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IMMIGRAZIONE: STUFARA, NON ABBASSARE LA GUARDIA


PERUGIA, 22 GEN - «L'Umbria sempre di più multietnica e accogliente, negli ultimi 20 anni ha realizzato mille 621 progetti sulle tematiche dell'immigrazione. Ora, con quasi 90 mila immigrati regolari presenti nel territorio regionale, non dobbiamo fermarci, al contrario, dobbiamo costruire nuovi percorsi di inclusione e integrazione sociale partendo dalla conoscenza del fenomeno anche grazie a importanti studi come quello che presentiamo oggi». Lo ha affermato stamani l'assessore regionale alle politiche sociali, in occasione della presentazione del primo rapporto sull'immigrazione in Umbria realizzato dall'Agenzia Umbria Ricerche.
Illustrando i tratti salienti dello studio Stufara ha sottolineato che «la presenza di migranti in Umbria si appresta ad oltrepassare la soglia del 10 per cento della popolazione, soglia mai raggiunta in alcuna regione italiana e che l'Umbria potrebbe superare per prima. Si stima, inoltre - ha aggiunto - una ulteriore crescita nei prossimi anni per raggiungere, nel 2014, il 15 per cento». Per l'assessore si tratta di «un dato quantitativamente rilevante che si è prodotto in un tempo relativamente breve. Segno, questo, di una stabilizzazione delle migrazioni nella nostra regione che da terra di passaggio diviene una meta per stabilirsi e lavorare».
«Lo studio evidenzia anche un elevato grado di integrazione più sul versante sociale che su quello lavorativo - ha detto l'assessore - e una capacità di andare ben oltre la semplice accoglienza. Emerge infatti, un fitto reticolo di relazioni e collaborazioni in azioni che riguardano i singoli contesti locali fra istituzioni, soggetti e territori, che contribuisce a mantenere elevato il livello di protezione sociale. In pratica - ha detto - in Umbria sono stati sperimentati percorsi e attuate politiche che hanno permesso di costruire le condizioni per far crescere l'inclusione e l'inserimento sociale dei nuovi cittadini. La legge regionale umbra sull'immigrazione risale al 1990, agli inizi di questo processo. In vent'anni di applicazione della '18/1990' sono stati realizzati ben 1621 progetti particolarmente radicati e capillari nei territori e nelle comunità locali, con un protagonismo diffuso di associazioni, cooperative, scuole e municipalità».
In proposito grande interesse ha suscitato in molte zone del paese l'esperienza condotta in Umbria di insegnamento della lingua e della cultura civica italiana ai migranti utilizzando il web, le radio e le emittenti televisive locali. «Abbiamo voluto - ha detto Stufara - declinare in forma contemporanea quanto in Italia già accadde negli anni '60, nella fase in cui il servizio pubblico radiotelevisivo svolse un ruolo primario nell'alfabetizzazione del paese attraverso la celebre trasmissione 'Non è mai troppo tardì del maestro Manzi».
«Dal Primo rapporto sull'immigrazione - continua l'assessore - emerge anche che interi comparti economici nella nostra regione si reggono ormai prevalentemente sul lavoro delle maestranze migranti come l'edilizia, così presente in Umbria. Questi lavori, insieme all'agricoltura ed alle attività di cura nelle case dei nostri anziani non potrebbero continuare a svilupparsi se private dell'apporto degli immigrati e delle immigrate. Un lavoro che per i migranti, ancor più che per gli autoctoni, è precario e poco qualificato, con dei riflessi critici anche sul versante della sicurezza».
Tra i punti delicati e sui quali è ormai inevitabile avviare profonde riflessioni, Stufara ha evidenziato «la grande questione delle seconde generazioni, con tutto il carico di difficoltà nella costruzione della propria identità per quei giovani, spesso nati e cresciuti nelle nostre terre, figli di immigrati, e per i quali la legislazione italiana appare arretrata ed inadeguata». Di primaria importanza anche i gravi risvolti che il razzismo e la xenofobia sempre più diffusi stanno provocando. «Le campagne di odio - ha detto - sono di grande pericolosità. Le eccessive e brutali semplificazioni che non tengono conto della complessità delle problematiche legate all'immigrazione forniscono parziali risposte securitarie facendo lievitare la clandestinità e dando vita ad una vera guerra tra poveri. Occorre invece un approccio concreto e pragmatico per evitare ulteriori effetti drammatici della crisi». (ANSA).
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