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Semplificazioni (mortali)
Si chiama Duvri e sta per Documento di valutazione dei rischi: serve a valutare appunto i rischi del lavoro nei cantieri (dove spesso convivono più ditte e ognuna fa come gli pare soprattutto in tema di sicurezza).
Si chiamano Psc e Pos, e stanno rispettivamente per Piano di sicurezza e coordinamento e Piano operativo di sicurezza, due atti formali che il datore di lavoro deve redigere nei cantieri prima di iniziare l'attività.
Si chiama titolo IV, ed è quello che nel Testo unico sulla sicurezza sul lavoro riguarda i cantieri mobili e temporanei.
Si chiama Asl e sta per Azienda sanitaria locale, cui spetta anche il compito di vigilanza sulle norme urbanistiche ivi compresa la sicurezza nei locali di lavoro.
Scordateveli. L'ormai famoso decreto «Fare» in pratica depenna (o quasi) tutta la materia. Abrogata. Tabula rasa. Veramente loro, i Pensatori del decreto, la mettono sotto un'altra luce, persino accattivante, e la chiamano con una parola moderna, molto trendy: la chiamano «Semplificazione». Una roba utilissima, fatta a fin di bene, il già noto "bene del Paese": serve, dicono i Pensatori di cui sopra, appunto a semplificare, sveltire, sburocratizzare, togliere lacci e laccioli alle imprese di costruzione, all'edilizia tutta; e con ciò, con una semplice Semplificazione, ottenendo il duplice scopo di aumentare l'attività - sarà assai più facile aprire cantieri, ad esempio - e di diminuire i costi. Insomma un congruo risparmio, o, se volete, un discreto guadagno (l'hanno già calcolato in almeno 3-4 miliardi di euro).
Una gran bella Semplificazione. Tutta devoluta sul versante della sicurezza sul lavoro. Per dire, tutta sulla pelle di chi vi lavora, nei cantieri, a costo zero. Niente più Duvri, niente Psc né Pos, il Titolo IV è abolito e quanto alla Asl, tranquilli, non ha più l'onere fastidioso di controllare l'idoneità dei luoghi di lavoro. Persino l'obbligo per il datore di lavoro di comunicare alla polizia entro 3 giorni, che so, un infortunio grave sul lavoro o magari un morto, adesso non c'è più. Basta una mail, non c'è mica tempo da perdere...
Dopo tutto, si tratta solo di infortuni sul lavoro, di morti accidentali dette anche chissà perché morti bianche. Una roba vecchia, ripetitiva, persino ovvia: inutile star lì a perderci sopra tempo e denaro. Lo sanno tutti, se fai il muratore lo fai a tuo rischio e pericolo. Si usa così. Quel regista, Dmytryk, nel 1950 ci ha persino fatto sopra un film, si chiamava "Cristo tra i muratori", e si può vedere benissimo ancora oggi: un muratore che lavora in nero, la morte atroce, mille dollari di risarcimento alla vedova, cosa c'è di più comune?
Andate all'Aquila e dintorni, cantieri post terremoto, e lo vedrete. In un mese e mezzo hanno perso la vita due operai rumeni, Vasili Copil e Vasili Gradinaru, uno è volato giù da dieci metri, l'altro l'ha fatto a pezzi una ruspa.
Nei cantieri infatti si muore così. Perché si cade (42,55%), perché si è travolti dai mezzi meccanici (20,85%), perché si è sepolti dai materiali (14,89%). C'è la statistica: 15 mila morti in dieci anni. Quattro al giorno. Uno ogni sette ore. In Europa ogni 3,5 minuti muore un lavoratore. E noi siamo al primo posto.
C'è la statistica. Folgorati dai cavi ad alta tensione, sepolti vivi nelle colate di cemento, caduti da ponti altissimi su quali lavorano senza casco. Ad esempio nei cantieri della Salerno – Reggio Calabria. Valerio Messuti aveva appena 21 anni; un blocco di argilla si stacca dal fronte di scavo e lo colpisce alla testa. Rocco Palumbo, 32 anni, cade da un ponteggio alto sette metri in quello che è chiamato il "cantiere killer" di Palmi. Era su un pilone in costruzione Salvatore Pagliaro, 50 anni, precipita dall’altezza di 8 metri. Nei cantieri di Bagnara un quarantunenne perde la vita folgorato da un cavo ad alta tensione. Un ventinovenne muore a Pontecagnano stritolato sotto il rullo compattatore. Un operaio di 27 anni muore a Campotenese schiacciato sotto l' elevatore... E ieri ad Assago Khaled Farouk, 34 anni, è morto schiacciato sotto le attrezzature mentre stava smontando il palco dei Kiss dopo il concerto. E sempre ieri a Nuvolera (Brescia) Valerio Sgotti, 70 anni, è stato inghiottito dalla montagna di marmo che si si è staccata dalla cava in cui lavorava.
Aspettando la Semplificazione.
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