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Usb in piazza per rendere effettivo lo sciopero dell'otto marzo di "Non Una di Meno"
L'Unione Sindacale di Base ha risposto all'appello di Non una di meno per l'8 marzo e per il quinto anno consecutivo ha proclamato lo sciopero generale per l'intera giornata di tutte le categorie pubbliche e private, con esclusione della scuola e del trasporto pubblico locale.

Un flash mob davanti al ministero dell'Economia e un presidio in piazza dell'Esquilino, a Roma hanno tradotto lo "sciopero femminista e transfemminista globale" dell'8 Marzo in occasione della giornata internazionale dei diritti delle donne.
Una ventina di scuole della Capitale, per l'iniziativa dei collettivi studenteschi, hanno esposto all'entrata degli istituti striscioni in cui si sono "proclamate zona fucsia" come adesione allo sciopero indetto da "Non una di Meno". Tra le scuole: Caetani, Mamiani, Colonna, Aristofane, Macchiavelli, Nomentano, Kant e Cavour.

"La lotta alla violenza sulle donne e di genere, in ogni sua forma, è un elemento fondamentale e imprescindibile - è stato sottolineato - per costruire la scuola del futuro, una scuola che non solo sia inclusiva e accogliente, ma che riesca ad essere il perno di un cambiamento sistemico grazie a percorsi reali di educazione sessuale e all'affettività". Sempre in mattinata "nonostante la pioggia torrenziale" si è svolto una flashmob davanti al Ministero dell'Economia e delle Finanze in via XX Settembre " per ribadire - spiegano le promotrici - che essenziali sono le nostre vite e che il #RecoveryPlan ci riguarda! Vogliamo reddito, diritti, dignità, autodeterminazione". Durante il flash mob è stata espressa solidarietà "alle insegnanti e a chi oggi non può scioperare". La giornata di sciopero prosegue anche nel pomeriggio con una mobilitazione in piazza dell'Esquilino: alle 16 è previsto un laboratorio e alle 17 sarà creata una " zona fuxia contro violenza, sfruttamento e discriminazioni".

In aggiunta agli appuntamenti organizzati in tutta Italia da Non Una di Meno, Usb ne ha organizzati 4 direttamente collegati alle lotte e alle rivendicazioni delle donne nei posti di lavoro. A Bologna manifestano le lavoratrici del sociale (educatrici, operatrici sociali, OSS, assistenti sociali); a Pontedera le precarie storiche della Piaggio, protagoniste l'anno scorso di una protesta sul tetto del palazzo blu andata avanti per 30 giorni; a Roma davanti al Miur le lavoratrici degli appalti delle pulizie nelle scuole; a Napoli le lavoratrici domestiche.

"Il 2020 è stato l'anno della pandemia ma anche l'anno in cui la Commissione di garanzia ha vietato gli scioperi e inflitto multe salatissime a chi come USB ha osato scioperare. È stato l'anno in cui si è squarciato il velo sul ruolo della riproduzione sociale e sul peso del lavoro di cura scaricato sulle donne, sulla violenza come fenomeno sistemico, sullo sfruttamento economico, sulla precarietà", spiega l'Usb. "Una volta di più, la pandemia dimostra che l'Italia si regge sul welfare familistico, in cui il vero ammortizzatore sociale continuano ad essere le donne. Senza questo lavoro invisibile, gratuito, dato per scontato, le misure di contenimento non sarebbero state nemmeno immaginabili. I lavori che garantiscono la riproduzione sociale sono indispensabili, ma continuano a non essere riconosciuti mentre il loro sfruttamento viene sempre più intensificato, dentro e fuori le pareti domestiche", si legge in una nota.
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