Sabato 25 Gennaio 2020 - Ultimo aggiornamento 11:13
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi
L’operaio che muore per salvare il compagno

UN OPERAIO GENEROSO – Salvatosi dall’esplosione iniziale, Gatti molto probabilmente era tornato indietro per recuperare il corpo di un suo collega, Davide, ora ricoverato in gravi condizioni. Ne parla il quotidiano Brescia Oggi in un articolo a firma di Giancarlo Chiari:

Forse è stata l’innata generosità a tradirlo; nel tentativo di salvare il collega imprigionato nella fabbrica che è esplosa potrebbero aver inalato sostanze velenose prodotte dalla combustione all’interno dell’edificio. Così Paratico piange Ferdinando Gatti, 49anni, l’operaio deceduto domenica sera all’Ospedale San Martino di Genova, investito sette giorni fa con il compaesano e compagno di lavoro, Davide Siroli, 21 anni, dalla tremenda esplosione del silos che stavano sistemando nell’Industria Mangimi Brescia di Orzinuovi Gatti, uno degli operai più esperti dell’azienda di Paratico specializzata in impianti per produrre mangimi, non ce l’ha fatta anche se al momento del ricovero le sue condizioni sembravano meno gravi di quelle del compagno. Sposato, padre di due figlie, residente nel centro storico di Paratico, da 30 anni al lavoro nella Smac, era un punto di riferimento per la sua serietà e per l’esperienza.

INDIETRO PER RECUPERARE DAVIDE – Ferdinando con buone probabilità non è stato ucciso dalle fiamme o dallo scoppio del gas, ma dalle sostanze inalate nei minuti immediatamente successivi il disastro. Continua Chiari su Brescia Oggi:

Ad ucciderlo più della scoppio dei gas innescato dalla fiamma ossidrica sembra sia stato ciò che ha respirato in quei fatali minuti. Stimato da tutti, a Paratico, per la sua serietà, in paese raccontano che il 49enne, uscito dal disastro con le sue gambe e gli abiti bruciacchiati sarebbe ritornato indietro per recuperare Davide che aveva ustioni su tre quarti del corpo ed ora è ricoverato in gravi condizioni al Bufalini di Cesena. La generosità potrebbe averlo tradito, facendogli inalare sostanze che pochi giorni fa avevano fatto precipitare le sue condizioni. La famiglia si è chiusa nel riserbo, circondata dall’affetto dei compaesani come ha dichiarato il sindaco Maria Giulia Venturi: «Ho espresso alla moglie, venuta questa mattina in Comune per le pratiche, il cordoglio di tutta la nostra comunità che ha pregato e sperato fino all’ultimo». I funerali potranno esser celebrati solo dopo l’autopsia per capire quali siano state la cause della morte sopraggiunta per le complicazioni polmonari.

Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi