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Intervista a Walter De Cesaris. “Il 10 ottobre dentro percorso costruzione dello sciopero del 14 novembre”

Intervista a Walter De Cesaris sulla Terza Giornata Nazionale Sfratti Zero e sul legame tra sfratti e vendita all’asta delle case popolari.

Ci stiamo avvicinando alla Terza Giornata Nazionale Sfratti Zero che avverrà il 10 ottobre. Facciamo un passo indietro: gli sfratti sono in continuo aumento. Solo negli ultimi tre anni hanno raggiunto il numero di 220.000, e il 90% di quelli emessi sono per morosità. Una sua dichiarazione in merito.

La questione degli sfratti in Italia è un tema che va affrontato con un salto culturale. Non siamo di fronte ad una emergenza. Siamo in presenza di una questione strutturale, di un problema che riguarda l’intero Paese e non solo fasce di emarginazione o principalmente le grandi aree urbane. La composizione interna degli sfratti è cambiata radicalmente: negli ultimi 10 anni, gli sfratti per finita locazione sono diminuiti di oltre il 40% mentre quelli per morosità sono cresciuti del 200%.

E’ dunque “la morosità” la crescita considerevole per la questione sfratti?

Sì, nella crescita totale del numero degli sfratti (da circa 40 mila l’anno a quasi 80 mila l’anno), il dato politico è l’onda anomala costituita dall’esplosione della morosità.

A livello territoriale oggi è un dramma che coinvolge l’intero paese?

Parlare di sfratti in Italia, senza affrontare questo problema (come fa il governo, con la sospensione degli sfratti solo per finita locazione), vuol dire in realtà non aggredirne la causa soverchiante (oggi, ogni 10 sfratti emessi, 9 sono per morosità). Se andiamo a vedere la situazione concreta delle varie città, infine, scopriamo che, in relazione alla popolazione residente, la questione degli sfratti riguarda tutto il territorio nazionale, in maniera drammatica. Nel 2013, la città con più sfratti, in relazione alla popolazione residente, è stata una ridente cittadina della riviera adriatica come Rimini, seguita da numerosi centri del centro nord, dove più forte è il peso della crisi e pesanti i fenomeni di desertificazione industriale. Il nostro slogan: “chi perde il lavoro, perde la casa” è drammaticamente vero.

E nelle aree urbane?

Ciò non significa che nelle grandi aree urbane vada meglio di prima. Per rendere chiara la fotografia è come se il fenomeno degli sfratti sia tracimato dalle grandi aree urbane e abbia investito con la stessa furia l’intero tessuto del Paese. La crisi e l’assenza di una politica sociale della casa in Italia, almeno negli ultimi, 20 – 25 anni, dalla fine di ogni finanziamento dell’edilizia residenziale pubblica e dall’approvazione dei cosiddetti patti in deroga che hanno avviato la liberalizzazione dei canoni, agli inizi degli anni 90, ne sono le cause strutturali a monte. Il nostro martellare continuo (e non ultimo, anche l’avvio delle giornate Sfratti Zero e le mobilitazioni dei movimenti) ha comunque cominciato a incrinare il muro di inerzia e omertà. Dalla negazione del problema, si è passati almeno ad ammetterlo.

E’ recente l’approvazione della legge sulla morosità incolpevole che prevede la graduazione degli sfratti delle famiglie con sfratto per morosità incolpevole.

Sì,è stata recentemente approvata una legge che per la prima volta introduce nelle norme legislative il concetto di “morosità incolpevole” e prevede, accanto a un fondo nazionale del tutto inadeguato, il fatto che i comuni predispongano elenchi degli inquilini “morosi incolpevoli” e che tali elenchi vengano consegnati ai prefetti per le conseguenti misure di sospensione e/o graduazione delle esecuzioni, anche in relazione alle “misure dei accompagnamento sociale” che Regioni e comuni debbono predisporre.

Si tratta di un’opportunità?

Un meccanismo un po’ macchinoso, ma che, comunque fornisce l’opportunità di uno sviluppo del movimento di lotta contro gli sfratti e per l’affermazione della nostra richiesta fondamentale: rendere lo sfratto possibile solo con il passaggio da casa a casa. Su questa base, alcune regioni (per esempio la Toscana ma non solo) e alcune amministrazioni comunali si stanno muovendo. Questo è un terreno, nella gran parte del Paese ancora inesplorato, su cui dobbiamo investire politicamente. I picchetti antisfratto, le proteste e le mobilitazioni possono avere uno sbocco politico e possiamo offrire a questo sbocco politico un “corpo normativo” che non è un semplice appiglio. Credo che anche noi, dobbiamo fare un salto culturale e politico. La situazione non è ferma: anche noi dobbiamo valorizzare quanto siamo riusciti a conquistare dentro un corpo a corpo contro le politiche neoliberiste del governo. Non è una “diminuzione” della critica a quelle politiche ma uno sviluppo in avanti di quella critica. Per esempio, già pensiamo, a vere e proprie denunce, fino alla contestazione del reato di omissione di atti d’ufficio nei confronti di quelle amministrazioni che non hanno predisposto elenchi, non li hanno trasmessi ai Prefetti, non hanno attivato procedure di accompagnamento sociale e istituito commissioni di graduazione degli sfratti che mettano la possibilità di eseguire i rilasci solo in presenza di un intervento pubblico che permetta una soluzione alternativa adeguata. Oggi, possiamo affermare, non solo politicamente ma anche giuridicamente, che uno sfratto eseguito in spregio a queste normative è illegale.

Veniamo alla Terza Giornata Nazionale Sfratti Zero, che si terrà il 10 ottobre. Quali sono oggi i risultati della partecipazione? Come si svolgerà? Possiamo parlare di una giornata che cresce via via con la consapevolezza dei cittadini di questo dramma?

Siamo al terzo appuntamento di questa giornata di lotta. Questo è già un successo, da un lato inaspettato. L’idea è molto semplice: ognuno fa, nella propria realtà, importanti iniziative. Se un giorno, tutti assieme mettiamo in rete queste iniziative, si ha un effetto moltiplicatore che da una valenza generale, nazionale a questa lotta. Non si tratta di fare tutti la stessa cosa o di negare le differenze che vi sono tra associazioni, sindacati, movimenti, ecc. La proposta è semplicissima: se siamo tutti d’accordo ad affermare che gli sfratti sono una questione nazionale, che il problema va affrontato non come fatto di ordine pubblico ma con politiche sociali, che gli sfratti, senza passaggio da casa a casa, non si debbono fare, allora, perché non possiamo dirlo tutti assieme, ognuno con le sue pratiche, il suo linguaggio, il proprio stile e la propria modalità di espressione, senza che nessuno ci metta il cappello sopra, con un rapporto orizzontale, mettendo in rete le diverse iniziative?

Come gli altri anni dunque parliamo di una giornata in cui ciascun gruppo indipendentemente dagli altri si organizza e scende in piazza contro gli sfratti. Quante realtà partecipano? Avete il polso della situazione?

La giornata è in costruzione e, come al solito, sarà definita completamente l’ultimo giorno. Anzi, come ci è accaduto nei due anni precedenti, a consuntivo, veniamo a scoprire che si sono tenute più iniziative di quelle che erano programmate. Per adesso, posso dire che a Milano si svolgerà una due giorni molto significativa: il 9 ottobre, presso l’occupazione “Aldo dice 26 x 1”, ci sarà la sessione annuale del Tribunale Internazionale sugli Sfratti (che normalmente si svolge a Ginevra) che si concluderà il 10, giorno in cui si riunisce a Milano il consiglio dei ministri europei della coesione sociale, con la “Marcia degli Abitanti.” A Roma, si sta organizzando, tra le varie iniziative della giornata, un presidio sotto la sede del Parlamento Europeo. Nelle altre città, vi saranno varie iniziative e manifestazioni. Vorrei solo sottolineare quella di Livorno, dove vi è un impegno importante della nuova amministrazione costruita anche con un accordo con l’Unione Inquilini e i comitati per la il diritto alla casa e il fatto che vi saranno diverse iniziative anche nel Sud per testimoniare anche simbolicamente come il tema della sofferenza abitativa sia una delle grandi questioni irrisolte dell’intero Paese. Vorrei dire infine che la Terza Giornata Sfratti Zero, che ha una sua autonomia (nel senso che la sua promozione è indipendente da quello di altre iniziative) si inserisce concretamente in un quadro generale e speriamo dia un contributo alla costruzione dell’opposizione sociale alle politiche del governo Renzi e delle tecnocrazie europee. In particolare, vogliamo mettere questa mobilitazione dentro il percorso di costruzione dello sciopero generale indetto da tutto il sindacalismo di base per il 14 novembre e, più in generale, dentro le mobilitazioni e le manifestazioni di questo autunno.

Rispetto alla collaborazione con Save The Children, considerando importante proteggere i bambini laddove con uno sfratto emesso i minori vengono separati dai genitori, ci sono novità?

Stiamo continuando e intensificando l’interlocuzione e la collaborazione. Il nuovo rapporto sulla condizione dei minori in Italia, che attualmente è in fase di elaborazione, sicuramente fornirà dati ed elaborazioni significative anche sul tema del rapporto tra diritto alla casa e situazione dei minori. Inoltre, stiamo sviluppando nuove relazioni con grandi associazioni della partecipazione civile che affrontano temi cruciali della vita del Paese. Parteciperemo a fine ottobre al convegno nazionale di Libera contro le Mafie sulla questione dell’uso sociale dei patrimoni confiscati alla grande criminalità organizzata. Il tema dell’uso sociale di questo patrimonio può e deve benissimo anche incrociare il tema dell’abitare e del suo possibile riutilizzo a fini di residenza sociale.

Sappiamo quanti moduli sono stati inviati al Tribunale Internazionale degli Sfratti per dichiarare i casi di sfratto?

Il tribunale Internazionale sugli sfratti svolgerà, come sempre, una sessione seria e impegnativa. Si affrontano pochi casi, in genere 4 o 5, perché vanno approfonditi e trattati come una sessione di tribunale vera e propria. La sessione si conclude con atti formali e raccomandazioni ai governi responsabili dei casi che vengono affrontati. Il Tribunale segue l’evolversi della situazione di quei casi specifici, fino alla loro soluzione, cosa che generalmente, avviene concretamente. Naturalmente, la scelta dei casi è emblematica di situazioni più generali che riguardano vari Paesi dell’UE. Per la loro scelta, vengono delle proposte di casi da varie realtà sindacali, associative e di movimenti di vari Paesi, che un giurì internazionale valuta.

Di recente è uscito lo schema di decreto secondo il quale, in soldoni, il governo vuole mettere all’asta le case popolari. Decreto al quale l’Unione Inquilini si è già dichiarato contro. Esiste un legame molto forte tra questo decreto e gli sfratti: mettere all’asta una casa popolare è un atto contro i cittadini in difficoltà. Come si muoverà in merito l’Unione Inquilini? Quali misure?

Non penso ci sia una involontaria ironia. Credo, invece, che si tratti di una scelta precisa. Avviene un rovesciamento: il titolo delle leggi dicono una cosa, il contenuto l’opposto. Tanto quello che conta è la realtà virtuale e la discussione sui giornali e le tv si fa sui titoli e non sui contenuti. Così, il governo vara un decreto (approvato dal Parlamento con la Legge 80/2014) che si chiama “misure contro il disagio abitativo” ma il suo contenuto ha l’effetto opposto, quello di aggravarla. Noi dell’Unione Inquilini, purtroppo in maniera solitaria, abbiamo subito colto il segno di questo provvedimento e abbiamo detto a chiare lettere che il cuore del provvedimento era l’articolo 3. Su questo abbiamo marcato una differenza dagli altri sindacati inquilini, che tendevano a dare un giudizio, come si dice nel parlato all’interno del sindacato, “articolato”. Non che nel provvedimento mancassero altre porcate (come l’art.5 che dispone la possibilità di togliere residenza e utenze a chi occupa un immobile). Abbiamo, però, subito detto, che limitarsi a questo non coglieva il senso vero del decreto. Il cuore, come dicevo, era l’articolo 3, ovvero la delega al governo di dettare norme per l’accelerazione della dismissione del patrimonio abitativo pubblico. Oggi arriva, lo schema di decreto che il governo ha predisposto per dare attuazione a quella previsione e i giochi si scoprono (anche se noto una singolare disattenzione dell’informazione e non riusciamo a far cogliere l’entità della questione). C’è un disegno che abbiamo definito “folle”: vendere all’asta le case popolari, sulla base del prezzo di mercato, con l’unica tutela, scritta nero su bianco, del diritto di prelazione sulla base del prezzo di aggiudicazione. Una cosa devastante socialmente, se realmente applicata.

Parliamo delle conseguenze della vendita delle case popolari…

Se tu vendi all’asta le case popolari, allora la conseguenza inevitabile è che la prospettiva per l’assegnatario che non la vince, non partecipa, non esercita (o meglio non può esercitare) il diritto di prelazione è lo sfratto. D’altra parte, i comuni, che non hanno case popolari neanche per chi sta in graduatoria e attende da anni, quale ulteriore garanzia possono dare all’assegnatario? Siamo al crimine sociale. Il governo si comporta come il ladro che scassina la cassette delle offerte in chiesa: un atto spregevole perché ai danni dei più poveri e al tempo stesso miserabile, perché si tratta di piccoli spiccioli nel mare del debito pubblico. Con l’aggravante che chi ruba la cassetta delle offerte in chiesa in genere è un “povero cristo” che deve mangiare lui stesso. Qui siamo invece alla protervia di un governo che vuole lucrare sui più poveri.

Il sindacato intende lanciare una campagna?

Sì, lanciamo una campagna unitaria contro questo atto disumano. Anche qui: se siamo tutti d’accordo (dai sindacati inquilini ai movimenti antagonisti) perché non lo diciamo tutti assieme ? Per noi, il 10 ottobre, la giornata Sfratti Zero, sarà la prima iniziativa di una campagna nazionale che credo durerà a lungo. Chiediamo, infine, a regioni e comuni di ribellarsi. Questo provvedimento non è solo iniquo ma è anche incostituzionale. Il governo non può dettare norme su un patrimonio non suo ma che è delle Regioni e dei comuni che, ricordiamolo, sulla base della Costituzione, hanno competenza esclusiva sull’edilizia residenziale pubblica, spettando allo Stato l’esclusiva garanzia e tutela dei cosiddetti servizi minimi. Pensasse a questo il governo, per esempio determinando nella Legge di Stabilità un finanziamento certo e continuativo per la politica sociale della casa, invece di intromettersi con norme socialmente criminali nelle competenze di altri Organi costituzionali!

Secondo quanto scritto nel decreto gli stabili definiti fatiscenti o per i quali i costi di gestione sono considerati troppo onerosi potranno essere ceduti in blocco. Non sarebbe, questo, un altro passo a favore della speculazione edilizia? E soprattutto, perché sottrarre le case popolari, e non impegnarsi, invece, nella costruzione di nuova edilizia pubblica?

La possibilità di vendere in blocco gli stabili fatiscenti o quelli i cui costi di manutenzione sono giudicati “insostenibili” è il segno che questa misura intende essere un ennesimo favore alla speculazione immobiliare. Pensiamo anche alle aste: evidentemente gli alloggi popolari situati in aree di pregio sarebbero appetibili agli incrementi mentre per quelli in aree degradate l’interesse sarebbe pari a zero. Insomma, lo Stato si mette alla mercé della speculazione immobiliare che decide i prezzi. Ci sono tutte le ragioni per battersi contro questo decreto e il suo folle progetto e vedo la possibilità concreta di costruire una campagna nazionale, articolata territorialmente, che può essere realmente incidente. Il ritiro di questo decreto, però, deve essere solo il primo passo.

Cosa vuole in merito l’Unione Inquilini?

Vogliamo un vero piano di incremento di alloggi popolari per rispondere alla domanda sociale inevasa (almeno 800 mila alloggi), senza consumo di suolo, fondato sul recupero e il riutilizzo del patrimonio immobiliare pubblico in disuso, a partire da quello enorme del demanio civile e militare.

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