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Casa, 125mila famiglie rischiano lo sfratto
La proroga del blocco degli sfratti, contenuta nella legge di stabilità , non risolve “il dramma delle morosità” determinate dalla crisi che potrebbe buttare fuori dalla casa che abitano 125 mila famiglie nei prossimi sei mesi, e almeno altrettante potrebbero perdere l'abitazione nel prossimo triennio. E' la stima della Cgil e del Sunia contenuta nello studio 'Crisi e sfratti, i numeri del disagio abitativo', presentato oggi (20 dicembre). L'indagine incrocia gli effetti della crisi economica con le spese legate all'abitare.

Un “vero e proprio allarme” , come osserva la responsabile Politiche abitative della Cgil, Laura Mariani, secondo la quale: “Il dato degli sfratti, unito all'impossibilità di trovare una soluzione abitativa a costi sostenibili, rappresenta un'emergenza sociale gravissima”.

Nello studio, condotto insieme al sindacato degli inquilini, si sottolinea come nel cosiddetto 'milleproroghe', confluito via emendamento nella legge di stabilità, sia stata prevista la proroga del blocco degli sfratti per le famiglie di anziani, di portatori di handicap e di malati terminali che abbiano in pendenza un provvedimento esecutivo per finita locazione.

“Una misura fondamentale che riguarda 30 mila famiglie”, si legge nello studio ma che “non affronta, tuttavia, le morosità incolpevoli, legate a condizioni economiche particolarmente critiche di chi non riesce più a sostenere le spese per l'abitazione, condizione aggravata negli ultimi anni dalla crisi”.

Secondo rielaborazioni della Cgil e del Sunia, basate sui dati del Ministero degli Interni, infatti, negli ultimi 5 anni sono stati emessi circa 290 mila provvedimenti di sfratto, di cui 240 mila per morosità. Nello stesso periodo le esecuzioni sono state 140 mila, di qui almeno 100 mila per morosità. Una proiezione contenuta nello studio Cgil-Sunia spiega che ai 150 mila provvedimenti emessi, e che potrebbero essere eseguiti nei prossimi mesi, se ne potrebbero aggiungere altri 150 mila.

Valutazione che ha alla base l'analisi del trend negli ultimi anni e che fa stimare alla Cgil e al Sunia un totale di 300.000 sfratti verosimilmente eseguibili nei prossimi 3 anni, 250.000 di questi motivati da morosità. “Senza interventi in direzione di una maggiore disponibilità di abitazioni a prezzi sostenibili e senza forme di sostegno ai redditi delle famiglie, il problema degli sfratti non potrà che acuirsi”, afferma Daniele Barbieri, segretario generale del Sunia, in merito alle proiezioni contenute nello studio.
 
I dati del 2012 evidenziano l'aumento di “morosità incolpevoli”, legate a condizioni economiche particolarmente critiche di chi non riesce più a sostenere le spese per l'abitazione. Il monitoraggio evidenzia infatti che i giovani, con età inferiore a 35 anni, rappresentano il 21% del totale delle famiglie sotto sfratti. Si tratta perlopiù di lavoratori precari o che hanno perso nel corso dell’ultimo biennio il posto di lavoro (erano il 20% nel 2011, il 18% nel 2010, il 4% nel 2009). Le famiglie di migranti rappresentano invece il 26% del totale. In questo caso si tratta di nuclei composti in media da tre o più persone (erano sempre  il 26% nel 201, il 24% nel 2010, il 22% nel 2009).

Infine i nuclei composti da anziani che rappresentano il 38% del totale delle famiglie (erano il 35% nel 2011, il 27% nel 2010, il 25% nel 2009) dei quali due terzi composti da una persona che vive sola. In generale il 62% dei nuclei familiari ha figli e di queste due terzi hanno figli minori; il 35% dei casi riguarda nuclei in cui il percettore ha perso il posto di lavoro (era il 32% nel 2011, il 28% nel  2010, il 20% nel 2009). A

lla luce di questi dati, osserva Mariani, “ permane il problema strutturale del settore abitativo: l'assenza di politiche specifiche, soprattutto per le fasce medio-basse, e la conseguente carenza di un'offerta di abitazioni in affitto a prezzi sostenibili, in grado di garantire mobilità abitativa, in presenza di una scadenza contrattuale non rinnovata. Una situazione aggravata - conclude Mariani - dall'esiguità del patrimonio di edilizia pubblica che dovrebbe rispondere ai nuclei più disagiati”. 
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