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Palermo, la protesta ad oltranza dei genitori dei disabili contro la chiusura dei servizi
In oltre cinquanta con acqua e cappellini hanno sfidato il caldo afoso di oggi per fare sentire in maniera dignitosa ancora una volta la loro voce. Sono i familiari e gli operatori della rete dei centri socio-educativi diurni per disabili gravi che tornano a protestare ad oltranza davanti al palazzo delle Aquile. La rete si appella al sindaco affinché si faccia portavoce della loro istanza dando risposte concrete. Dallo scorso ottobre le 8 associazioni che ne fanno parte si auto-gestiscono perché non hanno ricevuto più alcun finanziamento. Le associazioni, insieme ai loro disabili, tutti gravi e di età avanzata, manifesteranno per almeno tre giorni a gruppi di tre a causa delle alte temperature fino a quando non si troverà una soluzione.Della Rete fanno parte l’associazione Futuro Semplice onlus, la coop Edificando onlus, la coop. La Fraternità onlus, l’associazione Apriti Cuore, l’associazione Afadi, la coop. La Provvidenza, l’associazione A. R. C. onlus e il Club Garden onlus.

"Protesteremo ad oltranza"
“Stiamo protestando con tutti i nostri ragazzi e adulti disabili – dice Fiorella Acanfora della Rete dei servizi socio-educativi -. Oggi siamo cinquanta, non tutti, considerato le alte temperature, ma in questi giorni ci alterneremo in gruppi fino a quando non avremo una risposta concreta. Per tre giorni garantiremo, infatti, una presenza costante insieme ai nostri disabili che hanno tutti una disabilità intellettiva molto grave. Vogliamo un intervento diretto del sindaco affinché questa situazione si sblocchi. Siamo molto stanchi perché da dieci mesi ci sono state date le risposte più disparate e tutto è rimasto fermo. Gradiremmo che il sindaco, come garante della salute pubblica dei cittadini, si faccia carico interamente di questi nostri disabili. Quello nostro non è un problema familiare che ricade solo su di noi ma è un problema sociale che ricade su tutta la collettività”. “Per garantire i servizi all’interno di questi centri non possiamo dipendere da dei progetti che hanno un inizio e una fine – incalza ancora -. Quello che chiediamo è studiare una strada per garantire una volta e per tutte piena continuità al funzionamento di questi centri per accompagnare tutta la vita di chi ha una disabilità psico-fisica molto grave. Le strade per trovare una soluzione vanno trovate al più presto e bisogna inserire assolutamente in un capitolo di bilancio che preveda il finanziamento dei centri. Noi siamo in presidio davanti al Palazzo ma siamo disposti a portare i nostri figli dentro la casa comunale per fare capire che i nostri figli sono figli di tutta la collettività. Tutta la cittadinanza deve essere informata della nostra sofferenza di genitori di disabili ormai adulti che combattiamo ogni giorno con convulsioni ed altri disagi di vario tipo legati a persone adulte dai 20 ai 65 anni, che hanno un quoziente intellettivo pari ad un bambino di due anni. In alcuni casi alcuni hanno solo un genitore è perfino molto anziano”.

"Troppa precarietà, non ce la facciamo a reggere"
“Io sono una madre di una ragazza con disabilità intellettiva molto grave e portatrice pure di una malattia rara - sottolinea ancora Acanfora -. Il disagio che in questo momento sto vivendo è sopratutto la precarietà che sta vivendo mia figlia perchè non sa cosa farà oggi, se andrà al centro oggi o domani, non sa se potremo riaprire perché tutto è incerto. Da ottobre scorso tutte le spese di gestione sono state a totale carico dei familiari ridotti allo stremo. Tutto questo crea in lei e in tutti gli altri, una sorta di aggravamento della patologia di base a livello psicofisico con il conseguente logoramento psicologico e non solo di noi familiari”.Sull’argomento si è espresso anche il presidente del Coordinamento H Salvatore Crispi che ha scritto una lettera indirizzata al sindaco e all’assessore regionale alle attività sociali perché sblocchino la situazione. “Il sindaco deve prendere nel merito una posizione decisa a rispondere a questo problema – afferma Salvatore Crispi -. Sarebbe un grave errore interrompere questi servizi, sia pure per ragioni amministrative e burocratiche. Per questo è fondamentale riuscire a trovare i meccanismi istituzionali possibili per dare continuità a queste azioni-progetto che devono diventare servizi veri e propri della collettività. La chiusura dei centri rappresenterebbe un grave passo indietro rispetto alla socializzazione ed ad una più qualificata assistenza che non sempre riesce a garantire la famiglia di appartenenza”
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