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Immigrazione. L'incoerente percezione degli italiani

di Alessandro Bongarzone

Come in un gioco di specchi, il secondo rapporto “Transatlantic Trends: Immigration 2009”, ci riflette la percezione incoerente, distorta e disinformata dei cittadini italiani rispetto al tema dell’immigrazione evidenziando una “paura” sempre più diffusa dello straniero “irregolare” che, in un circolo vizioso, alimenta e si alimenta delle “panzane” governative sulla sicurezza

ROMA - Sarà contento il presidente della Camera - e noi con lui - nell’apprendere di non essere solo e, anzi, che ben il 53 per cento degli italiani sarebbe favorevole al diritto di voto amministrativo per gli immigrati regolari così come ci conforta apprendere che oltre il 74 per cento del campione intervistato non ritiene che “rubino il lavoro” agli italiani mentre il 57 per cento contesta la tesi che abbasserebbero i salari.

 

Quando hanno modo di conoscerli (controllarli) e confrontarvisi, quindi, gli italiani sembrano non aver paura degli immigrati e, anzi, nonostante la crisi economica, sono ben disposti a “concedere” loro pari diritti e pari opportunità. Un segno inequivocabile che la paura, arriva da altre parti ed è indotta e alimentata dalle “campagne” strumentali e elettoralistiche delle forze al governo più che dalle reali convinzioni dei cittadini.

Proseguendo, infatti, nell’analisi dei dati illustrati nel rapporto “Transatlantic Trends: Immigration 2009” nato da un progetto congiunto del German Marshall Fund of the United States (GMF), della Lynde and Harry Bradley Foundation (USA), della Compagnia di San Paolo e del Barrow Cadbury Trust (UK) che mira ad analizzare la percezione del fenomeno “immigrazione” tra i cittadini di Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Olanda e Spagna, appare evidente come la percezione della questione muti quando entrano in ballo le informazioni di regime.

Come spiegare, altrimenti, che lo stesso campione - il quale poco prima si è espresso per il voto ai migranti (foss’anche il solo amministrativo) subito dopo, badate bene, in pari percentuale (53 per cento) ritenga - più o meno in linea con l’opinione pubblica degli altri paesi - che l’immigrazione sia più un problema che un'opportunità con punte oltre il 60, ovviamente, tra chi si dichiara politicamente di destra.
Ma ancora, com’è possibile che gli stessi che ritengono che i migranti non siano un problema per l’occupazione, solo pochi minuti dopo arrivino a dichiarare, dando i numeri, che i cittadini stranieri tra noi siano ben oltre il 23 per cento quando è noto, o dovrebbe esserlo, che l’ISTAT fissa l’asticella poco sotto il 7 per cento.

Contraddittorie risposte che riflettono, secondo noi, la vulgata corrente fornita dagli organi d’informazione codini alle forze di governo che hanno fatto del tema “sicurezza” una ragione elettorale di sopravvivenza i cui “risultati” traspaiono alla perfezione, neanche tanto in controluce, dal rapporto “TTI 09”.

Abbiamo, così, che per il 60 per cento degli intervistati, il più grande ostacolo all’integrazione è la discriminazione da parte della società mentre il 31 per cento punta, invece, il dito contro la scarsa volontà degli immigrati ad integrarsi.  L’81 per cento si dice preoccupato dell’immigrazione clandestina, e alla domanda se con la clandestinità aumenti anche la criminalità, il 77 per cento risponde di si raggiungendo, con entrambe le risposte, le percentuali più alte tra quelle registrate nei Paesi coinvolti nella ricerca. Infine, se il 71 per cento degli intervistati preferirebbe un’immigrazione “permanente” a una temporanea, solo il 36 per cento si dice d’accordo con una regolarizzazione.

Insomma dal rapporto 2009 esce un quadro fortemente segnato dalle campagne terroristiche che hanno effetto, non tanto sulle convinzioni profonde dell’opinione pubblica nostrana, quanto - e questo è il vero obiettivo degli autori di tali campagne - sul senso d’insicurezza e di paura instillato a piene mani dalle forze al governo. Un senso d’insicurezza cresciuto così tanto che, alla fin fin, corre il rischio di travolgere gli stessi artefici se, come esce dal “rapporto”, nonostante i respingimenti, nonostante le norme sulla delazione, nonostante il rafforzamento dei Centri di detenzione e, da ultimo, l’istituzione del reato d’immigrazione clandestina, oltre il 53 per cento degli italiani continua a considerare insufficienti le politiche del governo sull’immigrazione mentre, appena il 43 per cento le giudica “sufficienti” o buone”.

 

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