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Intervista a Maria Cristina Ferraguti, assessore Prc. Dal terremoto: fra i ragazzi delle brigate, la distanza del governo, il timore delle speculazioni.

Il nome di Cavezzo fino a quella orrenda notte del 20 maggio era apparso raramente sui giornali. Un tranquillo e operoso Comune della provincia modenese che è stato fra gli epicentri del sisma che ha colpito l’intera area. Le scosse continuano ma le persone reagiscono e si rialzano con i propri mezzi, Maria Cristina Ferraguti è una dei 4 assessori del Comune eletta per il Prc con una montagna di deleghe, dalle attività produttive agli interventi economici, alla comunicazione.

«Mentre parliamo sono presso uno dei due campi di accoglienza sfollati, quello del palazzotto dello sport. C’è una tenso struttura che è stata messa a disposizione e montata dal Prc e dai ragazzi delle Brigate di solidarietà attiva. Stanno organizzando giochi e laboratori di pittura, di fronte a me vedo tanti bambini che giocano, in fondo stanno montando un teatro di burattini. C’è una marea di ragazzi e si stanno organizzando parecchie iniziative per i prossimi giorni. È un gran bel lavoro da vedere».

Come sono stati accolti i compagni arrivati da fuori?

«Benissimo. In questo spazio c’è anche una colonna dell’Abruzzo della Protezione Civile, e poi si è creato un accampamento spontaneo di cittadini perché qui fuori c’è uno spazio aperto molto grande. Ci sono camper, roulotte, tende. Insomma c’è un gran da fare e occuparsi dei bambini e degli adolescenti è stato considerato un lavoro importantissimo dalla gente. Si tratta di una iniziativa che funziona e si rivela molto utile che viene vista con entusiasmo. Se i bambini stanno bene stanno meglio anche i genitori. I compagni hanno scelto di dedicarsi ad un bisogno concreto,la ricerca di costruire momenti di normalità, da dedicare al gioco, in cui portare serenità. Si tratta dell’unica cosa piacevole da vedere in questa sterminata distesa di tende e polvere».

E ai pasti per chi vive nelle tende chi provvede?

«La Protezione Civile ha garantito pasti per tutti ma l’intervento non si è ancora concretizzato. C’è una loro presenza che a volte è ingombrante e in due giorni dovrebbero garantire 1000 pasti, ma l’intervento per ora è garantito dai volontari che si sono attivati già dal 20 maggio. In parte grazie a strutture già presenti nel territorio che hanno garantito immediatamente 380 pasti al giorno, in parte da veri volontari giunti da ogni posto, soprattutto dalla Protezione di Rimini. Ma si tratta, come dicevo, di un volontariato reale e ti accorgi di quanto sono diversi dalla maniera con cui si pongono, da quello che fanno senza prendere un euro. Fanno cose in cui credono».

Le Brigate stanno facendo qualcosa anche per gli adulti?

«Si ci stanno lavorando. Per stasera (2 giugno) hanno organizzato un concerto, poi stanno mettendo in piedi una biblioteca. Si sta cercando in queste ore di fare il punto sul da farsi, a ruotare sono almeno 25 persone che non si fermano un momento, sono incredibili».

Intanto la terra continua a tremare

«Si ieri notte c’è stata una forte scossa, molto seria e anche questa mattina molte di entità minore, 3 gradi, Richter. Ormai le percepiamo solo parzialmente, cominciamo a perdere quasi sensibilità, per fortuna oserei dire. Stiamo quasi imparando a conviverci».

Sono crollati molti capannoni e molti edifici. Si poteva evitare?

«Guarda, vorrei trovare i termini giusti per parlarne. Nel nostro territorio fino al 2008 c’erano protocolli e normative di un certo tipo. La nostra zona era considerata con un rischio sismico quasi nullo. Quindi le strutture erano tarate per essere messe in sicurezza in un certo modo. Si sono rivelate inadeguate. Quelle realizzate dopo hanno resistito, erano variati i protocolli ed era stato riconsiderato il livello di sismicità. Ora si tratta di rivedere le istruttorie preesistenti per capire se sono state applicate le norme. I tecnici dovevano andare a verificare se, nelle strutture più vecchie, erano state apportate le modifiche richieste, se le travi erano state bullonate. A noi risulta di no. Alcune cose sono state fatte passare in modo scandaloso, non  è stato chiesto alle aziende di riadeguarsi. Ma oltre che dei capannoni vorrei aprire un discorso sull’ incredibile percentuale di crolli di edifici residenziali recentissimi. Fa impressione trovare le stesse imprese costruttrici, gli stessi referenti accostati ai crolli. È presto per valutazioni, dobbiamo fare riflessioni serie ma credo che ci siano già degli inquisiti, qui c’è stata una speculazione edilizia che ha dilagato».

E come pensate di procedere con la ricostruzione?

«Sto passando le giornate dal 20 a oggi a contatto con cittadini che manifestano l’intenzione di ripartire. Forzatamente, nel rispetto del territorio, delle mutazioni sopraggiunte, ragionando su nuovi criteri, su altri materiali da utilizzare e con tecnici sicuramente più capaci di me. C’è forza di volontà e una determinazione incredibile, ma c’è anche la  paura di rischiare di vedere il loro paese riempirsi strutture temporanee. Non vogliono ritrovarsi come a l’Aquila, preferiscono un periodo in tenda per valutare come muoversi ma non vogliono prefabbricati. Siamo poi tutti molto provati e dobbiamo ricostruirci un po’ noi. Stiamo rivedendo il concetto di paese e scopriamo un sacco di cose. Ritroviamo una grande capacità di coesione sociale e di solidarietà, di reciproco sostegno. Qualcosa che c’era ma non era così manifesto. Da questo disastro totale potrebbe ricostruirsi una collettività, ci stiamo scoprendo più forti perché lavoriamo insieme per progetti concreti che ci fanno rialzare e andare avanti»

Cosa hanno pensato i tuoi concittadini delle polemiche sorte attorno alla parata del 2 giugno?

«Della parata hanno pensato un gran male. Qui tante persone hanno perso casa e lavoro in un minuto e non hanno più nulla. Hanno solo da ricostruire e hanno considerato un insulto la poca attenzione e la non considerazione del loro disastro e del loro dolore. Non hanno accettato che si investisse denaro in questa manifestazione. Parlavo ieri con un comandante dei Vigili del fuoco. Era stupito delle persone che lo fermavano per strada per ringraziarlo, perché si era saputo che il suo Corpo aveva deciso di non aderire alla parata e di restare al nostro fianco. Ci sono state anche molte reazioni di rabbia».

C’è chi ha bollato come frutto dell’ “antipolitica” questa polemica.

«Un errore. La società civile ha dimostrato per l’ennesima volta di essere più avanti della classe politica che la rappresenta, di avere maggiore lucidità. Così le istituzioni si allontanano ancora di più dalle persone. Me lo dimostra un esempio non marginale. Io sono responsabile del COC (Centro operativo comunale) una struttura che si attiva per le emergenze. Fra le tante incombenze abbiamo quella di gestire le offerte e le donazioni che arrivano. Ne continuano a giungere tantissime, da parte di Comuni, associazioni, singoli cittadini. Ma fa riflettere che tutti coloro che ci aiutano ci chiedono espressamente che i soldi restino nel paese. Fanno le collette, i salti mortali per dare qualcosa ma temono che subentri lo Stato o qualche altra istituzione a dirottarli. Ci dicono di farne ciò che vogliamo ma non vogliono che si mettano in mezzo né la Regione né la Protezione Civile. Non si fidano».

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