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Cedolare secca. De Cesaris: "Occorre abolirla: ha abbassato le tasse favorendo solo i proprietari più ricchi"
È trascorso più di un anno da quando in Italia è entrata in vigore la cedolare secca sugli affitti (art. 3 del dlsg 23/2011), l’imposta “facoltativa” che sostituisce le altre addizionali che disciplinano la locazione.
Ovvero: il proprietario che accetta di aderire alla cedolare secca rinuncia all’adeguamento ISTAT del canone di locazione, paga l’aliquota del 21% su 100% del canone e non deve più pagare né il bollo, né le addizionali comunali e regionali all’Irpef, né l’imposta di registro.

Non sono di poco conto tuttavia le sanzioni previste da questa norma per i proprietari che dimenticano, con intenzione o meno, la registrazione del contratto entro i 30 giorni dalla stipula. Una delle sanzioni più gravi è l’obbligo di un canone annuale corrispondente al triplo della rendita immobiliare per una durata di 4+4.

Veniamo all’inquilino. Se entro 30 giorni non riceve dal proprietario il contratto da firmare può registrarlo in modo autonomo proprio attraverso l’introduzione di quest’articolo 3 del dlsg 23/2011 e recandosi all’agenzia delle entrate.
Quanto risparmia un inquilino in questo modo? Oltre a registrare un contratto di affitto 4+4, uno che non ha contratto e si trova a dover pagare un affitto pari a 1000 euro al mese per un immobile la cui rendita catastale è pari a 300 euro, può pagare 75 euro al mese (75 euro che escono fuori da 300 euro della rendita catastale moltiplicati per 3 diviso dodici mensilità). Questo significa che tutto il resto è risparmio per lo stesso e parliamo di una somma non indifferente.

Qual è invece la reazione dei proprietari all’emersione dei contratti in nero? Alla luce del risparmio degli inquilini corrisponde una mancanza di volontà da parte del proprietario di rinunciare alla somma precedentemente incassata. Nella maggior parte dei casi, va specificato, il proprietario non è mai d’accordo a far pagare così poco. Proprio per questo è consigliabile per lo stesso inquilino che decide di andare a registrare il contratto alle agenzie delle entrate, poter dimostrare con documentazione scritta che si è in affitto e che il proprietario non vuole registrare il contratto (ricevute di pagamento, bollette pagate, bonifici…).
Nel caso contrario può essere citato in giudizio dal proprietario stesso o incorrere in proprietari fastidiosi e invadenti che mettono l’affittuario in condizioni di lasciare l’appartamento.

Ad oggi, con particolare concentrazione a Roma, Livorno, Firenze, Sicilia, Sardegna e Puglia sono stati registrati un migliaio di contratti e per lo più si tratta di famiglie, studenti e single. Va comunque sottolineato che poche sono le cause giudiziali, ma anche in questo caso gli avvocati stessi intraprendono sempre la strada della mediazione e nella maggior parte dei casi sono gli inquilini a vincere.
Le agenzie delle entrate, come anche la Guardia di Finanza, non hanno pubblicizzato la cedolare secca, ma soprattutto le prime – secondo quanto riportato dall’Unione Inquilini – lavorano in modo incomprensibile: ogni agenzia utilizza un proprio criterio e mettono tasse differenti le une dalle altre.

Restano peraltro degli interrogativi da porsi: “Perché le agenzie delle entrate non forniscono dati sull’applicazione della cedolare secca? E soprattutto – aggiunge l’Unione Inquilini – le entrate di quest’anno che, dalla regolarizzazione dei contratti, potrebbero aggirarsi intorno ai 650.000.000 di euro entrati “nelle tasche” delle stesse agenzie, perché non sono state impiegate per le politiche abitative?”
A parte infatti la certezza che da aprile ad oggi dunque hanno registrato infatti diverse migliaia di contratti registrati le agenzie non hanno reso noti i dati sull’applicazione della cedolare secca.

È importante sottolineare dunque un altro aspetto: nonostante l’introduzione della cedolare avesse previsto un calo da parte dei proprietari negli affitti, tutto questo non è avvenuto.
Anzi, in qualche modo sono stati favoriti proprio i proprietari più ricchi, secondo i benefici economici riportati in principio di quest’articolo.

Sulla cedolare secca interviene Walter De Cesaris, Segretario Nazionale dell’Unione Inquilini: “La cedolare secca ha abbassato le tasse degli affitti a tutti i proprietari sia a quelli che praticano libero mercato che a quelli che richiedono un affitto più moderato”. Questo, sembra evidente, ha favorito soprattutto i proprietari più ricchi che mantengono affitti alti, ma pagano meno tasse? “Certo – afferma De Cesaris –Però va precisato che i vantaggi fiscali non andrebbero dati a pioggia, piuttosto andrebbero concessi solo nel caso dell’abbassamento dei canoni”.

Quindi, sembrerebbe, che la cedolare secca non sia poi stata un’introduzione che abbia favorito gli inquilini in modo esclusivo. Sarebbe necessaria la sua abolizione?“Sì – ammette ancora De Cesaris - Sarebbe necessario che venissero istituiti degli sgravi fiscali efficaci per favorire un abbassamento degli affitti. Sono misure – conclude il Segretario - che si devono e si possono prendere per affrontare la sofferenza abitativa in questo paese che ormai – conclude – riguarda non solo le grandi metropoli, ma anche le piccole città”.
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