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Prezzo della Crisi del 02-07-2010: 'Da Milano a Roma passando per Bologna: abitare al tempo della crisi'
di Daniele Nalbone per controlacrisi.org
Nei giorni caldi di Pomigliano, nelle ore in cui l’Istat registra il tasso di disoccupazione giovanile più alto dal 2004, il 29,2%, ben 4,7 punti percentuali in più del 2009, c’è un’emergenza dilagante a livello nazionale che, della crisi, è diretta discendente. È l’emergenza casa, segno che la crisi economica sta toccando non solo tutto il territorio italiano, ma sta avendo ripercussioni su tutti i fronti. È in questo scenario che domani (ore 10.30 nell’occupazione di Via del Porto Fluviale), a Roma ,dopo il primo convegno che si è tenuto in primavera a Firenze, tornerà a riunirsi la rete “Abitare nella crisi”. Perché, in questo scenario, il terreno della lotta per l’abitare si sta rivelando una possibilità di ricomposizione forte, proprio perché la precarietà abitativa sta diventando un’emergenza per larghe, e differenti, fasce sociali. All’orizzonte, non si profila alcuna politica abitativa nazionale che guardi all’edilizia residenziale pubblica e alla difesa dei redditi salassati da affitti e mutui insostenibili. I "piani casa", compresi quelli regionali, sono stati pensati per offrire una via d’uscita dalla crisi per i costruttori e il mercato immobiliare, alimentando anche forme di egoismo sociale, con politiche tese a condonare/sanare il consumo di suolo e l’abusivismo, compreso quello per necessità. Per questo è necessario, oggi più che mai, un coordinamento a livello nazionale, partendo magari proprio dal terreno dell’emergenza abitativa, tra le realtà in lotta.

A Roma, oggi, la lotta per l’abitare è lotta contro la privatizzazione del patrimonio degli enti e vede la mobilitazione permanente degli inquilini direttamente interessati. Una storia che ci dice che la crisi sta producendo nuove fasce a rischio che hanno necessità di un’abitazione con canone adeguato al reddito e quindi non lontane da chi occupa per necessità stabili privati e pubblici. L’unificazione di questi settori non è una somma di problemi ma la condizione nuova in cui si vengono a trovare, diventano tutti “occupanti senza titolo” in attesa di sfratti, sgomberi e vendite a terzi acquirenti.

A Milano, metropoli formata da una vastissima periferia creatasi nei decenni a causa delle continue espulsioni dei lavoratori dal centro, l'attività dei comitati si scontra, quotidianamente, con la potenza del settore della rendita.

A Bologna la crisi ha visto il declino di quel modello emiliano di sviluppo che sembrava garantire una ricchezza ridistribuita. La fine del welfare, l'aumento della disoccupazione oltre la media nazionale, il precariato.

A queste situazioni locali, vanno aggiunte le questioni riguardanti il disegno urbanistico delle città e gli interessi che si muovono nei processi decisionali. La Milano dell’Expo, come la Roma delle archistar, sono alle prese con una politica in materia dominata dai Grandi Eventi e dalla rendita immobiliare. Per questo collegare, al tempo della crisi, le istanze di chi lotta sui propri territori, dalla casa alla mobilità, dalla salute all’ambiente, sta assumendo un valore epocale e mette in discussione i criteri dello sviluppo dei territori, su chi decide se debbano prevalere i diritti di tanti o gli interessi di pochi.

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