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Oltre 60 malati di Sla pronti a riprendere lo sciopero della fame

«Gli impegni presi dal viceministro Fazio non sono stati rispettati»

Salvatore Usala, autore della lettera a Fazio
ROMA - «Siamo stanchi, non abbiamo soltanto esaurito la pazienza, siamo alla disperazione. Chi di noi è sopravvissuto alla Sla ha visto passare un altro anno senza che nulla di significativo sia accaduto». E, dopo uno sciopero della fame messo in atto da sei malati poco più di un mese fa, le promesse del Viceministro Fazio di migliorare i livelli assistenziali, sono rimaste solo sulla carta. Quindi dal 14 di dicembre questa protesta estrema ripartirà, ma questa volta il numero di malati e familiari che vi prenderanno parte, è molto superiore. «Fazio si era impegnato a firmare entro il 17 di novembre il provvedimento per l'attuazione dei livelli di assistenza domiciliari. Questo impegno - spiega Salvatore Usala, uno dei malati promotori dell'iniziativa - non è stato rispettato». «Far passare un mese in un assordante silenzio significa lasciare nell'incertezza e nella disperazione migliaia di famiglie», ha detto Mauro Pichezzi, presidente di Viva la Vita Onlus, l'associazione che segue le persone affette da questa malattia. Sul loro sito si stanno raccogliendo le adesioni di malati, familiari ed amici, che sono pronti a partire con questa nuova forma di protesta.

LA LETTERA AL VICEMINISTRO - «Chiediamo solo di vivere e soprattutto di liberare i nostri cari dalla schiavitù - si legge nella lettera aperta a Fazio (leggi il testo completo) -. Lei, signor Ministro ha sostenuto di non avere paura di niente e di nessuno. Noi malati, insieme ai nostri familiari, lo abbiamo molto apprezzato. Se ora non si mostrerà sensibile e consapevole della gravità della situazione allora dovrà essere pronto a subire le conseguenze morali e materiali delle Sue scelte».

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