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Rovigo, quattro operai morti in fabbrica. Prc: "Non sono mai 'incidenti', il governo pensi a rafforzare le tutele invece che toglierle"
Quatro operai sono morti nella fabbrica dove lavoravano per aver respirato alcune sostanze chimiche. Secondo la ricostruzione sono stati uccisi da una nube tossica di acido e ammoniaca prodotta dalla reazione chimica di fanghi trattati con acido solforico.

Si tratta di operai della Co.Im.Po di Adria, una ditta per lo smaltimento di rifiuti speciali di Cà Emo (Rovigo). I loro nomi: Nicolò Bellato, 28 anni, e Paolo Valesella, 53, entrambi di Adria, Marco Berti, 47, e Giuseppe Valdan, 47, di Campolongo Maggiore (Venezia).

C'è anche un quinto operaio coivolto nell'incidente ed attualmente ricoverato in gravi condizioni in ospedale. 

Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha definito l’incidente di Adria come "una tragedia tra le più devastanti" per il mondo del lavoro in Veneto. "Onestamente - ha aggiunto - debbo dire che non ci aspettavamo un incidente sul lavoro come questo, perché il Veneto è conosciuto ed apprezzato come una regione sicura. Con il bilancio attuale possiamo dire che questa è tra le più devastanti tragedie che il Veneto ha subito".

Tanti i messaggi di condanna per quanto accaduto e di cordoglio, tra cui quello del presidente Napolitano. Sul fronte sindacale, c'è da registrare la forte presa di posizione di Usb. "Un tributo di morte inaccettabile- dichiara Franca Peroni dell’esecutivo nazionale USB– , veri e propri omicidi spesso considerati solo un "effetto collaterale" ma che in realtà sono il frutto del sistema degli appalti e sub-appalti al massimo ribasso, del lavoro nero, della  precarietà. Ma non nascondiamoci dietro un dito: l'insicurezza crescente sui cantieri è frutto della fretta, dei "cottimi", dei tempi che vengono via via compressi, mettendo il lavoratore di fronte alla rincorsa sfrenata del compimento del proprio lavoro nel minor tempo possibile. Si muore troppo spesso, e nel settore dell'igiene ambientale, i numeri cominciano a diventare eccessivi". "Fanno specie le postume visite sul luogo del misfatto e le addolorate dichiarazioni di costernazione di chi (dalla senatrice leghista Munerato al Presidente della Regione Veneto) - continua Peroni - ai vari livelli Amministrativi e politici dovrebbe intervenire…ma prima! Di questo si dovrebbe occupare il Governo, altro che "job Acts", di garantire un diritto fondamentale: quello della vita, troppo spesso spezzata nei luoghi di lavoro anzicchè demolire il diritto alla reintegra e a conservare il posto di lavoro a fronte di un licenziamento illegittimo”. La Unione Sindacale di Base risponderà  a questo ennesimo Omicidio sul Lavoro, oltre che con il cordoglio e la vicinanza alle famiglie,  con una campagna di mobilitazione contro le privatizzazioni e gli appalti al massimo ribasso "che sono le cause principali di questi fatti tragici. Chiamiamo i  lavoratori e le  lavoratrici alla  mobilitazione e alla vigilanza sui posti di lavoro e nei territori per contrastare la spending review delle vite umane.  Non ci piegheremo ai ricatti del Job Acts, delle spending review e delle leggi di stabilità. Un  lavoro dignitoso, sicuro, e veramente tutelato prima di tutto!”.

“Sollecitiamo la Magistratura a fare al più presto luce su quanto accaduto oggi - si legge in una nota firmata dalla Cgil - e allo stesso tempo saremo al fianco dei lavoratori e delle famiglie perché sia fatta chiarezza al più presto. Un impegno però che deve investire anche il fronte politico: non bisogna, infatti, abbassare la guardia sulla questione sicurezza. E' necessario fare della prevenzione nei confronti degli incidenti sul lavoro, della questione salute, così come delle malattie professionali, un impegno centrale per il nostro paese e per il sistema produttivo tutto”, conclude la Cgil". 

Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista: "Esprimiamo tutto il nostro cordoglio per la morte dei quattro operai ad Adria alle famiglie, agli amici e a tutti i lavoratori dello stabilimento, e ci auguriamo che il quinto operaio possa guarire.
La magistratura appurerà lo svolgimento puntuale dei fatti, ma le morti sul lavoro non sono mai “incidenti”. Alla base c’è sempre la pressione sui lavoratori, la mancanza o l’insufficienza di investimenti in sicurezza, un’organizzazione del lavoro pensata prima di tutto per garantire utili anche a scapito dell’incolumità e della salute dei lavoratori.
Ed è inaccettabile che il governo invece di intervenire per rafforzare le tutele, voglia togliere ancora diritti e garanzie a chi lavora: chi è in grado di far rispettare le regole sulla sicurezza se è sottoposto quotidianamente alla minaccia del licenziamento?"

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