Prezzo della Crisi del 22-03-2010: 'Riforma sanitaria Usa. L’essere umano non è un’azienda'
di Anna Maria Bruni
Secondo i dati più recenti, la crisi economica esplosa a Wall Street a settembre del 2008 ha prodotto negli Usa 48 milioni di americani costretti a ricorrere alla food stamp, la Tremonti card in versione stelle e strisce, offerta al popolo Usa per supplire al sostentamento alimentare che quei 48 milioni di persone non sono più in grado di procurarsi, avendo perso il lavoro. Oltre a ciò, sono 48 milioni di persone, con famiglie a carico, cui nessuna assicurazione sanitaria presta la copertura. Ma prima di perdere il lavoro e la copertura sanitaria assicurativa, metà di questi 48 milioni, ci dicono gli analisti, ha fatto “bancarotta individuale” per spese mediche improvvise.
Ora, per fare bancarotta individuale significa che ogni persona in età da lavoro, una volta preso il primo stipendio e aperto il conto in banca, si è dovuta sobbarcare tutte le spese relative alla possibilità di avere beni e servizi per comprare una qualità della vita decente per sé, e per uno, due o più figli a carico, quando non anche per il coniuge. Oltre a ciò, quella persona è anche un contribuente, ovvero ha anche sostenuto le imposte statali.
Beni, servizi e imposte che sono cresciute nel tempo in modo esponenziale, mentre stipendi e salari subivano un crollo verticale. Tante uscite, poche entrate, che di fronte all’emergenza sanitaria sono andate in default, mentre la perdita di potere d’acquisto dei redditi trascinava via anche l’ultima sponda a cui aggrapparsi: il posto di lavoro.
Fare bancarotta individuale significa che una persona sostiene le spese per se stesso, per i propri figli, e per lo Stato, senza che il lavoro riequilibri le spese, e senza che lo Stato si sobbarchi i servizi che quella persona è costretta a pagarsi dopo aver pagato le imposte. Quello stesso Stato che sovvenziona le banche.
Bancarotta individuale significa quindi sciacallaggio di Stato. Bancarotta individuale non significa quindi bilancio economico in rotta. E’ il bilancio morale che va in bancarotta. Per questo la sterzata di Obama ha un valore storico. Non solo perché la riforma sanitaria è stata inseguita invano da cinque presidenti nel corso di un secolo, da Roosvelt a Clinton, ma perché nella patria del liberismo economico sono proprio i diritti collettivi a non avere patria. Ma quando a non mangiare sono 48 milioni di persone, il problema diventa collettivo. Scoprire allora che il Paese è una comunità nella quale i diritti sono l’interfaccia dei doveri, e che sono quelli a permettere una rete di protezione minima uguale per tutti, è la vera chance di una possibile nuova epoca aperta da Obama. Non a caso sono i Tea Parties ultraconservatori a reagire in modo scomposto, insieme ai Repubblicani pronti a fargliela pagare alle elezioni di mid term, improvvisamente sostenuti da Wall street, che dopo aver garantito il sostegno ai democratici, si trovano ora a giurargliela di fronte alla presentazione della legge in Senato che riforma regole e trasparenza delle istituzioni finanziarie, proprio in questi giorni. Un’alleanza che potrebbe scoppiargli in mano però, dato che proprio i Tea Parties, la testa d’ariete della crociata ultradestra, sono imbufaliti per i finanziamenti alle banche.
E’ un passo, un primo passo difficile, ottenuto tra l’altro sacrificando la copertura sanitaria per l’interruzione di gravidanza (fatto salvo lo stupro, l’incesto e il pericolo di vita della donna) per avere i voti di buona parte dei democratici moderati, e ancor prima un vero servizio sanitario nazionale, per sostituirlo con sgravi fiscali e assistenza a chi non può permettersi l’assicurazione. Forse ancor più che un primo passo, è proprio il primo picchetto piantato nella roccia per iniziare una rampicata. Le difficoltà sono immense, gli ostacoli tanti, i miglioramenti innumerevoli. Ma di certo è il giorno dell’avvio di una riforma morale, che ha dalla sua un presidente che si è fatto una campagna elettorale chiedendo il sostegno economico agli americani. Non alla Big Farma. Libero, per così dire.
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