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Disastri in Bangladesh, grandi ditte chiamate ad assumersi la responsabilità
L’11 e 12 settembre a Ginevra i brand coinvolti, tra cui Walmart, Benetton e Mango, sono stati invitati da IndustriALL Global Union per la definizione del risarcimento, stimato in 54 milioni di euro per il Rana Plaza e in 4,3 milioni per la Tazreen

Continua l’impegno della campagna Abiti puliti (Clean cloche campaign) per un giusto risarcimento alle vittime dell’incendio della Tazreen fashion dello scorso novembre, costato la vita ad almeno 112 persone, e del crollo dell’edificio Rana Plaza del 24 aprile (1.133 morti), entrambi avvenuti in Bangladesh. Tutti i brand coinvolti – tra cui Walmart, Benetton, Mango - sono stati invitati alle riunioni per la definizione del risarcimento in programma a Ginevra i prossimi 11 e 12 settembre, convocate da IndustriALL Global Union, con la partecipazione “neutrale e indipendente” dell’Ilo. Sono stati invitati anche rappresentanti del governo e dell’associazione degli imprenditori tessili bengalesi (Bgmea).

Il risarcimento stimato per il Rana Plaza supera i 54 milioni di euro (71 milioni di dollari). Per la Tazreen ammonta a circa 4,3 milioni di euro (5,7 milioni di dollari). “Queste cifre - precisa la referente della campagna in Italia, Deborah Lucchetti - comprendono il risarcimento per il dolore e la sofferenza, così come la perdita a lungo termine delle entrate per le famiglie dei lavoratori deceduti e per i lavoratori feriti non in grado di tornare al lavoro”.

Le cifre sono più alte se si includono le spese mediche per i feriti, il sostegno psicologico e il risarcimento per i salari persi e le spese legali. Dietro a questi numeri ci sono storie come quella di Fatima, addetta alla cucitura alla Tazreen. "Mio marito è morto tre anni fa - racconta -. Da allora, vivo con mio figlio di 5 anni. Proprio quando volevo iscriverlo a scuola sono rimasta ferita. Dopo mesi di farmaci riesco appena a camminare e se lavoro troppo a lungo alla macchina il piede che uso per pedalare si gonfia”. Il Bgmea non ha pagato niente e non ha ricevuto nulla dal governo. “Se potessi in qualche modo riuscire a comprare una macchina da cucire da usare a casa, potrei vivere di questo reddito e prendermi cura di mio figlio ".
Oltre alla spagnola Mango, anche le imprese italiane coinvolte, fra cui Benetton, Manifattura Corona, Yes Zee e Piazza Italia rifiutano di partecipare all’incontro convocato dai sindacati. “Ma i consumatori da tutta Europa attraverso i social network stanno chiedendo loro di partecipare e di pagare il risarcimento ai sopravvissuti del Rana Plaza” conclude Lucchetti, che chiede anche la definizione di “un meccanismo che garantisca che il denaro venga distribuito in modo trasparente, cosi che le persone colpite possano ricominciare a vivere”. Infatti ad ora una piccola parte dell’indennizzo è stata pagata alle vittime, ma “del tutto insufficiente” e le informazioni su chi ha ricevuto il denaro sono contraddittorie e mancano di trasparenza. (gig)

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