Prezzo della Crisi del 30-09-2010: 'E la chiamano libertà… '
di Daniele Nalbone
Irricevibile. Incostituzionale. Confessionale. E, ovviamente, di matrice pidiellina. Parliamo della “legge Tarzia”, un’iniziativa che punta, ufficialmente, a riformare i consultori nella Regione Lazio ma che in realtà ha il (cattolico) obiettivo di abrogare, nell’ultimo articolo, la legge 15 del 1976 che ha istituito i consultori. Perché allora al centro di quella legge era la donna. Oggi no. Nel Lazio di Renata Polverini al centro c’è solo ed esclusivamente la famiglia fondata sul matrimonio. A ciò, dobbiamo aggiungere il fatto che in questa pericolosa e liberticida iniziativa, accanto alla riforma dei consultori, viene istituito un comitato bioetico e stanziato un finanziamento (in tempo di crisi!) per quelle associazioni schierate a tutela della famiglia confessionalmente intesa. Associazioni che, così, irromperanno nei consultori in ausilio agli operatori.
Se la Regione chiama, il Comune risponde. Per una legge “affossa libertà” come la Tarzia proveniente da “Casa Polverini” ecco arrivare una decisione, proveniente da “Casa Alemanno”, volta a porre fine all’esperienza della Città dell’Altra Economia. Due piani separati, certo, ma che spiegano in che direzione il monocolore politico alla guida di Regione e Comune sta chiudendo, definitivamente, un territorio storicamente “aperto”.
Dopo tre anni di assemblee, incontri, mercati, eventi, concerti, dibattiti, laboratori, dal Comune di Roma fanno sapere che è venuta l’ora di porre fine all’esperienza della Città dell’Altra Economia. Così, quello che dal 2007 è un laboratorio di economia alternativa e solidale viene declassato dall’amministrazione capitolina a semplice incubatore di progetti e imprese. Oltre cinquecento eventi e tanti spazi di partecipazione a disposizione della collettività possono, stando ai voleri della Giunta, essere sostituiti da una serie di imprese “green economy”. L’importante è che quegli spazi comuni, in cui poter svolgere assemblee, incontri, riunioni, dibattiti non siano più liberi e co-gestiti dal Comune.
E insieme a questi due attacchi individuali, uno da parte di Renata, l’altro di Gianni, ecco arrivare l’attacco comune: il Teatro del Lido, esperienza di cultura indipendente ad autogestita che da un anno è stato occupato da un comitato di cittadini è sotto sgombero. Qui la partita è tanto comunale quanto regionale. Da una parte, totale chiusura a qualsiasi dialogo; dall’altra, totale chiusura sui finanziamenti. Così i 5 ex lavoratori del Teatro del Lido hanno dato vita, insieme al comitato di gestione e alla cittadinanza, a un presidio permanente all’interno della struttura. Non solo. Ieri due di loro, Filippo e Claudio, hanno si sono arrampicati sul tetto del XIII Municipio per protestare contro la volontà del Partito delle “Libertà” di porre fine, con l’uso del manganello, alla bellissima e partecipata realtà del Teatro del Lido.
Eccolo il Lazio e la Roma “delle libertà”. Dove, per abortire, dovrai andare in missione oltre confine, lontano dalla "Terra dei Papi". Dove, per incontrarti, non avrai altro spazio al di fuori del centro commerciale. Dove per respirare cultura dovrai attendere il prossimo concerto di Califano organizzato dal Comune nel giorno della festa delle donna.
Irricevibile. Incostituzionale. Confessionale. E, ovviamente, di matrice pidiellina. Parliamo della “legge Tarzia”, un’iniziativa che punta, ufficialmente, a riformare i consultori nella Regione Lazio ma che in realtà ha il (cattolico) obiettivo di abrogare, nell’ultimo articolo, la legge 15 del 1976 che ha istituito i consultori. Perché allora al centro di quella legge era la donna. Oggi no. Nel Lazio di Renata Polverini al centro c’è solo ed esclusivamente la famiglia fondata sul matrimonio. A ciò, dobbiamo aggiungere il fatto che in questa pericolosa e liberticida iniziativa, accanto alla riforma dei consultori, viene istituito un comitato bioetico e stanziato un finanziamento (in tempo di crisi!) per quelle associazioni schierate a tutela della famiglia confessionalmente intesa. Associazioni che, così, irromperanno nei consultori in ausilio agli operatori.
Se la Regione chiama, il Comune risponde. Per una legge “affossa libertà” come la Tarzia proveniente da “Casa Polverini” ecco arrivare una decisione, proveniente da “Casa Alemanno”, volta a porre fine all’esperienza della Città dell’Altra Economia. Due piani separati, certo, ma che spiegano in che direzione il monocolore politico alla guida di Regione e Comune sta chiudendo, definitivamente, un territorio storicamente “aperto”.
Dopo tre anni di assemblee, incontri, mercati, eventi, concerti, dibattiti, laboratori, dal Comune di Roma fanno sapere che è venuta l’ora di porre fine all’esperienza della Città dell’Altra Economia. Così, quello che dal 2007 è un laboratorio di economia alternativa e solidale viene declassato dall’amministrazione capitolina a semplice incubatore di progetti e imprese. Oltre cinquecento eventi e tanti spazi di partecipazione a disposizione della collettività possono, stando ai voleri della Giunta, essere sostituiti da una serie di imprese “green economy”. L’importante è che quegli spazi comuni, in cui poter svolgere assemblee, incontri, riunioni, dibattiti non siano più liberi e co-gestiti dal Comune.
E insieme a questi due attacchi individuali, uno da parte di Renata, l’altro di Gianni, ecco arrivare l’attacco comune: il Teatro del Lido, esperienza di cultura indipendente ad autogestita che da un anno è stato occupato da un comitato di cittadini è sotto sgombero. Qui la partita è tanto comunale quanto regionale. Da una parte, totale chiusura a qualsiasi dialogo; dall’altra, totale chiusura sui finanziamenti. Così i 5 ex lavoratori del Teatro del Lido hanno dato vita, insieme al comitato di gestione e alla cittadinanza, a un presidio permanente all’interno della struttura. Non solo. Ieri due di loro, Filippo e Claudio, hanno si sono arrampicati sul tetto del XIII Municipio per protestare contro la volontà del Partito delle “Libertà” di porre fine, con l’uso del manganello, alla bellissima e partecipata realtà del Teatro del Lido.
Eccolo il Lazio e la Roma “delle libertà”. Dove, per abortire, dovrai andare in missione oltre confine, lontano dalla "Terra dei Papi". Dove, per incontrarti, non avrai altro spazio al di fuori del centro commerciale. Dove per respirare cultura dovrai attendere il prossimo concerto di Califano organizzato dal Comune nel giorno della festa delle donna.
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