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I cinquemila del PalaPanini. Con la Fiom
Cinquemila lavoratori e lavoratrici Fiom hanno salutato la relazione di Landini al PalaPanini di Modena, in occasione dell’assemblea nazionale dei delegati del più grande sindacato metalmeccanico italiano, con un lungo ed emozionante boato. Il segretario ha tirato la giacchetta ai politici: «Monti sta massacrando il Paese, va fermato. La politica ha delegato tutto ai cosiddetti tecnici, che, a braccetto con Confindustria, hanno lanciato l’assalto ai diritti». Ha ricordato che da sabato si parte con le firme per i referendum sull’articolo 18 e sull’articolo 8, e ha chiesto coerenza alle forze politiche. «Vogliamo capire, che ci dicano prima delle elezioni da che parte stanno. Non facciamo sconti, e non vogliamo avere sorprese dopo». Landini si è rivolto con chiarezza anche alla Cgil: «Il 16 novembre faremo lo sciopero generale di tutti i metalmeccanici. Sarà anche una giornata di mobilitazione studentesca, e per noi è centrale incrociare il tema del lavoro con il tema dei saperi e della conoscenza. Chiediamo che anche la Cgil metta in campo tutte le iniziative necessarie, in particolare lo sciopero generale di tutto il mondo del lavoro». Il tavolo aperto tra governo e parti sociali sulla produttività non lascia presagire nulla di buono: «Vogliono che si lavori di più, con meno salario e meno tutele. Se la discussione è questa, la Cgil deve andarsene, e lottare». Anche il negoziato in corso tra Federmeccanica, Film e Uilm non va certo meglio. «Ora va di moda criticare Marchionne, lo fa anche quel giovane che è candidato alle primarie» ha affermato con ironia Landini. «Ma fino a poco tempo fa voleva spiegare ai lavoratori della Fiat sotto ricatto come votare in fabbrica. Quelli che volevano dare lezioni di voto dovrebbero scusarsi con gli operai». Anche se il manager con il maglioncino non trova più molti seguaci, ha però fatto scuola: Federmeccanica vuole che gli accordi della Fiat si estendano a tutto il settore metalmeccanico. «Consigliamo a Film e a Uilm di non ripetere più gli errori del passato, perché sarebbe un danno incalcolabile se firmassero anche questa volta». Landini ha sottolineato la necessità di ritornare alla Costituzione e di applicarla: «Sarebbe un fatto rivoluzionario». Andrebbe ridiscusso anche il concetto di “interesse generale”: «Ci devono spiegare perché noi dobbiamo accettare il taglio della sanità, dell’occupazione e dei diritti in nome dell’interesse generale, mentre il governo lascia le grandi imprese, a partire dalla Fiat, libere di fare quello che vogliono». 

La discussione ha fatto emergere una grande sintonia con le parole e i giudizi di Landini. Il giuslavorista Umberto Romagnoli ha definito la Fiom «l’organizzazione sindacale, in Italia, con il più alto profilo storico e culturale». Si è poi soffermato sulla continuità evidente tra le politiche del governo Berlusconi e del governo Monti, «non solo, ma soprattutto sul terreno del lavoro». Stefano Colombini, segretario Flc Cgil di Modena, ha detto, commentando le parole del Sindaco di Modena di saluto all’assemblea, critiche nei confronti di Monti: «Le condivido, ma bisognerebbe dire allora con chiarezza che il governo se ne deve andare. Ed è ora che la Cgil indica lo sciopero generale». Riccardo Laterza, intervenuto a nome degli studenti, ha ricordato come siano giuste le battaglie referendarie sull’articolo 8 e sull’articolo 18, ma come sia altrettanto importante mettere in discussione la precarietà. Elisa Guidi, delegata Fiom dell’Elettrolux di Forlì, ha letto alcuni articoli della Costituzione. «Il lavoro è al centro della nostra carta costituzionale, ma se mi guardo intorno, non ne trovo traccia nell’Italia di oggi». Orlando Maviglia, delegato della Magneti Marelli di Bologna, ha invece rivolto alcune critiche alla linea della Fiom. «Avremmo dovuto fare certi passi, come lo sciopero generale dei metalmeccanici, prima. E su alcune cose, ad esempio sull’accordo del 28 giugno, siamo diventati troppo teneri». Mirco Lami, operaio della Lucchini di Piombino, è invece sceso dalla ciminiera su cui era salito nei giorni scorsi per intervenire all’assemblea. «Una volta salire sui tetti era considerata una forma di lotta estrema, eccezionale. Oggi è diventata la normalità». Mimmo Loffredo, operaio Fiat di Pomigliano, ha sottolineato «il coraggio della Fiom, che ha lottato con noi anche a rischio della sua scomparsa. Io e i miei compagni ci siamo, e continueremo a lottare». Loffredo ha ricordato anche che in diversi Paesi europei sono cresciuti forti movimenti sociali contro le politiche di austerità, «e anche qui da noi ce ne sarebbe un gran bisogno». Elena Lattuada, intervenuta a nome della segreteria nazionale della Cgil, ha ricordato la manifestazione del 20 ottobre, che vedrà le maggiori realtà aziendali in crisi come protagoniste. «Le politiche del governo non vanno per niente bene; aggravano la crisi invece di risolverla». L’agenda di chi lotta e non abbassa la testa sta diventando sempre più fitta: i referendum, la manifestazione del 20, il “No Monti Day” del 27 ottobre, lo sciopero generale della Fiom. Non sarà facile cambiare, ma c’è chi ci prova davvero. A partire dai cinquemila del PalaPanini di Modena.

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