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258 uccisi dall'amianto. A Torino si apre il processo Eternit Bis
Al via martedì 12 maggio a Torino il processo Eternit Bis, che vede come imputato l'ex amministratore delegato del gruppo belga, Stephan Schmidheiny, accusato di omicidio doloso aggravato nei confronti di 258 persone, tra ex lavoratori e residenti, morti tra il 1989 e il 2014 per mesotelioma pleurico causato dall'amianto. Schmidheiny era già stato condannato dalla Corte d'Appello di Torino a 18 anni di carcere per disastro, ma poi definitivamente prosciolto per prescrizione del reato. L'udienza preliminare si svolge nella maxi aula 1 del Palazzo di giustizia di Torino dinanzi al giudice Federica Bompieri.  

I pm Raffaele Guariniello e Gianfranco Colace sono convinti che l'elvetico, pur conoscendo il problema, fece poco o nulla per modificare le "enormemente nocive condizioni di polverosità" nelle fabbriche. E portò avanti "una politica aziendale" che provocò una "immane esposizione ad amianto di lavoratori e cittadini". Il tutto per "mero fine di lucro". Con il contorno supplementare di una "sistematica e prolungata campagna di disinformazione".

La difesa del magnate svizzero punta invece sul principio del  ne bis in idem . "I fatti sono gli stessi del processo precedente", affermano il professor Astolfo Di Amato e Guido Carlo Alleva difensori di Schmidheiny nel processo Eternit bis. Quanto all'accusa di omicidio volontario mossa dalla procura di Torino, Di Amato dice: "A noi sembra una forzatura. Immaginare che siano stati investiti 75 miliardi di vecchie lire per uccidere le persone non è logico".

"Non avremmo dovuto arrivare a questo punto", è il commento di Angelo Marinotto, 78 anni, di Casale Monferrato, che è presente al Palazzo di Giustizia di Torino per costituirsi parte civile al processo Eternit bis. "Comunque - aggiunge il concittadino Tommaso Anello, 61 anni - il mondo ha capito il nostro dramma. Il mondo sì e i giudici di Roma no: non dovevano prescrivere un reato che ancora oggi miete sessanta vittime all'anno". 
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