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"I dieci giorni che sconvolsero il panorama politico italiano, parliamo dell'avvento al Governo di Mario Draghi". Il Domenicale di Controlacrisi, a cura di Federico Giusti
Sono trascorse poche settimane dal vergonoso appello , promosso da Anpi, Arci e sindacati concertativi, per una Grande alleanza democratica e antifascista e i promotori si trovano al Governo con Forza Italia, Lega e un nutrito drappello di tecnici imposti dalla Bce e dal Grande capitale nazionale ed europeo.

Chi aveva sottoscritto quell'appello pensando di aderire a un fronte antisovranista e democratico dovrebbe spiegarci come sia possibile dimenticarsi dei "buoni propositi" e sedersi al Governo con chi avevano giudicato una minaccia per la democrazia.

Nel nostro paese il camaleontismo politico regna incontrastato da decenni, non è retaggio della prima Repubblica ma costume diffuso e pratica politica tanto radicata quanto devastante per le classi subalterne.

In meno di due settimane abbiamo letto tutto e il contrario di tutto, i maestri del trasformismo sono il Mov 5 Stelle il cui guru, Beppe Grillo, giustifica la presenza nel nuovo Esecutivo come scelta coerente con quella idea di transizione ecologica che avrebbe animato il Movimento fin dalla sua nascita. Come la metteranno con la Tav? Faranno finta di niente come accaduto con il Tap e l'Ilva di Taranto.

C'è chi pensa che la presenza del centrosinistra al Governo sia perfino utile a ricostruire nel paese una pratica di governo democratica e innovatrice, indispensabile per far ripartire il paese e vincere le prossime elezioni politiche. La storia dovrebbe invece insegnare che quando la sinistra diventa stampella dei poteri forti le classi subalterne votano a destra introiettandone le parole d'ordine reazionarie e razziste.

La Lega per mesi ha spergiurato di non volersi mai sedere al tavolo del Pd e del Mov 5 Stelle mentre oggi sostiene il medesimo Governo.

E' arrivata l'ora dei competenti e del merito, del resto lo diceva anche Brunetta quando nella Pubblica amministrazione lanciava la campagna contro i fannulloni, raccontava che il tasso di assenteismo nella Pa necessitava di interventi risolutivi quando poi le statistiche hanno dimostrato che nel pubblico e nel privato il tasso di assenza per malattia si equivale.

Ma la campagna Brunettiana allora partori' i suoi frutti tanto che si imposero decurtazioni salariali per i primi 10 giorni di assenza stabilendo che il salario accessorio non andasse distribuito equamente premiando una minima parte del personale scelto con criteri a dir poco discrezionali .

Chi poi, come Cgil Cisl Uil, si dicevano contrari a Brunetta oggi sostengono il medesimo esecutivo e, all'ultimo rinnovo dei contratti Pubblici, si sono ben guardati da rimuovere i contenuti iniqui e vessatori di quella Riforma che invece è stata applicata .

Se guardiamo ai nomi del Ministri non troviamo solo esponenti della vecchia poliica ma espressione del nuovo corso tanto invocato da Confindustria e dai poteri forti di finanza ed economia.

Lo stesso presidente del Consiglio viene dal gotha della finanza mondiale. Leggiamo di un governo di competenti e volenterosi che premierà il merito, ideologie da 4 soldi sempre utili per offrire una immagine falsata della realtà. I ministri cosiddetti tecnici sono riconducibili non solo ad aree politiche ma soprattutto ad interessi particolari, sono ignoti al grande pubblico ma ben conosciuti tra i poteri che contano dei quali sono diretta espressione.

Il direttore della Banca d'Italia al ministero dell'economia, due ex rettori alla guida dell'istruzione, un incarico Governativo a Giorgetti della lLega, l'uomo gradito al potere economico del Nord che ha riportato il Carroccio nell'alveo delle politiche di compatibilità con l'euro da cui per altro mai è uscito nonostante i Bagnai di turno.

Un esecutivo frutto anche di compromessi tra le forze politiche ma la scelta dei Ministri risponde a una logica ben definita, assegnare gli incarichi importanti a uomini di fiducia del potere economico e politico dominante.

E a gestire le controriforme del Lavoro un ministro del Pd a conferma che le politiche di restaurazione necessitano di coperture a sinistra specie quando si tratterà di ripristinare i licenziamenti collettivi ridimensionando gli ammortizzatori sociali in nome delle politiche cosiddette attive.

Per Zingaretti il Governo Draghi servirà a contenere l'ascesa delle destre e il protagonismo dei due Mattei, i fatti ci diranno se questa previsione si dimostrerà, come pensiamo, errata e frutto di una visione della politica miope e fallimentare.

Se qualcuno pensa che questo sia il solo Governo di salvezza per il paese mente, è consapevole di dovere presto sostenere scelte antipopolari e non sappiamo con quale faccia potrà presentarsi agli elettori parlando di democrazia e di progresso, magari dopo avere sostenuto l'ennesima macelleria sociale.

Il Governo Draghi sancisce la fine di ogni presenza in Parlamento e nella società di quella che un tempo definivamo sinistra, un tempo, ormai lontano,ancorata alla difesa dei lavoratori . Quando si sostiene un Esecutivo fortemente voluto dalla Bce e da Confindustria si opera una scelta di campo ben precisa e contrapposta agli interessi delle classi subalterne, funzionale alla dittatura dello spread e del pareggio di Bilancio in Costituzione.

Un governo di competenti è cio' che volevano i poteri forti perchè il parametro di misurazione della competenza è solo la compatibilità con i poteri forti dell'economia e della finanza.

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