrazia e Lavoro parla di appartenenza ad una Loggia massonica, riportata pure su alcuni social, che ha destato da subito, in molti, "viva preoccupazione circa la perdita di autonomia ed esclusività nella gestione di un compito istituzionale così importante per la nostra regione. Con i riferimenti nostalgici della campagna sostenuta per intitolare vie cittadine di vari Comuni al politico Fascista Giorgio Almirante, lo stesso ha finito poi per dipingersi addosso, non certamente in maniera casuale, un’immagine con tinte fosche sul piano democratico". 
Democrazia e Laoro chiede la revoca dell'incarico "per chiara incompatibilità con le qualità che devono essere possedute per la gestione di ruoli di tale rilevanza".

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