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"Accogliere va bene, ma dove esattamente". Il confronto tra Fassina e Giachetti sul tema dei migranti
L’accoglienza dei migranti a Roma. Un tema complesso e ricco di contraddizioni. Una lente da cui far filtrare le storture di una città e le inadempienze di chi si è trovato in passato a capo del municipio capitolino. Ma anche un banco di prova per chi il prossimo 5 giugno sarà acclamato nuovo inquilino del Campidoglio.

Il giorno dopo la nomina infatti, quello dei migranti sarà uno dei primissimi temi che il futuro primo cittadino dovrà affrontare, e persistere nella miope indifferenza che ha contrassegnato la gestione dei flussi nei mesi scorsi servirà solo a ingigantire problema.

È stata questa la premessa che ha inaugurato il dibattito pubblico di oieri al Centro Congressi Frentani di Roma, dove le numerose realtà attive nel settore dell’accoglienza, da Ala a Baobab Experience, da Resistenze Meticce a LasciateCIEntrare, hanno dato appuntamento ai candidati sindaco per interrogarli sul futuro che avranno i migranti e i residenti di origine straniera della capitale. Ad attenderli un programma tecnico redatto dagli addetti ai lavori, con criticità e proposte. Un’occasione importante, purtroppo vanificata da spot elettorali di rito, che hanno spostato l’attenzione dal focus dell’incontro: accogliere a Roma sarà ancora possibile? E soprattutto, è possibile prevedere la pianificazione di un sistema nazionale di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati, capace di superare l’approccio emergenziale- molto italiano- ormai rivelatosi del tutto fallimentare?

Ad alternarsi nelle proposte, Roberto Giachetti, candidato sindaco del Partito Democratico e Stefano Fassina di Sinistra Italiana. Assenti Alfio Marchini, travolto dai cambiamenti in casa FI, e Virginia Raggi del M5S, che ha declinato l’invito.
Ad incorniciare gli interventi dei due, le testimonianze di chi a Roma l’accoglienza la fa o se la inventa, e chi invece la ‘subisce’ ogni giorno. Parla Viola, di Baobab Experience, il noto centro di via Cupa sgomberato a dicembre, che pochi giorni fa ha tentato di riaprire le sue porte nell’ex centro ittiogenico di Tiburtina. Un tentativo fallito. Dopo neanche due ore infatti, le forze dell’ordine hanno eseguito il secondo sgombero. A seguire, Muhammad Gazhim, ospite di quello che un tempo era Hotel Africa, un palazzo alle porte di Roma, dove per anni hanno abitato prigionieri politici e migranti cosiddetti ‘economici’. Poi è il turno di Ghazi, rifugiato curdo che ha trovato ospitalità nel centro Ararat di Testaccio, che dopo diciassette anni di iniziative interculturali, sociali e politiche, adesso rischia di essere sgomberato.

Storie vere, carne pulsante. Realtà a cui i due candidati sindaco non possono esimersi dal fornire risposte. E lo fanno, anche se con acrobazie linguistiche e spesso guidando fuori pista. Primo tema le periferie: nicchie di malcontento sociale, disagio e precarietà, dove non a caso, si concentra la stragrande maggioranza dei centri d’accoglienza della capitale. “Serve un nuovo modello culturale, che sia adatto a tutte le forme di disagio sociale di questa città”- suggerisce la ricetta ‘unica’ di Giachetti. “Bisogna includere a partire dalla scuola, perché è qui che si appianano le distanze tra gli individui”- propone Fassina.

Accogliere va bene. Questo perlomeno sembra il messaggio di entrambi. Ma dove esattamente? Ed è questo il cuore dell’incontro: l’utilizzo degli spazi pubblici a scopo sociale. Se si pensa infatti a chi ha affrontato da vicino il flusso dei migranti nella capitale, non si può non pensare che è proprio qui, in strutture che la legge definisce ‘illegali’, che è stato fatto e si continua a fare il lavoro più difficile sui migranti. È da mesi ormai che gli immobili comunali gestiti da centri sociali e associazioni che operano in vari settori del sociale a Roma, sono nel mirino del commissario Tronca. L’addio alla delibera 26/1995, con la quale il comune concedeva propri stabili a canoni agevolati, pari al 20% del valore commerciale, è stata infatti cancellata dalla delibera 140/2015, firmata dalla giunta Marino. E adesso sono decine le realtà che rischiano di chiudere. Centri, organizzazioni che, per anni, si sono sostituiti alle istituzioni e che hanno fornito servizi gratuiti a studenti, precari e migranti, sacrificando tempi di vita dei singoli per migliorare la convivenza sociale nella capitale.

E su questo le proposte dei due divergono: più concreto Fassina “La delibera 140 è stata voluta da qualcuno che c’era prima del commissario. Non è stato Tronca ad introdurla e soprattutto questa è stata fatta per una ragione precisa, per far fronte al debito capitolino. Senza risorse questa città non cambierà e non potrà esserci accoglienza”. Da qui l’annuncio: a inizio settimana prossima, Sinistra Italiana presenterà una riscrittura della delibera 140, che così com’è- dice Fassina- “costituisce un attacco al welfare municipale di Roma”. Giachetti si dice d’accordo sull’affidare spazi pubblici a chi si occupa di sociale, ma che a farlo siano le istituzioni! Istituzioni che devono essere anche capaci di gestire fondi, fondi che già esistono e che, a causa delle lungaggini burocratiche, non vengono erogati e ben gestiti.
E infine il tema delle cooperative, di quelle vecchie coinvolte nelle indagini di Mafia Capitale, che ancora partecipano ai bandi di appalto; del controllo qualitativo dei servizi di accoglienza, insufficiente e, in certi casi totalmente assente; della loro privatizzazione, determinata in particolare dai tagli alla spesa pubblica. E del riconoscimento delle figure professionali che operano nell’accoglienza, condizione necessaria al buon funzionamento del settore.
Fassina propone di riscrivere molti dei bandi pubblici, in modo che questi non siano più al massimo ribasso e che sia possibile inserire clausole sociali, che permettano a realtà impegnate da anni in un settore, di proseguire il loro lavoro. Più vago Giachetti, che agita il ‘renzianissimo’ spot della trasparenza, “necessario, prima ancora che una cosa si faccia, non solo dopo”.
Tanti i temi affrontati, così come gli slogan urlati. Poche le certezze per il futuro. Mentre alle nostre porte si verificano ecatombi e si innalzano muri, Roma si appresta a cambiare pagina e che quello che ci aspetterà sarà meglio di ciò che ci ha preceduto, solo in pochi sono a pensarlo.
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