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Lo scandalo dell’ex Residence Roma. Da emergenza abitativa ad ecomostro
Il complesso di via di Bravetta dimostra il fallimento della riconversione capitolina. Palazzine, tra i 5 e i 7 piani, di cui è rimasto in piedi solo lo scheletro. Un complesso edilizio costruito tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80. Il progetto prevedeva alloggi privati, un asilo nido, una scuola dell’infanzia e un centro culturale. Nel frattempo si sono attivati diversi comitati di zona che hanno iniziato la raccolta delle firme per chiedere la demolizione delle palazzine DI F. LONGO

Arrivando dal Corviale e percorrendo via di Bravetta te li trovi di fronte. Sono i cinque scheletri dell’ex Residence Roma, uno dei tanti fallimenti della riconversione capitolina. Sono lì da anni a dominare la Valle dei Casali e rappresentano l’ennesimo simbolo del degrado edilizio romano. Cinque palazzine, tra i 5 e i 7 piani, di cui è rimasto in piedi solo lo scheletro grigio di migliaia di metri cubi di cemento armato.

L'ANTEFATTO - Un complesso edilizio che ha accompagnato la storia dell’emergenza abitativa di Roma degli ultimi trentanni. Costruito tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, nel 1982 i palazzi del civico 413 di via di Bravetta, di proprietà di Mezzaroma, sono scelti dal Comune come luogo di accoglienza “temporanea” per i romani in attesa di un alloggio popolare.

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