Prezzo della Crisi del 17-09-2010: ' Come abitare al tempo della crisi? La risposta parte da L’Aquila'
di Daniele Nalbione - Abitare al tempo della crisi. È questa la vera impresa per chi: ha un mutuo insostenibile sulla testa; è vittima di un affitto da usura; si è visto raddoppiare il prezzo di quell’affitto o è alle prese con la dismissione del proprio immobile da parte dell’ente affittuario; è studente fuorisede, con tutto ciò che ne consegue; una casa non ce l’ha proprio e, magari, da anni giace nei meandri delle liste d’attesa per un alloggio popolare o, L’Aquila docet, da una casa è passato a una C.A.S.A., in una “new town”o è ancora parcheggiato in un albergo lungo la costa abruzzese. E ancora: è precario; è in cassa integrazione; è pensionato; è in cerca di lavoro; è migrante. Potremmo andare avanti all’infinito: la casistica è piena di storie che rinnovano, giorno dopo giorno, lo scenario di chi, al tempo della crisi, si trova in emergenza costante, nell’abitare, nel reddito, nella propria dignità. Ecco allora che l’incontro nazionale della rete Abitare nella Crisi che si terrà sabato 18 e domenica 19 settembre a L’Aquila, nella capitale dell’emergenza, nella città modello della shock economy all’italiana, assume una grande valenza verso il tanto atteso “autunno caldo”. Nella due-giorni abruzzese realtà in lotta per il diritto all’abitare da tutta Italia, da Milano a Palermo, da Brescia a Cosenza, passando per Firenze, Roma, Napoli e, ovviamente, L’Aquila, si incontreranno per continuare quel discorso iniziato a marzo a Firenze e consolidato a luglio a Roma che porterà, inevitabilmente, a una grande mobilitazione autunnale. Una mobilitazione che ha il sapore del definitivo “salto di qualità” per il movimento di lotta per la casa. Perché nella città esperimento della “new town” si discuterà di “nuove periferie”. Perché diritto all’abitare significa una lotta per evitare quel fenomeno, noto come gentrification, che significa espulsione dei ceti popolari dai centri storici e dalla città consolidata. Perché all’interno del diritto all’abitare troviamo, e troveremo sempre di più, una società meticcia, inesorabilmente precaria, vittima della crisi. Così, se non vogliamo ritrovarci quartieri e territori ridotti a merce di scambio, come stiamo assistendo nel caso del Piano di Governo del Territorio di Milano o nei Piani di Gestione di Firenze, Padova, Genova, è necessario generalizzare la lotta per il diritto all’abitare. In fondo, in tutta Italia, nell’assordante silenzio mediatico, nuove iniziative e nuove forme di lotta continuano a prendere corpo contro sfratti, cartolarizzazioni, caro affitti, insolvenze. E allora, come si legge nell’appello della rete per la due-giorni aquilana, «è arrivato il momento di rompere con le logiche di mercato e sottrarre le nostre vite al loro destino di precarietà e incertezza, ricostruendo forme di solidarietà e socialità». Per far questo, quale luogo migliore per partire, o ripartire, se non L’Aquila, dove la determinazione degli abruzzesi ha dimostrato come le comunità locali possano mettere in discussione la sovranità e lo strapotere dei privati e della rendita?
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