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Prezzo della Crisi del 09-04-2010: 'Civitavecchia, la vita di un operaio e il profitto di Enel'


di Daniele Nalbone
Civitavecchia. Torre Valdaliga Nord, la “centrale della morte”, come l’hanno ribattezzata gli abitanti del comprensorio, dove sabato scorso ha perso la vita Sergio Capitani, operaio 43enne di Tarquinia, da lunedì sarà nuovamente in funzione. Ma a che prezzo? Questa è la domanda che, nella cittadina portuale, si stanno facendo più o meno tutti. Quando si parla di prezzo, però, a Civitavecchia non si parla (solo) di vite umane, di feriti, di inquinamento ambientale, ma di soldi sonanti. Di cifre a sette zeri. Soldi che possono far quadrare, eccome, il bilancio di un’amministrazione per anni. Così, anche stavolta, Enel potrà continuare a far profitti sulla pelle di lavoratori e cittadini. Come? Grazie alla seconda ordinanza in due giorni emanata dal sindaco Moscherini che ha stabilito, dopo aver deciso (martedì) la chiusura per ispezioni sulla sicurezza dell’impianto, la riapertura dell’impianto (giovedì). Il tutto, però, solo dopo la presentazione di un dossier, stilato da Asl, Ispels e Inail, che darà il via libera alla centrale. Il dossier sarà consegnato in queste ore, ma ormai tutto è pronto per riavviare i motori della centrale a carbone. Con questo dossier in mano, Enel avrà prove importanti che stabiliranno che nell’impianto, oggetto di una dura inchiesta da parte della magistratura e degli ispettori al lavoro della provincia di Roma, non vi sono carenze strutturali in materia di sicurezza. Questo, però, potrebbe comportare, e qualche operaio e RLS se n’è accorto, una sorta di “faccia a faccia” tra enti preposti al controllo della sicurezza in sede di processo per la morte di Sergio Capitani. Della serie: da una parte, magistrati e ispettori sosterranno che la centrale Enel è tutt’altro che sicura, dall’altra Enel potrà difendersi “brandendo” il nulla osta di Inail, Ispels, Als e Comune. È così, di solito, che ogni processo si conclude con le colpe addossate unicamente ai lavoratori, ai suoi colleghi e, al massimo, a qualche superiore. È questo che, stavolta, non dovrà essere permesso, anche perché quanto sta emergendo in queste ore dalle indagini dimostra che Enel ha non poche responsabilità sulla morte del terzo operaio in meno di tre anni all’interno della centrale, tra zona cantiere ed area produzione. Dopo il colpo mortale al cranio causato dall’impatto contro un palo del ponteggio a seguito della fuoriuscita da un tubo in pressione di un potente getto di acqua e ammoniaca, Sergio Capitani è infatti rimasto in vita per quasi due ore. Per oltre trenta minuti è rimasto sul ponteggio in quanto non c’era spazio, e qui vi sarebbero evidenti responsabilità sulla progettazione, per accedervi con i mezzi di soccorso. Un ponteggio sul quale, da lunedì mattina, altri operai ricominceranno a lavorare, rassicurati dal fatto che a Torre Valdaliga Nord, secondo un’ispezione durata qualche giorno in una parte della centrale definita dai sindacati “zona franca” e nella quale nessun ispezione sulla sicurezza era stata condotta prima di ieri, non vi sono problemi strutturali di sicurezza…
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