Prezzo della Crisi del 01-04-2011: 'Roma, ancora una tendopoli simbolo di resistenza'
di Ylenia Sina
Da giovedì (ieri) fino a venerdì della prossima settimana (giorno in cui è stata posticipata la discussione sull’emergenza abitativa romana) i movimenti per il diritto all’abitare presidieranno giorno e notte con una “tendopoli permanente” l’assessorato alla casa del Comune di Roma. Una tendopoli per ricordare alla città e a chi la governa che le misure per fronteggiare l’emergenza abitativa della Capitale, con migliaia di famiglie senza una casa e con centinaia di sfratti alle porte, non può attendere oltre. Non può attendere oltre una moratoria degli sfratti per morosità acuita dalla crisi e dall’aumento incontrollato del mercato immobiliare. Non può attendere oltre l’apertura di un tavolo inter-istituzionale con Governo e Regione da cui non si può prescindere per affrontare la situazione emergenziale romana. Tavolo richiesto dall’amministrazione comunale con una lettera che i movimenti hanno definito “tiepida” inviata il 25 marzo. Del resto solo un paio di mesi fa il sindaco Alemanno, dopo la tragica morte dei quattro fratellini rom, non aveva esitato a sollecitare l’intervento finanziario del governo per affrontare l’emergenza rom. Anche qui una tendopoli (quale proposta per risolvere il problema dei campi abusivi) a simboleggiare una città incapace di accoglienza e di integrazione. La stessa soluzione, a simboleggiare la medesima cosa, assunta dal nostro governo per i migranti sbarcati a Lampedusa negli ultimi giorni. Come queste, la tendopoli
che rimarrà sotto all’assessorato alla casa fino a venerdì è il simbolo di chi senza casa è costretto a occupare per garantirsi un diritto. Un simbolo che i movimenti romani hanno trasformato in emblema di lotta come è avvenuto l’11 marzo durante lo sciopero generale dei sindacati di base quando una decina di tende sono state lanciate contro i blindati a difesa del Senato. Un simbolo di lotta che richiama la resistenza del popolo egiziano accampato in piazza Tahrir.
Da giovedì (ieri) fino a venerdì della prossima settimana (giorno in cui è stata posticipata la discussione sull’emergenza abitativa romana) i movimenti per il diritto all’abitare presidieranno giorno e notte con una “tendopoli permanente” l’assessorato alla casa del Comune di Roma. Una tendopoli per ricordare alla città e a chi la governa che le misure per fronteggiare l’emergenza abitativa della Capitale, con migliaia di famiglie senza una casa e con centinaia di sfratti alle porte, non può attendere oltre. Non può attendere oltre una moratoria degli sfratti per morosità acuita dalla crisi e dall’aumento incontrollato del mercato immobiliare. Non può attendere oltre l’apertura di un tavolo inter-istituzionale con Governo e Regione da cui non si può prescindere per affrontare la situazione emergenziale romana. Tavolo richiesto dall’amministrazione comunale con una lettera che i movimenti hanno definito “tiepida” inviata il 25 marzo. Del resto solo un paio di mesi fa il sindaco Alemanno, dopo la tragica morte dei quattro fratellini rom, non aveva esitato a sollecitare l’intervento finanziario del governo per affrontare l’emergenza rom. Anche qui una tendopoli (quale proposta per risolvere il problema dei campi abusivi) a simboleggiare una città incapace di accoglienza e di integrazione. La stessa soluzione, a simboleggiare la medesima cosa, assunta dal nostro governo per i migranti sbarcati a Lampedusa negli ultimi giorni. Come queste, la tendopoli
che rimarrà sotto all’assessorato alla casa fino a venerdì è il simbolo di chi senza casa è costretto a occupare per garantirsi un diritto. Un simbolo che i movimenti romani hanno trasformato in emblema di lotta come è avvenuto l’11 marzo durante lo sciopero generale dei sindacati di base quando una decina di tende sono state lanciate contro i blindati a difesa del Senato. Un simbolo di lotta che richiama la resistenza del popolo egiziano accampato in piazza Tahrir.
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