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Abruzzo, una proposta di legge per il passaggio da casa a casa

Un livello di vita dignitoso non può prescindere dall’abitare un alloggio dignitoso. È questo il senso di quanto iscritto nel “Patto Internazionale sui Diritti Economici, Culturali e Sociali”, con il quale gli Stati parti - tra i quali l’Italia - «riconoscono il diritto di ogni individuo ad un livello di vita adeguato per se e per la sua famiglia, che includa alimentazione, vestiario, ed alloggio adeguati». Si tratta di un patto adottato dall'Assemblea delle Nazioni Unite nel lontano 1966, entrato in vigore 10 anni dopo e recepito in Italia nel 1977.

Nonostante il valore imprescindibile dato al diritto ad abitare una casa dignitosa, ed a distanza di 35 anni dal recepimento del Patto, non si può certo dire che quello alla casa sia un diritto realmente riconosciuto nel nostro Paese. I dati del ministero dell’Interno raccontano di una sofferenza sociale che è da troppo tempo un’emergenza irrisolta. Nella rilevazione del 2011 si parla di 64.000 nuove sentenze di sfratto, e di queste la stragrande maggioranza sono per morosità; ogni giorno 140 famiglie sono buttate fuori casa dalla forza pubblica. È evidente che il diritto alla casa, nel nostro Paese, è praticamente solo sulla carta.

Tra le regioni italiane che più soffrono l’emergenza abitativa c’è l’Abruzzo, dove, nel solo 2011, sono state emesse 625 nuove sentenze di sfratto e 1672 richieste di esecuzione forzata. Anche in questo caso la morosità risulta essere la principale causa di sfratto. Di fronte a questo dramma sociale, gestito come fosse un problema di ordine pubblico e che la crisi economica e le politiche recessive del governo Monti non fanno che aggravare, il governo regionale di centrodestra rimane praticamente a guardare.

Davanti a questa situazione, il consigliere regionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo ha considerato necessario depositare un progetto di legge «che - afferma Acerbo - permetta la gradualità delle esecuzioni di rilascio, il passaggio da casa a casa e che favorisca l'intervento pubblico in tema di protezione sociale verso le famiglie sotto sfratto per finita locazione o per morosità incolpevole.» Si tratterebbe, fa notare Acerbo citando la sentenza della Corte Costituzionale n° 166 del 2008, di una esclusiva competenza regionale, da attuarsi attraverso l'istituzione di commissioni di graduazione sfratti. Ma di fronte all’inerzia del governo regionale guidato da Gianni Chiodi, che lascia a loro stesse le famiglie con i loro drammi, la proposta di legge mira a introdurre la possibilità per i Comuni di istituire commissioni per il disagio abitativo.

Di fronte al crescente disagio abitativo regionale, l’unica misura che la maggioranza di centrodestra intende adottare (seguita a ruota dal PD), è quella di aumentare i canoni per le case popolari. C’è infatti «una proposta di legge del PDL che porterebbe i canoni a cifre astronomiche ed una del PD che va nella stessa direzione», afferma Acerbo. Nel mentre, gli stessi che intendono aumentari i canoni per le famiglie, promuovono la distribuzione di premi di volumetria per i costruttori.

La sostanza delle cose è che mentre si consuma un diffuso dramma sociale in un generale silenzio di Governo e Regione, si promuove il consumo del territorio attraverso la cementificazione per costruire case che rimarranno invendute e che si aggiungeranno alle centinaia di appartamenti già vuoti. Un’isteria di quella logica di mercato che arricchisce pochi e aggrava le condizioni di chi già soffre una vita sempre più precaria. Intanto, sotto il simbolo del “partito del cemento”, PDL e PD si confondono.

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