Prezzo della Crisi del 22-07-2010: 'Edilizia, non è vero che le morti sul lavoro diminuiscono '
di Fabio Sebastiani per controlacrisi.org
Come volevasi dimostrare. Basta grattare un po’ sotto la patina trionfalistica dell’”editto del principe” ed ecco venir fuori la realtà della situazione per quanto riguarda gli incidenti sul lavoro. Due giorni fa l’Inail diceva che gli incidenti mortali erano calati del 3% al netto della crisi. Cioè, scontando una diminuzione dell’attività produttiva del 5% nel 2009 e tolta la disoccupazione procurata dalla crisi economica, veniva fuori un quadro tutto sommato “rassicurante”. Il punto, ci siamo permessi di obiettare, è che il “netto” era stato calcolato in modo troppo ufficiale, ovvero non tenendo conto delle cifre reali sulla disoccupazione, a cominciare dal lavoro nero, che secondo Bankitalia viaggiano ormai intorno al 16%. Bankitalia, infatti, tiene conto, contrariamente a quanto fa l’Istat, anche di coloro che hanno rinunciato a cercare un lavoro. Questo vuol dire che l’incidenza della crisi sull’attività produttiva è molto più alta di quanto calcola l’Inail. Manca, poi, e oggi arriva la conferma, una soddisfacente analisi settoriale. La “media del pollo” utilizzata dall’Inail, non tiene conto del peso relativo dei vari settori. I settori che pesano di più sugli incidenti mortali sul lavoro sono anche quelli che hanno avuto decrementi più significativi nell’attività. Questo non è stato adeguatamente calcolato dall’Inail, che preferisce fare un unico calderone. Oggi la Cgil fa sapere, che in edilizia, per esempio, le morti sul lavoro aumentano in un anno del 15,82% rispetto alle ore lavorate (e dell'11,80% rispetto agli addetti del settore), mentre gli infortuni diminuiscono dell'1,55% rispetto alle ore lavorate (e del -5,58% rispetto agli addetti). La Fillea Cgil, ha messo a confronto i dati Inail (secondo i quali, nel 2009, nelle costruzioni, gli infortuni sono calati del 16,2% e le morti dell'1,4%) con quelli delle Casse edili sulle forze di lavoro, sulle ore lavorate, sulle ore di infortunio e su permessi e malattie. Incrociando questi dati, avverte il sindacato, lo scenario degli infortuni e delle morti nel settore delle costruzioni cambia. Non solo. «Sappiamo - dice il sindacato - che sempre più spesso sui piccoli infortuni la tendenza dei datori di lavoro è proporre al lavoratore di prendersi qualche giorno di malattia o permessi. In questo modo, si evitano accertamenti da parte degli organi ispettivi e si evitano aumenti delle polizze assicurative».
Ecco la realtà della situazione, difficile da capire da un freddo osservatorio matematico.
Come volevasi dimostrare. Basta grattare un po’ sotto la patina trionfalistica dell’”editto del principe” ed ecco venir fuori la realtà della situazione per quanto riguarda gli incidenti sul lavoro. Due giorni fa l’Inail diceva che gli incidenti mortali erano calati del 3% al netto della crisi. Cioè, scontando una diminuzione dell’attività produttiva del 5% nel 2009 e tolta la disoccupazione procurata dalla crisi economica, veniva fuori un quadro tutto sommato “rassicurante”. Il punto, ci siamo permessi di obiettare, è che il “netto” era stato calcolato in modo troppo ufficiale, ovvero non tenendo conto delle cifre reali sulla disoccupazione, a cominciare dal lavoro nero, che secondo Bankitalia viaggiano ormai intorno al 16%. Bankitalia, infatti, tiene conto, contrariamente a quanto fa l’Istat, anche di coloro che hanno rinunciato a cercare un lavoro. Questo vuol dire che l’incidenza della crisi sull’attività produttiva è molto più alta di quanto calcola l’Inail. Manca, poi, e oggi arriva la conferma, una soddisfacente analisi settoriale. La “media del pollo” utilizzata dall’Inail, non tiene conto del peso relativo dei vari settori. I settori che pesano di più sugli incidenti mortali sul lavoro sono anche quelli che hanno avuto decrementi più significativi nell’attività. Questo non è stato adeguatamente calcolato dall’Inail, che preferisce fare un unico calderone. Oggi la Cgil fa sapere, che in edilizia, per esempio, le morti sul lavoro aumentano in un anno del 15,82% rispetto alle ore lavorate (e dell'11,80% rispetto agli addetti del settore), mentre gli infortuni diminuiscono dell'1,55% rispetto alle ore lavorate (e del -5,58% rispetto agli addetti). La Fillea Cgil, ha messo a confronto i dati Inail (secondo i quali, nel 2009, nelle costruzioni, gli infortuni sono calati del 16,2% e le morti dell'1,4%) con quelli delle Casse edili sulle forze di lavoro, sulle ore lavorate, sulle ore di infortunio e su permessi e malattie. Incrociando questi dati, avverte il sindacato, lo scenario degli infortuni e delle morti nel settore delle costruzioni cambia. Non solo. «Sappiamo - dice il sindacato - che sempre più spesso sui piccoli infortuni la tendenza dei datori di lavoro è proporre al lavoratore di prendersi qualche giorno di malattia o permessi. In questo modo, si evitano accertamenti da parte degli organi ispettivi e si evitano aumenti delle polizze assicurative».
Ecco la realtà della situazione, difficile da capire da un freddo osservatorio matematico.
Leggi tutti i prezzi della crisi...





