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Cile, a un anno dalla liberazione dei 33 minatori
Un anno fa venivano liberati i 33  minatori cileni intrappolati sottototerra nel deserto di Atacama. Chi vi scvrive se lo ricorda bene perché seguí tutta la vicenda sul posto. Le conseguenze post traumatiche, insegnano gli esperti, si devono valutare sui lunghi periodi; oggi molti di loro non stanno certo bene. Quindici di loro di trova senza lavoro, molti sofforno d'insonnia, diabete, alcolismo. Il presidente Pinera fu motlo presente in quei giorni, al punto da trarne un grande consenso politico, che si è rivelato poi alquanto effimero. Tre cileni su quattro stavano con lui; oggi, con la protesta degli studenti a farla da padrone, la sua popolarità è crollata al 22%. Il Cile si è dimenticato in fretta dei suoi "eroi" e ora si interroga su che modello di paese adottare per i prossimi anni. Quello vincente, roboante, attivissimo in economia ma con una distribuzione della ricchezza ancora deficitaria nei confronti di gran parte della popolazione sembre non bastare più. Il Cile dei miracoli, dove la settimana lavorativa è di 45 ore e le banche applicano mutui con tassi di interesse molto alti per poter comprarsi una casa o finanziare gli studi universitari dei propri figli. In crisi c'è anche il modello politico basato sui due blocchi di potere, centrosinistra e destra, molto simili nella concezione dell'economia e che oggi hanno bisogno di ripensare la loro strategia per non perdere consenso e popolarità. La sfida disperata dei 33 "mineros" oggi è stata raccolta da milioni di giovani nati in democrazia e che vogliono un paese migliore.
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