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Stati generali dell'Economia, ma di cosa si parlerà realmente visto che la maggioranza è preda di grandi tensioni?
Nessun dietrofront e una base di lavoro tangibile: il premier Giuseppe Conte accelera sugli Stati Generali disegnando l'iniziativa come prima tappa del Piano di Rinascita dell'Italia post-Covid. Conte, in mattinata, incassa la tiepida apertura di Nicola Zingaretti e, parallelamente, riceve per un inedito faccia a faccia Vittorio Colao - giunto da Londra - per visionare il piano della task force per la Ricostruzione. E', in qualche modo, la risposta che arriva da Palazzo Chigi a chi, al Nazareno, chiedeva una "svolta" per la ripartenza nel corso della Direzione Pd.

Una Direzione che, pur mitigando i toni, non cancella la tensione che serpeggia tra Dem e capo del governo. Un nuovo vertice tra Conte e i capidelegazione, in tarda serata, suggella la tregua. Il calcio d'inizio dell'iniziativa a Villa Pamphilj sarà venerdì pomeriggio, e non giovedì, come circolava fino a qualche ora prima. Sul tavolo della riunione - che fonti di governo sottolineano priva di tensioni - il premier cala il "jolly" delle 121 pagine del documento per il rilancio dell'Italia 2020-2022. Certo, a Palazzo Chigi si precisa un dato: il testo Colao "è una base di lavoro, una delle basi che integreranno il piano del governo e i sette punti per la ripartenza esplicitati nei giorni scorsi da Conte". Anche perché, sottolineano le stesse fonti, "è la politica che fissa gli obiettivi da raggiungere". E sono precisazioni non casuali perché il rischio, per Conte, è che il testo Colao vada a "impoverire" di contenuti gli Stati Generali. E' proprio sul ruolo dell'iniziativa che il Pd, in queste ore, eserciterà il suo ultimo pressing. Gli Stati Generali, è il ragionamento che filtra dai Dem, non possono essere solo uno show ad uso delle tv. La loro durata, si sottolinea, va legata a due step: il primo, nel breve periodo, è il Pnr, il piano nazionale delle Riforme che andava presentato con il Def ma in Ue si è trovato l'accordo per presentarlo entro giugno.

L'altro step - si osserva - è il piano per il Recovery fund che va presentato a settembre a Bruxelles. Alla fine è possibile, quindi, che la kermesse che inizierà venerdì pomeriggio sarà solo una prima tranche dell'iniziativa di condivisione con cui il premier vuole accompagnare il piano di ripartenza. Resta da vedere quali saranno gli invitati - tra i partiti, anche d'opposizione, oltre che nella società civile - e chi accetterà l'invito. Certa la presenza di associazioni di categoria e sindacati, invece. "Siamo a un momento cruciale in cui si giocano i destini della legislatura e il futuro dell'Italia", sottolinea Zingaretti aprendo la direzione. E se da un lato il segretario Dem precisa che non c'è "contrapposizione" a Conte, dall'altro ribadisce un punto: "c'è la necessità per tutti di un salto di qualità, non possiamo sbagliare".

La via di Conte, insomma, resta stretta. Anche perché, dall'altra parte, c'è un M5S che digerisce con crescente malumore l'insistenza dei Dem - come di Iv - sul Mes. "Lo fanno per indebolirci, ma così indeboliscono la posizione dell'Italia nella trattativa sul Recovery Fund", è il ragionamento che filtra dai vertici nelle stesse ore in cui il viceministro Stefano Buffagni torna a bocciare nettamente il fondo Salva-Stati, magari anche replicando a chi, nel Movimento, nelle ore scorse aveva aperto alla sua attivazione. Un punto, in tarda serata, verrà fatto anche dai ministri M5S. I nodi sono diversi, e includono il dossier Aspi, sul quale il governo non ha preso una decisione definitiva. La lealtà del M5S a Conte resta intatta anche se Luigi Di Maio non si tira certo indietro quando c'è da dimostrare una sua autonomia di azione: la prova sta in quel patto sull'export attorno al quale, in mattinata, l'ex capo politico riunisce alla Farnesina mezzo governo. E, allo stesso tempo, nessuno nel Movimento sembra aver di tornare al voto. Non a caso, tra i pentastellati, è balzata agli occhi una frase di Zingaretti in direzione, il "non vedere alternative a questa coalizione". "Ha parlato di coalizione, non di governo, sarà un caso?", è la domanda che, un po' provocatoriamente, pone un'autorevole fonte del Movimento.
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