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"Non bombe ma solo caramelle", una bella storia di solidarietà internazionale contro la guerra
Si torna a parlare di guerra in queste settimane. E guarda caso è rispuntato fuori D'Alema. Sarà, ma l'associazione tra la sua figura e quello che la Nato combinò in Serbia nel 1999 è immediata. La chiamarono la "guerra umanitaria" e D'Alema riuscì a convincere anche la Cgil quanto fosse importante intervenire. Sergio Cofferati, altro bel campione di questa sinistra alla ricerca di identità, disse che era assolutamente necessario bombardare. Il movimento sindacale rimase molto segnato da quella scelta. Infatti, la solidarietà mosse innanzitutto dai lavoratori. 

Fu allora che, quasi per reazione, nacque una bellissima esperienza di solidarietà internazionale. Dall'Italia partirono numerosi convogli di aiuti verso una cittadina, Kragujevac, sede della fabbrica di automobili e di camion Zastava, di proprietà della Fiat.
I generali di Clinton pensavano che in quell'azienda si producessero armi. E le scaricarono addosso una quantità incredibile di bombe attraverso raids aerei che provocarono anche una certa quantità di cosiddetti "effetti collaterali". Finirono per distruggere le linee produttive delle auto e la centrale termica, che in realtà serviva a riscaldare la città. Senza contare che tra uranio impoverito e Pcb, contenuto all'interno della centrale termica come olio di raffreddamento, sparsero intorno grandi qualtità di veleni. 

"Non bombe ma solo caramelle", questo il nome dell'associazione che nacque da quella esperienza, si avvia a celebrare i suoi venti anni di vità. Una storia incredibile di come la solidarietà può fare la differenza. Non solo è riuscita a creare un circuito di migliaia di adozioni a distanza ma hanno portato aiuti concreti sia per la sanità che per la susistenza materiali delle popolazioni colpite dalla guerra.

In questa intervista fatta a Riccardo Pilato, uno degli animatori di questa rete, viene fuori con forza come la solidarietà può fare miracoli e che quasi sempre questi miracoli non sono il frutto del caso ma di una precisa consapevolezza.
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