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"Fare pressioni per convincere le donne a non abortire in altri paesi è un reato. Che diventi legge anche in Italia". La Cgil contro i manifesti-choc a Roma
Manifesto choc anti aborto a Roma. In vista della «Marcia per la vita», in programma sabato nella Capitale, crescono le polemiche per un nuovo manifesto contro l'aborto, legalizzato proprio 40 anni fa con la legge 194. Dopo il cartellone di ProVita che ritraeva un feto con la scritta «Ora sei qui perché tua mamma non ti ha abortito», ieri sono apparsi manifesti diffusi da CitizenGo in cui si legge: «L'aborto è la prima causa di femminicidio nel mondo». Proteste da parte di esponenti di Pd, Cgil e Associazione Coscioni che hanno sollecitato un intervento della sindaca Raggi. Anche la Cgil nazionale, come già in altre occasioni, dice la sua sui diritti delle donne e sulla legge. "Le Istituzioni intervengano immediatamente in merito alla vergognosa campagna #stopaborto promossa dalla Fondazione CitizenGO, che associa l'interruzione volontaria di gravidanza al femminicidio”, dice la responsabile Politiche di genere della Cgil nazionale, Loredana Taddei.

“Il Comune di Roma rimuova immediatamente i manifesti. Si tratta - sostiene la dirigente sindacale - di una campagna di disinformazione contro le donne, la loro salute e la loro libertà di scelta. Invitiamo il Parlamento e le forze politiche del prossimo governo a far sentire la loro voce in risposta ai reiterati e sistematici attacchi alla legge194 e alle gravi falsità diffuse”. “Ricordiamo - aggiunge in conclusione Taddei - che in altri paesi europei, come la Francia, fare pressioni per convincere le donne a non abortire è un reato, e riteniamo debba diventare tale anche in Italia”.

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