La bomba d’acqua scoppiata nel pomeriggio di martedì ha fatto letteralmente esplodere i fiumi Vara e Magra, intasati dalle numerosissime frane che hanno creato dighe di detriti poi deflagrate dall’urto di una corrente spaventosa, creando tanti piccoli Vajont. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: 8 morti e 8 dispersi, un bilancio non distante da quello dell’alluvione di Firenze del 1966. Nella vicina Aulla, nella provincia di Massa Carrara, distante pochi chilometri dalla foce del Magra, il fiume ha distrutto tutta la parte nuova della città. E proprio ad Aulla ieri è giunto il ministro Matteoli, accolto da fischi dalla popolazione disperata che ha attaccato l’intero governo gettando palate di fango al ministro e al suo entourage. Matteoli ha assicurato 65 milioni di euro da parte del governo, ma la rabbia della gente è generata dalla sensazione di abbandono di un’intera classe politica, a tutti i livelli, interessata solo all’emergenza e non alla prevenzione.
Questa tragedia si poteva parzialmente evitare con un’adeguata campagna d’informazione, oltre a un’attenta politica di pulizia dei boschi e degli alvei fluviali. E ovviamente lo stop alla cementificazione selvaggia. Ma la filosofia dell’abuso condonato e del cemento facile per incassare gli oneri di urbanizzazione e sopperire così ad anni di tagli governativi, ha prodotto il disastro. Una cultura del territorio abbandonata alle logiche del profitto e della proterva cecità di chi lo amministra: i risultati si vedono con la vendetta spietata della natura. Pare che sia in arrivo nei prossimi giorni lo stesso Berlusconi. La popolazione saprà come accoglierlo a dovere.
Intanto è attiva una grande macchina della solidarietà, coordinata dalla prefettura spezzina e dalla protezione civile. Assieme alle forze dell’ordine e a quelle di soccorso, sono giunti volontari da ogni parte d’Italia, per portare il proprio contributo all’interno di singole associazioni. Rifondazione Comunista della Spezia, unico partito, ha attivato fin mercoledi la propria solidarietà attiva, subito dislocata dalla protezione civile a Fiumaretta e lo farà assieme alle Brigate della solidarietà attiva che in maniera autonoma lavorano con i compagni del PRC nello spalare fango. In tre giorni i compagni hanno aiutato una popolazione in gravi difficoltà morali e materiali a spazzare le strade dall’ondata di fango e a liberare le case dagli oggetti distrutti.
Le fila dei volontari stanno crescendo giorno dopo giorno. Oggi a Fiumaretta erano in quaranta, riconoscibili dal fazzoletto rosso attorno al braccio, giunti da Viareggio, da Torino, da Parma. Stanno arrivando i compagni delle Brigate della solidarietà attiva e del PRC da Perugia, gli stessi che si sono che già si sono distinti due anni fa all’Aquila in soccorso ai terremotati abruzzesi, e lo scorso anno durante l'alluvione in Veneto. I locali della federazione Prc di via Lunigiana alla Spezia, ed altre strutture del partito spezzino, fungeranno da dormitorio per i volontari. Già da domani la squadra sarà dislocata a Borghetto, dove risultano ancora dei dispersi. Armata di pala e stivali, Rifondazione ha dato una risposta concreta a questa gente, non le chiacchiere da rassegna stampa. Per le polemiche e per un forte e immediato ragionamento generale sullo stop al consumo del territorio, ci sarà tempo nelle prossime settimane. Ora rimbocchiamoci tutti le maniche. Chi vuole aggiungersi contatti il numero della federazione 0187 525045, il sito internet www.rifondazionelaspezia.it e il profilo facebook prclaspezia.
PAOLO MAGLIANI (resp. Comunicazione Prc)





