Prezzo della Crisi del 04-05-2011: 'Da Zarzis a Ventimiglia'
di Stefano Galieni
Sono i giovani della rivoluzione tunisina, quelli cresciuti con Ben Alì come noi siamo cresciuti con la dittatura del berlusconismo. Loro hanno vinto, il tiranno è cacciato ed adesso la voglia di libertà si traduce non solo nel fervore che scuote il paese ma anche nella voglia di affrontare l’occidente a testa alta, in cerca di un futuro e non di carità. Sono partiti da Sfax, Zarzis, Djerba, laddove il turismo per almeno un paio di anni non offrirà prospettive occupazionali, sono partiti sperando nel sogno occidentale, vedendo i nostri governi liberisti che si sperticavano in lodi e applausi per la loro rivoluzione democratica. In Italia hanno trovato prima la collina della vergogna a Lampedusa, fra freddo, pioggia, rifiuti e indifferenza, poi la detenzione in tendopoli e caserme, infine un pezzo di carta valido sei mesi che costituisce un inganno squallido che solo questo governo poteva partorire. Sono arrivati in 23 mila, in 4 mesi, tanto da far parlare di emergenza nazionale in un paese di 60 milioni di abitanti, per la loro “accoglienza” il governo ha stanziato fondi che finiranno in gran parte nel pozzo nero di un assistenzialismo affaristico gestito sempre dai soliti noti. In molti sono spariti nel nulla, permesso o meno, hanno trovato un appoggio in qualche angolo di Europa, in molti vagano da sud a nord, passano per la Stazione Termini di Roma, ricevono ospitalità per un giorno o due in centri privi anche di servizi igienici e poi un biglietto ferroviario per togliersi dalle scatole, per andare ad intasare il confine francese o disperdersi nel profondo nord. Hanno voglia di parlare ma non di suscitare pena o compassione, sono arrabbiati con un continente che li ha illusi, con i sogni interrotti dalle notti passate a vagabondare per le città, hanno conosciuto il volto più cupo e misero della sedicente “settima potenza industriale”. Ma è anche accaduto altro. Sin da Lampedusa hanno incontrato sguardi e gesti diversi, piccoli gruppi forse, di uomini e donne che parlavano un altro linguaggio, quello della fratellanza mediterranea. A Lampedusa sono presenti dall’inizio, gruppi di antirazzisti che hanno messo in piedi un vero e proprio presidio democratico, il Forum antirazzista di Palermo, l’Associazione Askavuza, la campagna “Welcome”, le Brigate di Solidarietà attiva, soggetti che difficilmente finiscono nei circuiti mediatici, troppo scomodi e imbarazzanti per l’ “accogliente Italia”. E quando sono iniziati i trasferimenti chi poteva si è attivato, a Trapani, presso la tendopoli di Kinisia, l’associazione 29 dicembre e i giovani comunisti, ad Agrigento e Caltanissetta gli osservatori antirazzisti, a Catania la Rete antirazzista Catanese, a Manduria, Emergency, l’Arci e l’associazione Finis Terrae, a S. Maria Capua Vetere la rete antirazzista campana. E a salire, in ogni luogo in cui arrivavano o transitavano ragazzi tunisini scattavano meccanismi di accoglienza informale che si sostituivano a quella istituzionale, costruivano rete e relazioni, trasformando i numeri in persone. A Roma ormai da un mese, presso la Stazione Termini, ragazzi tunisini che già vivono in Italia hanno mollato le proprie incombenze per dare una mano ai compatrioti, aiutati dal Prc e da pochi altri, a Milano, sempre alla stazione si muovono le Brigate di solidarietà, a Padova, il Prc ha sostenuto le rivendicazioni di un centinaio di ragazzi, a Bergamo, con l’aiuto delle Brigate, il Prc, ha messo a disposizione la propria sede come spazio di accoglienza. Una rete telefonica che segue a volte i singoli casi più vulnerabili, che si comunica situazioni critiche e soluzioni praticabile, un modo di sopperire ad una cialtroneria istituzionale micidiale. Non basta, ora si avvicina il tempo delle vertenze vere e proprie, bisognerà fare in modo che chi ha avuto il permesso temporaneo possa rinnovarlo se ha trovato lavoro (stagionale, indeterminato, al nero o quant’altro) che possa rientrare nel prossimo decreto flussi, che non finisca nel tritacarne della clandestinità. Il governo sta già predisponendo la trasformazione di tre centri di accoglienza (Kinisia, S.Maria Capua Vetere, Palazzo S. Gervasio) in Centri di identificazione e d espulsione temporanei. Bisogna rifiutare l’esistenza stessa di queste strutture e impedire, ad ogni costo, che prevalga la logica che accomuna Sarkozy e Berlusconi, quella del rimpatrio illegale.
Leggi tutti i prezzi della crisi...





