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Covid/Povertà, tante le iniziative della società civile per non lasciare nessuno indietro
Tante sono le storie di povertà improvvisa che la Comunità di Sant'Egidio di Genova raccoglie e cerca di risolvere con i propri volontari. "Se c'è una cosa buona di questo periodo terribile - ha detto Sergio Casali, responsabile Sant'Egidio - è il carico di umanità che arriva da persone qualunque. Ciascuna per quello che può si aggiunge al lavoro dei volontari". Come è successo per la famiglia di L., giovane disabile che abita in uno dei quartieri più poveri della città. Tutti lo conoscono perché è simpatico e socievole. Suo padre S. è morto improvvisamente un paio di mesi fa e la mamma non è ancora riuscita a ottenere a suo nome il reddito di cittadinanza. Una volta vivevano in roulotte, oggi occupano un piccolo appartamento delle case popolari. In casa, oltre a loro due, anche i due fratelli di L disoccupati e con varie fragilità. Ma la donna non può più fare la spesa, non ha denaro.
Non ne ha più. "Non abbiamo più da mangiare, sarà un mese che non mangiamo carne" aveva detto la mamma ai volontari. La morte del marito e le restrizioni per il coronavirus hanno complicato la vita a questa famiglia.
Le parole, disperate e dignitose, sono state ascoltate da una vicina. Così quando è arrivato il pacco dei viveri di prima necessità dai volontari della Comunità di Sant'Egidio, la vicina ha voluto aggiungere anche un cartoccio con la carne.
Non è la sola storia che si racconta tra le mura della Comunità, impegnata oggi più che mai con gli ultimi. Come R. che vive per strada e nessuno lo avvicina più per dargli una moneta.
O i due vecchietti, lui con due ictus a frenargli i passi e lei così anziana che non si muove, che ricevono la spesa dai volontari pagata da una misteriosa vicina. O come W. che chiede l'elemosina fuori da un supermercato nel quartiere 'nobile' di Genova. Dopo una mattinata passata a tendere una mano che restava inesorabilmente vuota una donna si è avvicinata e gli ha dato 5 euro e una borsa piena di cibo. Lui ha abbassato gli occhi e ha detto: "se non ci fosse il virus che gira, le avrei baciato le mani".


A Roma, attraverso un servizio gratuito e riservato alle fasce più deboli o maggiormente esposte, frutto di un accordo tra la Regione, i Comuni, il Terzo settore, le associazioni di categoria di Commercio e Distribuzione e le catene dei supermercati verrà consegnata a domicilio la spesa a persone non autosufficienti, anziani, coloro cui è sconsigliato per patologie pregresse e a chi è impegnato nei servizi di emergenza.
La spesa verrà portata a casa da volontari, che avranno un percorso a loro riservato nei negozi per velocizzare le consegne. Coinvolti a oggi 67 organizzazioni del Terzo Settore e 854 punti vendita di tutto il Lazio. Nel Lazio prende forma una rete solidale che riunisce la Regione, i Comuni, 67 associazioni di volontariato e ben 854 esercizi commerciali grandi e piccoli - quelli che hanno aderito finora ma se ne aggiungeranno molti altri - per venire incontro a chi, non dovendo o non potendo uscire per andare a fare la spesa, ha bisogno di aiuto. È per garantire la consegna a casa delle categorie più fragili e in difficoltà che è nato, infatti "Spesa Facile", un protocollo d'intesa il cui testo è stato approvato oggi dalla Giunta Regionale del Lazio - con una delibera proposta dall'assessore allo Sviluppo Economico, Commercio e Artigianato, Ricerca, Start-up e Innovazione, Paolo Orneli, di concerto con il vicepresidente della Regione Lazio, Daniele Leodori, e l'assessora alle Politiche Sociali, Welfare ed Enti Locali, Alessandra Troncarelli - e che verrà siglato a breve con Federdistribuzione, Ancc-coop (Associazione Nazionale delle Cooperative di Consumatori-COOP), Ancd conad (Associazione Nazionale Cooperative fra Dettaglianti Conad), Federlazio, Confcommercio, Confesercenti, Cna, Confartigianato, Forum del Terzo Settore Lazio e Anci (Associazione Nazionale dei Comuni d'Italia) Lazio. L'intesa sarà operativa in tempi brevissimi.
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