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"Messo da parte Trump, in Usa i problemi rimangono tutti e le contraddizioni si fanno sempre più laceranti". Il Domenicale di Controlacrisi, a cura di Federico Giusti
Si è appena spento l'eco delle polemiche sulle elezioni Usa con lo sconfitto Trump a contestare l'esito delle elezioni in particolare il voto postale che ha decretato la vittoria del democratico Biden.

Gli Usa hanno una popolazione sempre piu' vecchia al pari dei paesi a capitalismo avanzato, la crescita numerica delle minoranze afro e ispaniche avviene a discapito della popolazione bianca che resta tuttavia ai vertici della piramide economica e sociale.

Usa alle prese con disguaglianze sociali ed economiche crescenti, la vittoria alle presidenziali di Biden lascia un paese spaccato a metà con lo sconfitto, Trump, che riporta il maggior numero di un candidato perdente presentatosi alle elezioni. Biden è riuscito a sottarre a Trump gli stati che erano stati decisivi per la vittoria di 5 anni fa, pur di poco è prevalso nrl Midwest, in Arizona e in Georgia. 79 milioni di voti a Biden e circa 73 milioni d Trump ma i risultati ottenuti sono inferiori alle aspettative.Le elezioni hanno sancito la perdita di ogni credibilità dei Sondaggisti che tuttavia continueranno imperterriti a influenzare gli scenari futuri.

In Pensilvania i voti operai a Biden sono gli stessi della Clinton con una netta sconfitta rispetto a Trump, i dem hanno perso seggi alla Camera e arretrano anche nelle loro tradizionali roccaforti come New York e California, perdono la Florida con il voto ispanico indirizzato sempre piu' verso i repubblicani. Ben altri erano invece gli scenari prospettati, Trump esce sconfitto dalle elezioni ma rafforza la propria base ed erode consensi democratici.

Molti davano per scontato il voto delle minoranze ai democratici ma nei fatti la tenuta di Trump tra gli afro americani, pur sconfitto, e i consensi crescenti tra gli ispanici la dicono lunga su un esito del voto tutt'altro che scontato.

Le elezioni , e la pandemia, fotograno un paese in crisi, diviso tra zone costiere e l'America interna, tra Sud e Nord, tra le metropoli e le altre aree del paese, perfino i dati elettorali mostrano contraddizioni e sorprese. E' palese che i democratici non abbiamo conquistato il voto operaio senza dimenticare che questi consensi non erano tra gli obiettivi di Biden visto che i linguaggi e i contenuti ricorrenti nella campagna elettorale erano indirizzati altrove, al sostegno verso il capitale innovativo fautore della svolta ecologica rinnovando al contempo le attenzioni verso la minoranza afro e il mulriculturalismo.

Le iniquità del sistema imperiale sono molteplici, etniche, religiose, sociali ed economiche, Trump aveva promesso alle regioni del Midwest il miracolo economico, la reinternalizzazione di produzioni e aziende che si è dimostrata vana per non creare impicci agli interessi economici del Grande capitale a stelle e strisce.

E sempre in nome del capitale le promesse di Trump di riportare i contingenti militari dislocati nel mondo sono state disattese e perfino l'immigrazione non è diminuita nonostante le politiche anti immigrazione dei Repubblicani.

Dal canto suo Biden ha annunciato di volere scaricare parte degli oneri economici della Nato sugli alleati, ha annunciato di volere rafforzare lo stato sociale e l'intervento statale nella sanità e nell'istruzione, tra pochi anni verificheremo se agli impegni assunti saranno seguiti i fatti.
La crisi pandemica ha gettato via la maschera, lo statio Usa non funziona , la tecnocrazia è in crisi , il sistema scolastico e universitario sono in crescente difficoltà, la sanità pubblica pressochè inesistente come dimostrano i circa 320 mila morti e i 17 milioni di contagi (dati di fine 2020)

Dopo le Torre Gemelle Bush promosse la guerra in Medio Oriente, il ricorso alla guerra per l'imperialismo è anche dettato da ragioni interne oltre da quelle economiche , di tenuta del sistema capital imperialista sui cui si sorreggono e scenari del genere potrebbero ripresentarsi nell'immediato futuro.

Il sogno americano è in crisi, la classe media Usa da anni vive un sostanziale impoverimento, la crisi occupazionale ha colpito le fasce sociali con minore scolarizzazione, la piaga delle droghe, dell'alcoolismo e la emarginazione continuano a colpire duramente afro e ispanici ma da un quindicennio questi flagelli riguardano anche quella che un tempo definivamo classe media soprattutto dalla crisi dei subprime in poi. E l'accesso all'università è di fatto impedito a una larga parte della popolazione e quella che arriva alla laurea contrae debiti per decenni che abbattono il potere di acquisto e si ripercuotono negativamente sulla stessa qualità della vita.

45 milioni di cittadini americani hanno contratto il debito universitario, mutui di migliaia di euro per 20 o 30 anni per una cifra totale astronomica pari a 1600 miliardi di dollari, queste le conseguenze dell'economia liberista basata sulla accumulazione finanziaria e sulla sostanziale privatizzazione dell'istruzione universitaria.

La società americana è smpre piu' divisa, da una parte le minoranze in miseria, dall'altra la classe media indebitata timorosa del futuro, disposta a sposare razzismo e suprematismo come risposta alla crisi .

Alla fine degli anni settanta il tasso di disoccupazione maschile era attorno al 5%, oggi è al 15% dopo avere raggiunto, negli anni successivi alla crisi del 2008, anche il 20%. E la crisi colpisce anche la famiglia americana se pensiamo al numero dei matrimoni in costante diminuzione soprattutto tra le fasce sociali meno abbienti. Il sistema sociale è cosi' pieno di contraddizioni, limiti e disfunzioni da determinare l'aumento delle dipendenze e delle marginalità che l'attuale welfare non riesce a combattere od arginare.

La crisi della meritocrazia e del sogno americano ha bloccato da anni l'ascensore sociale, il tenore di vita cala e aumenta invece la disgregazione sociale, è entrato in crisi il teorema del paese che offre la opportunità di carriera e di benessere, gli americani si sono svegliati un giorno vulnerabili e impoveriti, in 50 anni la quota di ricchezza che va ai salari è passata dal 68% a meno del 60%, una parte rilevante delle ricchezze è oggi detenuta dai Fondi pensioni, dai Fondi sanitari privati mentre decine di migliaia di americani muoiono da Covid. l'aumento vertiginoso della produttività, e dei carichi di lavoro, stride con la perdita di produttività e il valore del salario medio. E negli ultimi 50 anni il ruolo delle Fondazioni è diventato dirimente per la gestione neoliberista della crisi, anzi il connubio tra protestanti, capitalisti di assalto e speculatori è stato il terreno sul quale l'attuale sistema è stato costruito.

Dal 2008 ad oggi la locomotiva Usa ha ripreso a correre ma con una marcia in meno rispetto al passato, se guardiamo alla crescita del Pil se prima superavano il 3% oggi nel migliore dei casi arrivano all'1,4 e la crescita del reddito procapit, dopo decenni di crescita, si è praticamente arrestata.

La presidenza Obama in ambito sanitario ha provato a invertire la tendenza ma alla fine ha dovuto limitare gli interventi per non scontentare lobby e interessi forti che erano stati decisivi per la vittoria elettorale dei democratici, avrebbe potuto destinare quote maggiori di capitale verso sanità e istruzioni ma non l'ha fatto.
E di conseguenza oltre 30 milioni di americani sono ancora privi di copertura sanitaria in un paese che spende tantissimo per la sanità senza assicurare alla popolazione il diritto alla salute come evidenziato dalle decine di migliaia di morti nella pandemia. In Usa la spesa sanitaria è quasi 4 volte quella dell'istruzione ma gran parte di questi soldi finiscono alle lobby, ai Fondi pensioni, agli speculatori privati.

Nel corso degli anni i contributi dei datori di lavoro alle spese sanitarie e previdenziali sono diminuiti (altro effetto del neoliberismo), negli Usa è quasi inesistente la medicina del lavoro e quella preventiva, il tasso di mortalità è particolamente elevato tra le minoranze etniche dove l'aspettativa di vita è sempre piu' bassa se rapportata ai paesi a capitalismo avanzato. I costi sanitari e previdenziali a carico dei datori di lavoro sono in costante diminuzione, al pari della riduzione delle aliquote fiscali che hanno fatto la fortuna dei redditi delle elites. Il potere di acquisto dei salari medio bassi cala e con esso anche le quote datoriali destinate a sanità e previdenza (contributi piu' leggeri sanciscono pensioni da fame facendo piombare gli anziani nella miseria). Nel paese delle lobby il diritto di cura esclude milioni di cittadini e la stragrande maggioranza degli immigrati arrivati negli ultimi 25 anni.

Negli anni liberisti le disuguaglianze sono cresciute negli Usa piu' che in ogni altro paese capitalista, si è bloccato l'ascensore sociale, aumentano i laureati ma in misura inferiore in percentuale ad altri paesi visto che una retta annuale per l'università parte da 24 mila euro per arrivare a 70 mila negli atenei d'elites.

Negli Usa abbiamo lo 0,1 per cento di popolazione straricco, il 9,9% ricco e la restante parte della popolazione sempre piu' povera. Saranno sufficienti le ideologie sovraniste e religiose a impedire l'acuirsi delle contraddizioni sociali e la loro fragorosa esplosione? Lo 0,1% della popolazione è sempre piu' ricco e potente avendo raddoppiato da Reagan in poi il proprio capitale, nelle metropoli maggiormente infuenzate dalla nuova tecnologia i salari sono cresciuti molto piu' che nelle altre aree ma allo stesso tempo il costo della vita e degli affitti ha raggiunto vette improponibili che vanno erodendo, anno dopo anno, i miglioramenti acquisiti a beneficio comunque di una parte ridotta di popolazione.

E paradossalmente, ma non troppo, i voti delle classi sociali meno abbienti vanno o ai repubblicani o ai democratici piu' conservatori, le posizioni politicamente piu' avanzate godono del sostegno di laureati, in Italia non a caso parliamo della sinistra ztl per indicare i consensi nei quartieri borghesi e piu' agiati mentre in quelli popolari registriamo una voragine di consensi.

La sinistra europea e usa, se tale vogliamo definirla, è attrattativa per la popolazione benestante e colta ma invisa alle fasce sociali meno abbienti e con minore istruzione. La causa è l'assuefazione della sinistra ai dio mercato e alle logiche del capitalismo gettando nel dimenticatoio ogni lotta alle disuguaglianze.

L'avvento di Reagan fu possibile dopo anni di strisciante propaganda neoliberista, di attacco frontale a sanità e istruzione pubblica, di lotta allo Stato come oppressione del sogno americano, di strisciante iniziativa condotta dalle Fondazioni private che si sono impossessate delle Università e dei media. Anche negli anni di Presidenza democratica non c'è stato l'auspicato ritorno agli equilibri preesistenti, la perdita di consenso in alcune aree del paese e in determinate fasce sociali appare oggi irreversibile e talvolta maggiore di 5 anni fa. E i democratici non sono stati certo estranei all'avvento del neoliberismo come la vecchia sinistra europea hanno sostenuto le politiche di austerità dettate dalla Bce

Ma da qui a ritornare sui propri passi corre grande differenza, come nel caso di Obama l'intervento in materia di sanità e istruzione pubblica è stato assai inferiore alle aspettative e alle necessità, dubitiamo che il moderatissimo Biden possa fare di meglio come siamo certi che il centrosinistra euopeo non abbia gli strumenti e la volontà di riconquistare l'egemonia politica e ideologica tra le classi sociali meno abbienti.

E cosi' le contraddizioni cresceranno in seno all'impero e alla sinistra europea, il diffondersi delle contraddizioni non determinerà automaticamente la implosione sistemica , del resto nella patria del libero mercato i capitalisti ci hanno insegnato che, per quanto grandi siano le contraddizioni economiche e sociali, i dominati sono sempre un passo indietro rispetto ai dominanti e non sempre da situazioni favorevoli scaturiscono contraddizioni di classe e processi rivoluzionari.

Lo stesso discorso vale per i paesi europei, prendere atto di questa situazione dovrebbe indurci a fare quel salto di qualità nella comprensione della realtà che sembra invece ancora lontana.

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