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Quattro rifugiati diventano giardinieri nella Reggia di Caserta

Dopo oltre due anni di ostacoli burocratici e inseguimenti, l’Arci Caserta, insieme alla cooperativa SolidArci, è riuscita a concludere un protocollo con la Reggia di Caserta per l’attivazione di tirocini formativi a favore di richiedenti asilo accolti nel progetto SPRAR.

Il progetto si intitola Accolti e attivi e coinvolge quattro rifugiati, che saranno impiegati a titolo gratuito come giardinieri nella Reggia di Caserta e supporteranno le maestranze specializzate della ditta che si occupa della manutenzione del giardino nel capolavoro vanvitelliano patrimonio dell’umanità UNESCO.

I quattro, Bright Odigie, 20 anni (Nigeria), Victor Hezekiah, 31 anni (Nigeria), Ouro Nini Adom Gado, 31 anni (Togo), Amodou Tanou, 33 anni (Costa D’Avorio) fanno parte del programma Sprar e sono residenti tra Santa Maria Capua Vetere, Gricignano d’Aversa e Santa Maria la Fossa.

A presentare il progetto, la scorsa settimana nel teatro di Corte della Reggia di Caserta, c’erano, tra gli altri, il prefetto Raffaele Ruberto, il sindaco di Santa Maria La Fossa, Antonio Papa, il direttore della Reggia di Caserta, Mauro Felicori, la presidente della cooperativa SolidArci Mara Vitiello, il sottosegretario all’Interno, Domenico Manzione e di Odigie Bright, uno dei quattro tirocinanti-giardinieri. Sono intervenuti anche Daniela di Capua, direttrice del Servizio Centrale SPRAR; Angelo Ferrillo, presidente dell’Arci di Caserta; nonché Walter Massa, responsabile della Rete Accoglienza dell’Arci nazionale.

«Quando due anni fa sono scappato dalla Nigeria, non avrei mai immaginato di lavorare in un posto meraviglioso come la Reggia di Caserta» racconta Odigie Bright nel corso della conferenza stampa. Odigie ha appena vent’anni: suo padre insegnava all’università di Mubi, nello Stato federale di Adamawa, in Nigeria. Quattro anni fa, Mubi fu distrutta dalla furia integralista delle milizie di Boko Haram. Odigie perse qualsiasi contatto con suo padre e non gli restò altra scelta se non la fuga. La sua storia è simile a quella degli altri tre tirocinanti.

«Con questo progetto non risolviamo tutti i problemi della manutenzione dei 130 ettari di verde che insistono nel perimetro della Reggia - ha dichiarato nel corso della conferenza stampa il direttore Mauro Felicori - ma di sicuro l’apporto di questi tirocinanti-rifugiati sarà prezioso. Il lavoro di manutenzione del parco è immane, e servirebbero ben altre risorse. Devo però sottolineare un dato che mi riempie di orgoglio: il Palazzo Vanvitelliano fa da apripista e spero che anche altre istituzioni museali possano contribuire fattivamente all’integrazione e all’accoglienza di chi scappa da guerre e conflitti. Solo trasferendo loro saperi e competenze, si contribuisce alla crescita umana dei profughi che iniziano così quel percorso che li poterà a diventare nostri concittadini: e la funzione di un’ente museale è anche questa, contribuire alla formazione di nuovi cittadini».

«Victor, Bright, Nini e Amadou sono la testimonianza concreta di un nuovo modo di intendere l’accoglienza» conclude Angelo Ferrillo, presidente dell’Arci di Caserta.

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