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Migranti, #RestiamoUmani: “Basta naufragi di Stato”
Gli attivisti della rete #RestiamoUmani si sono incatenati questa mattina davanti al Ministero dei Trasporti per dire basta ai “naufragi di Stato”. L’accusa: il Governo italiano e l’Unione europea stanno istituzionalizzando l’omissione di soccorso in mare e il reato di solidarietà. Con la stretta ai soccorsi in mare e la chiusura dei porti, dall’inizio di giugno ormai una persona su sette è dispersa in mare nel Canale di Sicilia.

Gli attivisti, vestendo giubbotti di salvataggio e salvagenti, hanno aperto uno striscione con scritto “Naufragi di Stato”. Una delegazione, informa una nota nel primo pomeriggio, è stata poi ricevuta dal capo ufficio stampa del ministro Toninelli, dal momento che “il titolare del dicastero non si è reso disponibile all’incontro, negando addirittura un colloquio telefonico“. L’incontro è stato ritenuto “più che deludente” dagli attivisti, che dicono: “Le risposte che abbiamo ricevuto sono state vaghe ed elusive. Dimostrano una scarsa consapevolezza della tragedia in corso nel Mediterraneo. La protesta pacifica e nonviolenta va dunque avanti”.

“Il Mediterraneo è ogni giorno di più teatro di stragi, con centinaia di persone annegate. Riteniamo che lo stato italiano e l’Unione europea siano responsabili di queste morti, che si possono evitare con la presenza di assetti preposti al soccorso, con l’impegno alla creazione di vie legali e sicure per la migrazione, con un’equa distribuzione su scala europea degli sforzi volti a un’adeguata ricezione e accoglienza delle persone in arrivo – dichiarano le attiviste e gli attivisti – Oggi manifestiamo davanti al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti perché bisogna porre subito un freno all’istituzionalizzazione dell’omissione di soccorso e del reato di solidarietà. L’Italia e l’Europa non possono lasciar annegare persone in mare, soprattutto perché l’obbligo di soccorso, sancito dall’articolo 98 della Convenzione ONU sul Diritto del Mare, è il principio chiave del diritto della navigazione e un dovere statuale, messo in atto attraverso la persona del Capitano a bordo della nave chiamata a intervenire, per compiere un imprescindibile atto di solidarietà: tendere una mano, il fondamento della legge tacita dei marinai”.

L’Italia per molto tempo è stata in prima linea nel soccorrere i migranti in mare con l’azione della Guardia Costiera e della Marina Militare ma dall’inizio del 2017 è partita una stretta complessiva all’azione delle navi civili. La Dichiarazione di Malta del febbraio 2017, firmata dal ministro Marco Minniti, “ha ufficializzato il supporto europeo alla Libia, concentrando le politiche comuni sul contenimento della migrazione e sull’esternalizzazione delle frontiere, in combinazione con un attacco politico e mediatico alle ONG che prestano soccorso in mare. Il ministro Salvini continua dunque nel solco di una linea già ben tracciata dai governi precedenti”.

Il risultato è che i morti sono aumentati, proseguono gli attivisti, e secondo dati UNHCR a giugno di quest’anno nel Canale di Sicilia una persona su sette è dispersa in mare. Le Ong sono sotto attacco: viene loro impedito di soccorrere i migranti e di accedere a porti vicini per mettere in sicurezza le persone salvate. “Ricondurre forzosamente in Libia le persone intercettate in mare dagli assetti libici – proseguono gli attivisti – non è una soluzione, ma non è altro che un “respingimento per procura”. La Libia non è un “posto sicuro”, come richiede la normativa sul soccorso rispetto al luogo di sbarco.”

“Non ci riconosciamo in un sistema che finanzia e supporta un ciclo di abusi per cui le persone intercettate in mare, una volta rimandate sulle coste libiche, sono soggette a un regime di detenzione arbitraria e illimitata e condotte in centri di detenzione governativi, quando non vendute a gruppi criminali – proseguono gli attivisti – In entrambi i casi sono infinite le testimonianze di torture, stupri, estorsioni”.

La rete si rivolge dunque al Governo italiano e all’Europa. Al ministero dei Trasporti e all’Interno chiede di aprire i porti italiani alle navi con persone soccorse in mare e all’Unione europea di “fermare subito il processo in atto di istituzionalizzazione dell’omissione di soccorso, un dovere universale nonché prescritto dalla legge”, di assumersi la propria responsabilità attraverso un mandato di ricerca e soccorso europeo, di trovare soluzioni strutturali e non emergenziali a partire dall’istituzione di vie legali e sicure per la migrazione.

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