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L'Aquila - Cosa non porteremo sotto l'albero

Un albero di Natale nella Villa comunale è stato addobbato in modo del tutto particolare: non palline rosse e luci, ma lettere di licenziamento, piccole macerie della propria casa, ricordi delle persone che non si sono salvate dalla scossa del 6 aprile.

L’iniziativa “Cosa non porteremo nel 2010” è nata spontaneamente dai cittadini con il passaparola sul web. Sotto l'abete verrà posto un foglio di compensato dove  sarà possibile lasciare brevi messaggi e pensieri. Inoltre, date le numerose adesioni, si sta pensando di organizzare una mostra del materiale raccolto dopo le festività.

“Siamo un gruppo di cittadini aquilani che dopo la casa stanno perdendo anche il reddito a causa della mancanza di lavoro. Siamo entrati o stiamo entrando negli alloggi temporanei del progetto C.a.s.e. ma accadrà che non potremo viverci a lungo perché non sapremo come mantenere le nostre famiglie” si legge nel testo diffuso via Internet per invitare gli aquilani alla partecipazione.

“La politica e le istituzioni non considerano questa come un'emergenza, dobbiamo far capire loro che lo è, che non è più solo il disagio di alcune categorie. L'iniziativa dell'addobbo di uno dei bellissimi abeti della Villa Comunale dell'Aquila è il simbolo di ciò che non potremo portare nel nuovo anno. È una proposta che da semplici cittadini lanciamo a tutti i cittadini aquilani, senza sigle né distinzioni. Aiutateci a diffondere questo appuntamento attraverso i vostri contatti, via email, via facebook, con i mezzi di comunicazione che avete a disposizione. Costruiamo insieme un movimento spontaneo di cittadini per comunicare le nostre difficoltà. Sarebbe bello se partecipassero anche tutti quegli aquilani che hanno deciso di non tornare nella nostra città. Se qui hanno lasciato il cuore, anche loro porteranno un messaggio”.

“Quest’anno - conclude la nota - ci ha tolto la casa ma anche: lavoro, reddito, socialità, ecc. Portiamo per l’addobbo ciò che rappresenta una perdita importante: una lettera di licenziamento,un telegramma di cassa integrazione, un simbolo dell’attività perduta, un prodotto del negozio che non riaprirà, un piccolo oggetto della casa, un coccio, una fotografia dei piccoli eventi sociali che non possono più avvenire, un pensiero”.

Intanto negli alloggi delle 19 New Town volute dal governo vivono oggi 7.922 persone, 1.072 sono nelle casette di legno per lo più offerte in donazione. Sono ancora “assistite” dalla Protezione civile 13.877 persone (1.462 in caserme aquilane, il restante in alberghi e appartamenti sulla costa, 2830 in alberghi nella provincia aquilana ma anche al di fuori). Moltissimi stanno ancora cercando un alloggio per i prossimi mesi, delusi dalle promesse disattese: “Passeremo il Natale in hotel, fino a qualche settimana fa, dopo aver ‘superato’ il colloquio per la verifica dei requisiti, speravamo di poterlo passare nell’alloggio che ci è stato assegnato nel piano C.a.s.e., ma ci sono grandi ritardi nel cantiere di Coppito e la sistemazione che doveva essere pronta per metà dicembre, sarà pronta "forse" per fine gennaio”: a dirlo è Nadia B., pensionata residente da agosto in un hotel sull’altopiano delle Rocche. Vive nella camera accanto a Giuliana S.:“I miei figli – dice - hanno rifiutato l’idea di entrare nel piano C.a.s.e. e così abbiamo chiesto di avere una casa in affitto, ma, dicono al Centro di assistenza alla popolazione, c’è da aspettare… è assurdo, quelle case ci sono già, non bisognava costruirle…”. E se chi ancora vive in hotel sulla costa o nell’Abruzzo interno brama il momento di avere una casa, le cose non vanno meglio per chi l’alloggio nel piano C.a.s.e. lo ha ricevuto.

Infatti sul sito www.ilcapoluogo.it, uno dei mezzi di informazione più frequentati nel cratere piovono lettere di lamentele per i problemi negli alloggi: si va dai tubi dell’acqua che non essendo stati coperti si sono ghiacciati a causa della bassa temperatura (che all’Aquila è cosa normalissima e prevedibilissima) lasciando senza acqua calda i residenti, alla mancanza di posti auto chiusi con congelamento degli impianti diesel delle autovetture, a sospetti di pessima coibentazione delle palazzine nelle quali, nonostante il riscaldamento acceso e l’aiuto di stufette elettriche, non si riesce a raggiungere i 18 C°....

da redattore sociale

 

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